Vicenda Mittal: soluzione complessa e difficile. Incontro di 4 ore tra Conte, sindacati ed enti locali. La luce in fondo al tunnel ancora non si vede

Vicenda Mittal: soluzione complessa e difficile. Incontro di 4 ore tra Conte, sindacati ed enti locali. La luce in fondo al tunnel ancora non si vede

Oltre tre ore di confronto a Palazzo Chigi tra governo, sindacati e enti locali per fare il punto sul futuro dello stabilimento ex Ilva di Taranto. “Auspico non ci siano differenziazioni di colore politico, tra autorità nazionali e locali, con i sindacati e le associazioni di categoria. Oggi rinnovo l’appello: tutto il sistema Italia deve rispondere con una voce sola, senza polemiche o sterili disquisizioni che non hanno nessuna rilevanza esterna”. E’ con queste parole che il premier Giuseppe Conte si è presentato all’incontro a Palazzo Chigi. Già durante la registrazione di Porta a Porta, Conte aveva ribadito la disponibilità del governo a introdurre nuovamente lo scudo penale e la richiesta all’azienda franco-indiana di rispettare gli impegni e le regole. “Il governo compatto ha messo sul tavolo lo scudo penale. Ci è stato detto che non era quello il problema ma che il piano industriale non è sostenibile economicamente – ha affermato Conte – C’è stata una gara pubblica con un’aggiudicazione, quindi AccelorMittal ha vinto una gara sulla base di un piano industriale e ambientale. Oggi non possono dirci che questo piano non è sostenibile”.

“Tutto il governo è convinto della natura strategica dell’Ilva”, ha detto il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano al termine dell’incontro. Il ministro, dopo aver sostenuto che la reintroduzione dello scudo penale risponde a una logica “di buonsenso” ha escluso che l’esecutivo possa cedere sugli esuberi messi sul piatto da ArcelorMittal. Dal canto suo il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che si è detto convinto che “‘Italia è compatta attorno al suo governo”, ha sostenuto che “bisogna minacciare Mittal con una azione di risarcimento che se la ricordano per tutta la vita”. “Se la smettiamo di darci le colpe gli uni con gli altri – ha affermato – attacchiamo frontalmente chi sta mancando di rispetto all’Italia”.

Per il segretario della Cgil, Maurizio Landini, che tutti siano concordi sul fatto che l’accordo con Mittal vada fatto applicare, e che non sia accettabile che il gruppo decida di uscire dopo nemmeno un anno dalla firma, è importante “perché significa che senza un’industria siderurgica degna di questo nome non c’è un futuro industriale per il nostro Paese”. Il segretario della Cgil ha ricordato che venerdì i dipendenti di tutti gli stabilimenti si fermeranno per 24 ore e “come sindacato – ha aggiunto – dovremo valutare che se Mittal non cambia idea quali altri iniziative mettiamo in campo”. Ripristinare lo scudo penale e riflettere su un eventuale ingresso di Cdp nella attuale società. Sono questi i punti che il leader Cgil Maurizio Landini ha inoltre sottolineato al governo nel corso dell’incontro a palazzo Chigi. “Serve dare un segnale e ripristinare lo scudo penale, facendo rivivere il decreto del 2015 che riguardava anche i Commissari e che aveva una caratteristica precisa, che valeva in generale, senza fare favori a nessuno con norme che prevedevano come in tutte le situazioni di crisi chi subentrasse non dovesse essere responsabile di cioò che non ha fatto. Mi sembra una cosa di buon senso”, ha spiegato al termine dell’incontro con il Governo. E ha concluso che “non si fa un favore a qualcuno, ma in situazioni di crisi chi subentra non sia responsabile del passato. La novità portata avanti oggi è che di fronte alla disponibilità data, la risposta è che ci sono degli esuberi. In pochi giorni serve una risposta, riattivando un tavolo e oggi la battaglia deve essere quella di far cambiare idea a Mittal, ma non si può accettare di fermare la produzione dell’acciaio”.

Secondo la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, “il Premier Giuseppe Conte ha aperto l’incontro di oggi con le istituzioni e le organizzazioni sindacali annunciando che il tavolo sull’Ex Ilva sarà permanente considerata l’eccezionalità della vertenza. Conte ha affermato che sarà avviata una cabina di regia per affrontare la vertenza e tutelare il sistema industriale di tutto il Paese. Mentre la Fiom ha chiesto al governo di convocare urgentemente il tavolo sindacale, di togliere l’alibi dello scudo penale e di richiamare quindi l’azienda al rispetto degli accordi”. Francesca Re David ha poi aggiunto: “ArcelorMittal pensa di riscrivere l’accordo prevedendo i 5mila esuberi e dimezzando la produzione di acciaio. Abbiamo fatto una lunga trattativa per arrivare all’accordo del 6 settembre 2018, e per tenere insieme piano industriale, piano ambientale e la tutela dell’occupazione. È inaccettabile pensare che una grande multinazionale come ArcelorMittal pensi di stracciare quell’accordo. Un intervento pubblico in situazioni come questa servono a dare certezze ai lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo, all’industria del Paese e al risanamento ambientale”.

A sua volta la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha sostenuto che  “il Governo faccia un decreto sullo scudo penale per non dare alcun alibi ad ArcelorMittal. Il piano B non c’è, c’è obbligare l’azienda a riaprire la trattativa per rispettare l’accordo fatto con l’allora governo e con Cgil, Cisl e Uil”. Mentre per il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, “la situazione più che drammatica sembra disperata”. E conferma che “il piano B non esiste” e lo scudo “di carattere generale va reintrodotto perché chiunque arriverà avrà bisogno dello scudo penale”. Secondo Bentivogli una eventuale “gestione commissariale è costata 3,6 mld, non ci pare la soluzione migliore”. E Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, afferma con detereminazione che “le richieste di ArcelorMittal sono inaccettabili perché non sono tollerabili per nessuna ragione 5 mila esuberi che si aggiungono ai 2 mila in Amministrazione straordinaria e 5 mila dell’indotto”. “Gli altiforni – prosegue – scontano anni di mancata manutenzione e servono urgenti interventi straordinari. Se si fermano gli altoforni, non c’è possibilità di riattivarli con la conseguenza della fine della produzione la chiusura dello stabilimento. Se si vogliono salvaguardare realmente i 20mila lavoratori si deve far ritirare a Mittal la procedura di recessione e imporre rispetto degli accordi. Faccio un appello – conclude – al Presidente Conte e a tutto il governo: fare di tutto per evitare conflitto sociale presente oggi a Taranto. Servono urgentemente misure concrete per evitare catastrofe ambientale, occupazionale e industriale. Il tempo è scaduto”.

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