Un osservatorio per difendere la Costituzione. Sia l’Anpi a promuoverlo. Lo chiedono numerose associazioni

Un osservatorio per difendere la Costituzione. Sia l’Anpi a promuoverlo. Lo chiedono numerose associazioni

“I convegni non bastano più. Per questo avanziamo una proposta a tutti quanti hanno a cuore il futuro della nostra democrazia, di cui la Costituzione è un presidio fondamentale e la legge elettorale dovrebbe essere degno coronamento: dare vita ad una sede di confronto di tutti i soggetti che vogliono potersi esprimere su scelte che decideranno del futuro dell’Italia e del suo ruolo in Europa. Proponiamo di chiedere all’Anpi nazionale di dare vita ad un osservatorio permanente sulle modifiche costituzionali e sulla legge elettorale nel quale raccogliere tutte le soggettività che vogliono esprimere un loro punto di vista sulle proposte del Governo e sulle decisioni del parlamento”. Così Alfiero Grandi nella relazione tenuta al convegno che aveva per tema: “Riforme istituzionale e legge elettorale: Innovazione o restaurazione?” Proposta approvata da tutte le associazioni che hanno promosso questa importante iniziativa molto partecipata, con tanti interventi: Giuristi democratici, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Articolo 21, Iniziativa 21 giugno, Il Manifesto in rete, Associazione per la democrazia costituzionale, Centro democratico per la Costituzione cui ha dato l’adesione anche il nostro giornale. Aperta da Aldo Tortorella, la relazione di Grandi, quella di Domenico Gallo, i numerosi interventi di giuristi, costituzionalisti, parlamentari, esponenti di forze politiche, da Besostri, l’avvocato protagonista del ricorso alla Corte Costituzionale sulla legge elettorale, il porcellum, a Stefano Fassina e Vannino Chiti esponenti della minoranza Pd, Vincenzo Vita, Paolo Ferrero di Rifondazione, Ferraioli, La Valle, Adami, Azzariti, Villone, l’avvocato Anna Falcone hanno sottolineato la necessità di modificare in modo sostanziale la legge elettorale e quella relativa al Senato. Vengono messi in evidenza, in particolare, veri e propri strafalcioni contenuti nei disegni di legge in discussione oltre al dato di fondo , “il rattrappimento ulteriore del ruolo del Parlamento e della rappresentanza, accentramento delle decisioni nelle mani del governo,per di più togliendo potere alle Regioni”. Gallo ha dato “sostanza storica” a quanto sta avvenendo: E’ partito dalla legge Acerbo che rappresentò la base di partenza dell’attacco al Parlamento, del regime fascista. Certo diversa è la situazione ma occorre avere sempre la massima attenzione, la massima vigilanza quando si tratta di mutamenti della Costituzione. “Quando ci viene annunziato un salto nel futuro- dice- non possiamo guardare al futuro ignorando il passato da cui proveniamo. E non dobbiamo ignorare gli insegnamenti che abbiamo tratto dal passato”. Grandi aveva lamentato una scarsa attenzione dell’opinione pubblica su argomenti decisivi come la modifica della Carta, appunto. Pesa la grave crisi economica, disoccupazione, perdita di redditi, assenza di prospettive per i giovani. Ricorda la grande manifestazione della Cgil. Saranno questi argomenti al centro di molti interventi, in primo luogo si pone il problema della saldatura tra battaglia istituzionale e lotte sociali, il lavoro, la dignità dei lavoratori come grande questione che tutte le riassume: L’Osservatorio, sottolinea Stefano Fassina, può essere un punto di partenza. Lo status quo non tiene, una linea di resistenza deve essere l’inizio di una battaglia generale saldando questione sociale e democrazia. E in questo quadro che vengono posti numerosi, importanti problemi a partire dalla “rifondazione democratica dei partiti”. Senza partiti-è stato detto-non c’è democrazia, si perde il ruolo fondamentale di mediazione fra lo stato e la società. Così occorre salvaguardare il ruolo delle forze intermedie, a partire dai sindacati, la partecipazione dei cittadini, contrastando “l’avventure populista di Renzi”. Segnali in questa direzione vengono dall’accentramento dei poteri presso la presidenza del Consiglio, esautorando i ministeri, colpendone i dirigenti indicato come i responsabili dei mali del nostro paese. Niente si muove, tutto deve passare da Palazzo Chigi, dalla “squadra” renziana. Durissime le critiche nei confronti del “partito della nazione” cui tende Renzi, frutto-è stato detto-di “una cultura non democratica”. Non è solo un partito personale ma una partito dominato dalle oligarchie , è stato sottolineato in alcuni interventi E la Leopolda? Un Jurassik park della Costituzione. Quasi quattro ore di dibattito, proprio quello che non piace a Renzi. Per di più, giuristi, costituzionalisti, docenti universitari che hanno qualcosa da dire. Assicuriamo il premier che si è conclusa senza tartine.

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