Sardine. In 40mila a Firenze, in 10mila (con pernacchie alla De Filippo) a Napoli, e 2500 a Monfalcone, dove governa la peggiore Lega, xenofoba e discriminatoria

Sardine. In 40mila a Firenze, in 10mila (con pernacchie alla De Filippo) a Napoli, e 2500 a Monfalcone, dove governa la peggiore Lega, xenofoba e discriminatoria

Sono tre studenti universitari gli organizzatori e i portavoce delle Sardine a Firenze, 40mila presenze, la piazza più partecipata finora, un colpo d’occhio straordinario, in attesa del grande raduno romano di piazza San Giovanni del 14 dicembre: Cristiano Atticciati, 19 anni, frequenta giurisprudenza, Danilo Maglio, 20 anni, il corso di programmazione degli eventi, e Matilde Sparacino, 22 anni, psicologia. I ragazzi non vogliono né simboli né bandiere di partito, come scritto nei pochi comandamenti del fenomeno. Né tanto meno che la politica ci metta il cappello: “C’è chi vuole metterci il cappello, ma io ho i capelli lunghi e il cappello mi dà fastidio”, spiega Danilo Maglio, uno dei tre giovani che a Firenze ha lanciato l’evento. Senza “simboli né patroni”, e lo gridano a squarciagola quando in piazza, vicino alla ‘gloriosa’ giostra che colora lo slargo, si presenta un signore con un bandierone rosso con tanto di falce e martello: “Via le bandiere”, urlano al microfono, “siamo stanchi dell’odio, ma non ci combattiamo tra noi”. Senza colori ufficiali, ma con i suoi ‘riti’, anche a Firenze: la piazza che intona “Bella ciao”, i pesci di cartone in mano, le t-shirt celebrative, il maxi striscione che passa di testa in testa con la scritta “La Toscana non si Lega”. La Lega che vuol prendersi, però, proprio la Toscana dopo l’Emilia, come ripete da giorni Salvini. Tra la folla, in ‘borghese’, spunta anche il sindaco Dario Nardella, con i figli in braccio e la moglie. Con lui anche la vicesindaca Cristina Giachi. Tra le sardine anche la segretaria della Cgil fiorentina, Paola Galgani.

“Dicono che a Firenze siamo 40.000 pesciolini, sardine”. Perché? “Mah, per restar dentro metafora, in Arno sguazza il pesce siluro, un ‘mostro’ che sta annientando il grosso della fauna del fiume. Il problema è che i siluri scorrazzano anche nel Paese, azzannandolo. E mordi oggi, mordi domani, è scattato un sano fallo di reazione. Io la vedo così”. Barba e capelli bianchi, un vecchio fiorentino camuffato tra i giovani la spiega così questa marea di sardine, pronte a mandare anche loro in giro un ‘siluro’ contro “l’odio e la rabbia” di cui si nutre un “populismo pericoloso, che alimenta il sovranismo”, dicono i promotori. Gli stessi che poi, nel giorno il cui Matteo Salvini riapproda in città per una cena con 1.200 simpatizzanti del Carroccio, mandano un messaggio diretto al leader della Lega: “Mentre Salvini è nei palazzi del potere con i suoi quattro gattini, noi siamo in 40.000”, dice Mattia Santori, uno dei fondatori del movimento partito da Bologna. E in questa serata in cui il freddo comincia a battere i primi colpi, con Firenze oggi epicentro di turno del ‘sardinismo’, l’invasione non riguarda solo piazza della Repubblica. Va oltre, con gran parte delle strade del centro ingolfate di pesci cartonati. Fermi i taxi, i bussini dell’Ataf, il C2 in direzione di quella Leopolda dove è nato il ‘renzismo’. Ferme anche le auto delle forze dell’ordine.

“Non è un caso che la manifestazione più numerosa sia in Toscana. I dati parlano di 40.000 persone, ed è un piacere sapere che ci avete battuti di brutto” sottolinea il bolognese Mattia Santori, prendendo la parola in piazza della Repubblica a Firenze. “L’Emilia-Romagna e la Toscana – aggiunge – sono due modelli che hanno saputo mettere insieme progresso e ambiente, e politiche per l’associazionismo”. Poi sottolinea: “Non abbiamo un colore politico, ma abbiamo un’idea chiara: non permetteremo che le nostre regioni vengano invase dagli slogan della Lega o dalle pagliacciate di Fratelli d’Italia”.

Napoli. Almeno 10mila sardine secondo gli organizzatori

Di sicuro un tappeto di studenti, insegnanti, professionisti e famiglie ha riempito la centrale piazza Dante a Napoli dalle 19 fino a tarda sera, richiamato dal tam tam via social di tre pagine Facebook con un unico hashtag, #Napolinonsilega. I followers di Napoli non si lega, Sardine napoletane e Sardine-Napoli non si lega si sono ritrovati nella prima giornata di shopping natalizio per dire ‘no’ alla paura, al razzismo. “L’ironia è il più grande mezzo per rispondere a questi messaggi d’odio “, dicono dal palco, e parte un frammento di una commedia di Eduardo De Filippo con la voce inconfondibile del drammaturgo: “Figlio mio, c’è pernacchio e pernacchio. Il pernacchio può essere di due specie: di testa e di petto. Nel caso nostro, li dobbiamo fondere: deve essere di testa e di petto, cioè di cervello e passione. Insomma, ‘o pernacchio che facciamo a questo signore deve significare: tu sì ‘a schifezza ‘ra schifezza ‘ra schifezza ‘ra schifezza ‘e l’uommn. Mi spiego?”. In piazza all’unisono tutti fanno il pernacchio. Così come tutti in coro a fine manifestazione canteranno ‘Napule è’, perché Pino Daniele già 20 anni fa cantava “Questa Lega è una vergogna”.

Almeno 2500 sardine a Monfalcone, città simbolo del governo xenofobico della Lega

Primo flash mob delle sardine a Monfalcone (Gorizia), la città dei grandi cantieri navali a guida leghista. In circa 2.500 si sono ritrovati in piazza della Repubblica, davanti al Municipio, per il primo appuntamento in Friuli Venezia Giulia, allo scopo di manifestare “pacificamente e spontaneamente contro l’indifferenza e ogni forma di odio, fascismo, xenofobia, antisemitismo e sessismo”. Un’occasione, hanno spiegato, per ribadire l’esigenza di partecipare e costruire il futuro insieme. A prendere la parola, alcuni promotori della manifestazione, tra cui i rappresentanti della comunità bengalese – la più numerosa in termini di manodopera impiegata a Monfalcone – e della rete Lgbt di Trieste. Nel corso della manifestazione è stata data lettura di una lettera dei cittadini monfalconesi contrari ad alcuni provvedimenti adottati dall’amministrazione comunale. “Benvenuti – scrivono – nella città: dove i bambini non possono accedere alla scuola dell’infanzia; che toglie i fondi nelle scuole dedicati ai mediatori linguistici e culturali; dove i bambini vengono condotti ad assistere all’alzabandiera; dove non sono tollerate le critiche e che censura i giornali nella biblioteca comunale; dei recinti e dei cancelli; dove si fanno le liste degli insegnanti di sinistra, dove si tenta di riscrivere la storia e di dimenticare il fascismo; dove il 24 per cento degli immigrati che lavorano senza una politica seria di inclusione sociale e dove gli operai vengono multati se mangiano un panino perché non hanno una mensa dove poter pranzare”. A conclusione degli interventi i manifestanti hanno intonato ‘Bella Ciao’.

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