Qatar, a Doha i campionati di atletica 2019. Impazzano le polemiche sul clima e il rispetto dei diritti umani

Qatar, a Doha i campionati di atletica 2019. Impazzano le polemiche sul clima e il rispetto dei diritti umani

Il 2019 è lontano, soprattutto nel mondo dello sport, in cui 5 anni di più sui muscoli possono pesare e non poco. Però, se gli obiettivi davvero importanti che valgono un lavoro quotidiano faticoso e intenso si contano sulle dita di una mano, come accade nel mondo dell’atletica, ecco che lo sforzo di progettarsi fino al 2019 diventa maggiormente comprensibile. Soprattutto se i Mondiali di quell’anno si terranno a Doha, capitale del Qatar, che ha battuto le rivali Eugene (Stati Uniti) e Barcellona (Spagna). Per la prima volta una città araba ospiterà una rassegna iridata, ma i dovuti festeggiamenti sono andati di pari passo con le altrettante dovute polemiche, legate soprattutto al rispetto dei diritti umani e al meteo, caratterizzato da temperature poco ideali per uno sforzo fisico così impegnativo.

Chi ha voluto parlare dell’appuntamento mondiale che si terrà in Qatar tra cinque anni è la campionessa del mondo dei 400 m, Christine Ohuruogu, velocista del Regno Unito. Secondo l’iridata, devono essere prese delle precauzioni per proteggere gli atleti durante la competizione, a causa delle alte temperature. “È una preoccupazione. Forse i velocisti possono farla franca perché non rimangono in pista per molto tempo, ma i ragazzi che corrono giri e giri, mentre spingono i loro corpi al limite, devono trovare forze supplementari anche per il caldo estremo. Sarei preoccupata per quello che potrebbe accadere a loro e alla loro salute”. La dichiarazione è ancora più significativa perché arriva da un’atleta che probabilmente annuncerà il ritiro dalla pista dopo i Campionati del Mondo di Londra 2017.

Da un altro punto di vista, anche le organizzazioni per i diritti umani hanno condannato apertamente la decisione della Iaaf di assegnare i campionati del mondo al Qatar. Le preoccupazioni nascono perché il Qatar, già coinvolto in aspre polemiche per l’assegnazione dei mondiali di calcio 2022, è stato premiato con un altro importante riconoscimento a livello mondiale nonostante i maltrattamenti sui lavoratori migranti, centinaia dei quali sono morti durante la costruzione degli impianti sportivi. Amnesty International ha condannato la situazione dei lavoratori migranti impegnati nella costruzione della Torre del calcio, al lavoro tutti i giorni per 7,5 euro al giorno senza percepire lo stipendio da 13 mesi. Il bilancio dei morti è spaventoso: a settembre, 44 lavoratori nepalesi sono morti in quattro giorni nella costruzione degli impianti calcistici, mentre sono 144 i lavoratori migranti morti in due anni, 56 quelli morti per suicidio, e circa 100 i deceduti per le temperature proibitive, quelle stesse che preoccupano per i mondiali di atletica e di calcio.

Il Qatar ha risposto annunciando già la prima precauzione: la rassegna, tradizionalmente in scena ad agosto, si svolgerà dal 28 settembre al 6 ottobre, così da evitare che l’afoso caldo estivo giochi il ruolo di protagonista assoluto al posto degli atleti. In quel periodo dell’anno, comunque, le temperature si assestano intorno ai 30 gradi, e anche di più, ma le autorità del Qatar hanno ribadito che verranno prese tutte le precauzioni necessarie per salvaguardare il benessere degli atleti, forti del fatto di aver già ospitato eventi della Diamond League a maggio, quando le temperature sono comunque superiori rispetto a ottobre.

Le polemiche impazzano anche per quel che riguarda il profilo economico della vicenda. Molti hanno denunciato la scelta di barattare il cuore e l’anima sportiva in cambio dei soldi del Qatar; bisogna infatti ricordare che le gambe e soprattutto i muscoli degli atleti non vanno a petrolio.

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