Tor Sapienza, notte di guerriglia tra i residenti e rifugiati

Tor Sapienza, notte di guerriglia tra i residenti e rifugiati
Resta esplosiva la situazione a ridosso del Centro d’accoglienza profughi di Tor Sapienza. Anche la notte appena trascorsa è stata segnata dagli incidenti, con decine di persone che si sono contrapposte, ed in alcuni casi hanno letteralmente aggredito le forze dell’ordine che vigilavano per garantire l’ordine pubblico. In settanta, ottanta, armati di bastoni e travisati, hanno preso d’assalto il centro e, naturalmente, i presidi degli operatori della sicurezza. Dati alle fiamme alcuni cassonetti, e i Vigili del Fuoco che tentavano di spegnere gli incendi sono stati fermati dal lancio di pietre. La richiesta di soccorsi, fatta dagli uomini della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, è stata di fatto impedita dai blocchi predisposti dai manifestanti. Le squadre del reparto mobile della Polizia di Stato, sono riuscite a fatica a raggiungere le adiacenze del centro di prima accoglienza, per evitare il contatto tra i contestatori e i profughi. Finita, quella che si è rivelata una vera e propria emergenza cittadina, a farne le spese sono stati 14 operatori delle forze di polizia rimasti feriti ed un cineoperatore che lavorava per conto della Rai. All’indomani di questa notte a metà strada tra razzismo ed esasperazione, da registrare la reazione drammatica degli operatori della Cooperativa Sociale, chiamata a gestire la struttura d’accoglienza: “Stiamo vivendo una situazione drammatica: due notti di aggressioni e da questa mattina continuiamo a ricevere avvertimenti da persone che minacciano di entrare nel centro questa notte. Ieri sera abbiamo rotto letti e porte interne per barricarci – raccontano – ma non abbiamo più nulla da usare. La facciata di ingresso è ormai distrutta, sono state rotte anche numerose finestre. Abbiamo paura per noi e per i nostri ospiti”. Circa 60 persone tra minori e richiedenti asilo, che sono tutti “registrati – riferiscono – Abbiamo nomi e cognomi, sono tutti ipercontrollati. Qualcuno dei minorenni è scappato per la paura dopo le ultime notti e ora sono ancora più a rischio. Ieri uno degli ospiti che era uscito dal centro nel pomeriggio è stato picchiato ed è rientrato barcollando e pieno di sangue”. Le aggressioni, raccontano, avvengono sempre nello stesso modo: “Aspettano che le forze dell’ordine si allontanino o si distraggano e cominciano gli assalti che sono ormai crescenti. Da questa mattina persone passano accanto al nostro ingresso e ci urlano contro minacciandoci una nuova aggressione e di bruciare tutto”. Da registrare anche la presa di posizione del Siulp, il Sindacato dei lavoratori delle forze di polizia, con il segretario generale Saturno carbone: “Il Siulp di Roma chiede di porre l’accento e di riflettere su quanto sia diventato difficile e pericoloso per i colleghi in servizio a Roma gestire queste situazioni di follia, di rabbia e protesta crescenti in modo esponenziale, su quanto senso di responsabilità sia stato usato nel mediare le opposte fazioni al fine di riportare la calma tra i cittadini; ma soprattutto sul prezzo pagato con le ferite e le contusioni riportate da oltre una decina di operatori. Un forte senso di urgenza deve essere recepito dalla nostra amministrazione, la sicurezza a Roma tiene fino a che tengono gli eroi, i nostri colleghi. Il Siulp di Roma lancia un allarme il limite è prossimo, è imposto dall’aumento di crisi sociali contingenti, è arginabile solo da una collaborazione fattiva coi sindacati di polizia, che vivono la realtà lavorativa sul territorio e hanno il polso dei suggerimenti di quegli eroi, spesso dimenticati”.

Denuncia della Caritas: “Nelle periferie di Roma è scoppiata la guerra tra poveri”

I recenti e drammatici episodi di Tor Sapienza, preoccupano la Caritas di Roma, che interviene sulle principali emergenze, e sono decine, che vedono coinvolte quasi tutte le periferie di Roma.
“Il 30 ottobre 2007 – scrive in una nota la caritas-veniva barbaramente assassinata Giovanna Reggiani. A distanza di sette anni, dopo gli avvenimenti avvenuti la scorsa notte a Tor Sapienza con l’assalto a un Centro di accoglienza per immigrati titolari di protezione internazionale e alle forze dell’ordine che lo presidiavano, nulla sembra cambiato nella città di Roma. La stessa paura, l’incapacità delle istituzioni e della classe politica di proporre soluzioni serie e di prospettiva, la spregiudicatezza di politici che cavalcano il malcontento delle periferie attirando i gruppi più estremi e facinorosi e spingendo la popolazione a una ‘guerra fra poveri’, la mancanza di riferimenti culturali in una città che appare rassegnata, il clima politico di estrema precarietà”. La Caritas di Roma, continua la nota, “non può tacere la grave situazione e in primo luogo invita gli uomini delle istituzioni, i politici, gli operatori della comunicazione e tutti coloro che hanno responsabilità, a non alimentare tale clima di paura e impotenza. È vergognoso che, mentre da settimane nelle nostre periferie cresce la protesta – purtroppo accompagnata da episodi di violenza – l’intera classe politica capitolina non trovi di meglio da fare che discutere per giorni di otto multe non pagate. La situazione di Tor Sapienza – così come Corcolle, Torre Maura, Romanina, Ponte Mammolo e altre zone – rappresenta sì il risultato di anni di abbandono, ma allo stesso tempo l’effetto di attuali politiche sbagliate verso i rom e i rifugiati, senza sforzi per l’integrazione e improntate soprattutto sull’emergenza, frutto di istituzioni che non collaborano e non dialogano (Prefettura – Comune – Municipi), di cooperative senza scrupoli che poco hanno a cuore la sorte delle persone che gli sono affidate, di territori abbandonati dalle Istituzioni. Situazioni di cui sono parimenti vittime italiani e immigrati: è difficile per chiunque impegnarsi in progetti di integrazione in contesti dove le persone si sentono sole, non vedono rispettati i propri diritti, in cui episodi di micro criminalità veri o presunti rischiano di degenerare in rappresaglie e spedizioni.
La comunità cristiana oggi ancora di più deve rendersi visibile e partecipe con la preghiera e iniziative di solidarietà e integrazione. Le parrocchie e i sacerdoti, che in quei territori rappresentano spesso gli unici punti di riferimento, svolgono un lavoro enorme di vicinanza e di supporto alla popolazione. A tutti il compito di far sì che il disagio di tanti si trasformi in maggiori diritti e che la protesta non sia contro l’altro ma a favore della giustizia”.
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