Diritto alla Casa. La Consulta: irragionevole negare accesso a chi non risiede in regione da almeno 5 anni

Diritto alla Casa. La Consulta: irragionevole negare accesso a chi non risiede in regione da almeno 5 anni

E’ irragionevole negare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica a chi, italiano o straniero, al momento della richiesta non sia residente o non abbia un lavoro nel territorio della Regione da almeno cinque anni. Questo requisito, infatti, non ha alcun nesso con la funzione del servizio pubblico in questione, che è quella di soddisfare l’esigenza abitativa di chi si trova in una situazione di effettivo bisogno. E’ quanto ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 44/2020 depositata oggi (relatrice Daria de Pretis). I giudici costituzionali hanno accolto la censura sollevata dal Tribunale di Milano sul requisito della residenza o dell’occupazione ultraquinquennale stabilito dall’articolo 22, primo comma, lettera b), della legge della Regione Lombardia n. 16/2016 per accedere ai servizi abitativi.

Secondo la Corte, il requisito della residenza protratta per più di cinque anni ai fini della concessione dell’alloggio non è sorretto da un’adeguata giustificazione sul piano costituzionale sia perché quel dato non è, di per sé, indice di un’elevata probabilità di permanenza (a tal fine risulterebbero ben più significativi altri elementi) sia perché lo stesso “radicamento” territoriale non può assumere un’importanza tale da escludere qualsiasi rilievo al dato del bisogno abitativo del richiedente. La durata della residenza sul territorio regionale potrebbe semmai rientrare tra gli elementi da valutare nella formazione della graduatoria. La Corte ha perciò ritenuto che la norma impugnata violi i principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto fonte di una discriminazione irragionevole in danno di chi, cittadino o straniero, non possieda il requisito richiesto. Ma la norma impugnata contrasta anche con il principio di uguaglianza sostanziale, perché il requisito temporale richiesto contraddice la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica.

Asgi e Cgil: criteri da rivedere non solo in Lombardia

“A questo punto non solo la Regione Lombardia dovrà rivedere i propri criteri di attribuzione degli alloggi, ma anche molte altre Regioni (Piemonte, Toscana e altre) che hanno nella propria legislazione criteri identici (o che intendono introdurli, come la Regione Umbria) dovranno fare altrettanto per non incorrere in ulteriori sentenze di incostituzionalità”. Lo sottolineano in una nota Asgi (Associazione per gli studi Giuridici sull’Immigrazione), Naga (Associazione volontaria assistenza socio sanitaria e per i diritti di cittadini stranieri) e la Cgil Lombardia dopo la sentenza della Consulta che ha sancito l’incostituzionalità della legge regionale lombarda che richiedeva almeno 5 anni di residenza sul territorio regionale come requisito minimo per poter ottenere un alloggio popolare. Le due associazioni e la Cgil Lombardia, assistite dagli avvocati Alberto Guarisio e Livio Neri, hanno sostenuto la causa di un tunisino che si era visto negare l’accesso in un alloggio Erp. Nel ricorso, che la Corte Costituzionale ha accolto, si faceva riferimento al carattere discriminatorio del requisito (che danneggia soprattutto i cittadini stranieri, tradizionalmente) oltre che alla sua irragionevolezza, dal momento che “è illogico premiare le persone che restano stanziali su un determinato territorio a scapito di una valutazione del bisogno”. Ecco perché “in un momento in cui molte Regioni e enti locali puntano a valorizzare la ‘stanzialità’ delle persone secondo una logica del ‘prima i nostri’, la sentenza segna un punto importante in favore della considerazione del bisogno, la cui tutela deve sempre guidare gli interventi sociali”, sottolineano le associazioni e il sindacato. Dopo la bocciatura della legge regionale da parte della Consulta, il processo milanese riprenderà affrontando “altre importanti questioni poste nel ricorso, che non coinvolgono direttamente la legge regionale, ma il Regolamento di attuazione, come quella dell’onere di presentazione di documenti del paese di origine che sta creando gravissime difficoltà per l’accesso degli stranieri agli alloggi Erp”.

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