Taranto. ArcelorMittal procede col piano di fermata dello stabilimento ex Ilva. Sindacati sul piede di guerra. Venerdì l’ncontro con l’azienda al Mise

Taranto. ArcelorMittal procede col piano di fermata dello stabilimento ex Ilva. Sindacati sul piede di guerra. Venerdì l’ncontro con l’azienda al Mise

Mentre la maggioranza discute ancora di uno scudo penale almeno a tempo, ArcelorMittal va avanti per la propria strada e oggi l’amministratore delegato Lucia Morselli ha incontrato le RSU di Taranto comunicando il piano di fermate degli altoforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio; inoltre chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini. Il piano di fermata degli impianti, che sarà inoltrato alle istituzioni locali e regionali, ai sindacati, alle autorità competenti e al ministero dell’Ambiente e dovrà validarlo entro 60 giorni, prevede lo spegnimento degli impianti a partire dall’area a caldo.

L’acciaieria di Taranto è un malato terminale. Così i sindacati descrivono l’ex Ilva, sperando ancora che ArcelorMittal torni sui suoi passi e rispetti gli impegni presi un anno fa, mantenendo il lavoro agli oltre 10.700 addetti. Anche i fornitori e gli imprenditori dell’indotto contano che il gruppo franco-indiano non lasci l’Italia e paghi i 50 milioni di crediti; eppure riconoscono, con le parole del presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, che “il disimpegno prende corpo”. I sindacati hanno chiesto ad ArcelorMittal in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l’azienda ha rinviato al tavolo ministeriale in programma per venerdì alle 15. Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la propria contrarietà alla scelta assunta dalla multinazionale, ribadendo che “non può lasciare uno stabilimento spento senza il coinvolgimento di Ilva in amministrazione straordinaria che, a tutt’oggi, risulta essere l’unico proprietario del gruppo attualmente in affitto ad ArcelorMittal”.

Re David (Fiom Cgil): no atti unilaterali ArcelorMittal

“L’incontro di domani al Ministero dello Sviluppo Economico con ArcelorMittal, che abbiamo più volte richiesto e sollecitato, assume un rilievo particolare, alla luce delle comunicazioni che l’amministratore delegato Lucia Morselli ha anticipato nell’incontro di oggi con le Rsu dello stabilimento di Taranto. Il cronoprogramma delle fermate di Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio, nonché la fermata di Agglomerato, Cokerie e centrale termo elettrica quando gli altoforni si spegneranno, configura la possibilità di dismissione dell’impianto di Taranto con ricadute drammatiche sul futuro ambientale e occupazionale e con ripercussioni su tutti gli stabilimenti del gruppo” dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil “Nell’incontro di domani – prosegue – alla presenza del governo nessuno potrà limitarsi ad una semplice presa d’atto della fuga di ArcelorMittal dalle responsabilità e dagli impegni assunti con l’accordo del 6 settembre 2018. Il governo deve togliere ogni alibi ad ArcelorMittal”. “Per la Fiom quelle responsabilità e quegli impegni rappresentano altrettanti vincoli inderogabili non solo nell’esercizio della rappresentanza delle condizioni e dei diritti dei lavoratori di tutto il gruppo e dell’indotto, ma per le prospettive industriali del Paese”.

Bentivogli (Fim Cisl): azienda ha comunicato piano fermate altoforni

“Questa mattina l’Ad di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, ha incontrato le Rsu di Taranto, per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell’incontro di ieri. Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altoforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini. Inoltre, la Rsu ha chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l’azienda ha rinviato al tavolo ministeriale di domani. Questo piano di fermate modifica sostanzialmente le previsioni contenute nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, pertanto l’azienda si confronterà con il ministero dell’Ambiente su questo cambio di programma. Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica” scrive in una nota il segretario generale Fim Cisl, Marco Bentivogli.

