Rivolta nelle periferie romane, la denuncia del Segretario Generale Consap Giorgio Innocenzi

Rivolta nelle periferie romane, la denuncia del Segretario Generale Consap Giorgio Innocenzi

Domani la Consap a Bruxelles per chiedere un’accelerazione sul processo di unificazione delle Forze di Polizia

“Non possiamo essere il bersaglio di un disagio sociale al quale la politica fatica a dare risposte”, si esprime cosi Giorgio Innocenzi Segreteria Generale Nazionale della Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia, in merito alle tensioni nelle piazze e nei quartieri che stanno attraversando il paese ed in questa intervista esclusiva ci accompagna in un viaggio nei pensieri che stanno dietro alle divise.

Segretario come vivono i poliziotti questa situazione incandescente?

Molto male, soprattutto perché la subiscono due volte, anzi tre: come servitori dello Stato, come cittadini e come spesa da tagliare. Nelle piazze ci troviamo di fronte a gente disperata che sta perdendo il lavoro o che con riesce a vivere tranquillamente il suo quartiere, gente che ha paura e mi creda che fronteggiare la paura è molto difficile. L’unica risposta che possiamo dare è quella di fare ricorso a professionalità e dedizione oltre che all’esperienza, per prevenire degenerazioni un impegno a garantire l’ordine ma anche il diritto alla protesta pacifica. Certo è che il malessere si trasmette anche al personale costretto ad operare con una carenza di mezzi e personale al limite della sopportazione.

Come cittadini?

I poliziotti tolta la divisa non sono altro che padri di famiglia, spesso di più di una famiglia che devono fare i salti mortali per arrivare a fine mese, penando per farsi pagare straordinari ed indennità.

Come spesa da tagliare?

Dopo la vicenda dell’adeguamento del tetto salariale, si è tornato a parlare di spending review, si vogliono chiudere circa 300 presidi, costringendo così i colleghi e le colleghe a trasferimenti, badate che non parliamo ormai più da anni di giovani reclute ma di professionisti della pubblica sicurezza con un’età media vicina ai 45 anni, quindi operatori altamente specializzati, padri di famiglia che da un giorno all’altro si vedono togliere la sede di servizio. Giovedì e venerdì prossimi sarò a Bruxelles per portare all’attenzione del Parlamento europeo il disagio dei poliziotti che difendono la frontiera sud del continente, chiederemo un’accelerazione nel processo di unificazione delle Forze di Polizia perché si possono risparmiare miliardi di euro senza pregiudicare il controllo del territorio.

Questa “sommossa” delle periferie vi ha colto impreparati?

Assolutamente no, noi abbiamo commissariati in quelle zone che da anni mettono in guardia sul pericolo di una rivolta, che è figlia del degrado e dell’abbandono in cui versano queste aree, ma anche e soprattutto della mancanza di certezza della pena. Le voglio fare un esempio, i poliziotti arrestano sempre le stesse persone, criminali, spacciatori, violenti, li arrestiamo anche per giorni consecutivi, se questo mortifica un operatore di polizia, pensi cosa può determinare in un cittadino che vede ogni giorno minacciata la sua famiglia da questa violenza.

E’ un problema di extracomunitari o c’è altro?

Io non sono un sociologo, ma vedo la realtà che ci dice che oltre il 70% degli associati alle carceri sono stranieri, quindi esiste un problema di criminalità legata agli stranieri con la malavita pronta a raccogliere nelle sue fila questi disperati che arrivano in Italia senza reddito né dimora.

La gente ha ragione a protestare?

In un paese democratico la gente ha ragione a farsi sentire, ma deve farlo nella legalità. Altrimenti diventa un far west.

In occasione degli scontri a Tor Sapienza il vostro sindacato ha inviato una lettera per chiarimenti al Questore di Roma, quali erano le vostre richieste?

In quella missiva riprendevamo le preoccupazione dal personale del I reparto Mobile, che aveva avuto decine di colleghi feriti, lamentavano di essere stati mandati allo sbaraglio senza che a monte ci fosse stata una capillare azione di intelligence che potesse aiutarli a capire chi avessero di fronte, se madri di famiglia preoccupate, cittadini arrabbiati  o peggio delinquenti organizzati, attività di monitoraggio che ormai da tempo la Polizia di Stato non è in grado di garantire per le carenze di personale e di mezzi.

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