Palombella (Uilm Uil): morte annunciata, Mittal ha definitivamente gettato la maschera

“Oggi si è consumato il fallimento di una classe politica che non è stata in grado di tutelare la salute dei cittadini di Taranto, un settore industriale fondamentale per l’economia italiana e salvaguardare oltre 20mila posti di lavoro. Questa situazione rappresenta anche la disfatta del leader mondiale dell’acciaio che non ha spudoratamente rispettato gli accordi sottoscritti. Da mesi denunciamo e facciamo appelli drammatici sulle condizioni produttive e industriali ma purtroppo non siamo stati ascoltati”. Così Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, dopo aver appreso dell’avvio da parte di ArcelorMittal del programma di spegnimento degli impianti dello stabilimento di Taranto. “Lo scorso 26 giugno – dichiara il leader Uilm – il responsabile Europeo del gruppo aveva già annunciato che senza immunità penale avrebbero chiuso gli stabilimenti e sarebbero andati via dall’Italia. Da quel momento in poi, si è innescata una tempesta perfetta, un tutti contro tutti”.“Il programma comunicato dall’azienda – continua – inizierà con l’avvio dello spegnimento degli impianti a metà dicembre per arrivare a metà gennaio con la completa chiusura”

Venerdì le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil incontreranno il ministro dello Sviluppo economico e i vertici di ArcelorMittal

Chiederanno maggiore trasparenza e atti concreti. “Diversamente – scrivono le sigle sindacali – saremo pronti a mobilitarci per rivendicare salute, ambiente e lavoro”. Per Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, “la situazione è difficile e i tempi delle decisioni devono essere rapidi. Per noi non ci sono le condizioni per recedere dal contratto, per noi ArcelorMittal deve applicare tutte le parti del contratto”, ha affermato durante Tagadà su La7. “Non voglio perdere neanche un posto di lavoro – ha detto – non è una discussione accettabile quella sugli esuberi. Lì si deve continuare a produrre acciaio, garantendo la salute di cittadini e lavoratori”. E il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, auspica che l’incontro non sia “un funerale”. “Non vorremmo che l’incontro di domani si trasformasse in una sorta di funerale annunciato dell’ex Ilva, il più grande impianto siderurgico d’Europa. Un incontro in cui ci saranno i mandanti, i carnefici e le vittime di un disastro economico e sociale dagli incalcolabili danni per Taranto, la Puglia e il nostro Paese”. “Noi – aggiunge – non vogliamo arrenderci: bisogna dare continuità produttiva e occupazionale a quel sito e si deve realizzare il progetto di bonifica ambientale che solo un grande investitore può essere in grado di operare”. “A questo punto, il rischio concreto è il tracollo occupazionale e sociale di un territorio e la sua condanna a un ambiente non risanato. Ognuno – conclude Barbagallo – dovrà assumersi le proprie responsabilità”. A sua volta la leader della Cisl Annamaria Furlan commenta: “se ArcelorMittal spegnerà davvero gli impianti nelle prossime settimane sarà una sciagura per Taranto, per gli altri stabilimenti, per tutto il Paese”. Annamaria Furlan prosegue: “Non possiamo arrenderci a questa eventualità disastrosa del disimpegno totale dell’azienda. Non ci rassegniamo allo smantellamento di una azienda così importante per l’economia del Paese ed al congelamento del piano di risanamento ambientale. Lo diremo con chiarezza domani nell’incontro al Mise”, aggiunge Furlan in vista del tavolo di domani pomeriggio sull’ex Ilva.

Già sicura intanto la mobilitazione di venerdì. Un presidio di lavoratori e delegati sindacali partirà da Taranto per essere sotto il Mise dove alle 15 ArcelorMittal incontrerà i sindacati per discutere della procedura di riconsegna del personale alle società di appartenenza. In quella sede, tra l’altro, ArcelorMittal dovrebbe rivelare i numeri degli esuberi conseguenti alla fermata progressiva dei tre altiforni e degli altri impianti a Taranto. E uno sciopero di 8 ore è stato dichiarato a Legnaro, in provincia di Padova.

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