Roberto Biscardini. Le sardine, un messaggio per alzare il tiro

Roberto Biscardini. Le sardine, un messaggio per alzare il tiro

È difficile sostenere, come fanno alcuni, che le sardine non rappresentino una novità e che non possano rappresentare una grande opportunità. Non è un fenomeno da valutare con gli occhi tradizionali della politica, perché alle sardine, che non sono un partito, non si può chiedere un programma. Ma si può benissimo prendere atto del messaggio. Cogliere il significato della “sveglia”, che tradotto efficacemente nell’appello “alzate il culo”, è lì a significare che per la nostra democrazia occorre fare di più. Le sardine hanno dimostrato che per la politica si può partire dal basso e che quando occorre ci si può mobilitare. Sì, perché anche la semplice testimonianza, la semplice contrarietà alla logica della destra, al razzismo e alla cultura dell’odio, non basta.

La loro discesa in campo ha sollevato dubbi e perplessità da diversi punti di vista.

C’è chi le accusa di non fare proposte concrete e chi le accusa di ripercorrere la strada dei “girotondi”, quelli che contestavano il sistema, che invocavano la magistratura per fare piazza pulita della Prima repubblica. Ma in questo caso sembra proprio l’esatto contrario. Questi giovani rivendicano e chiedono qualità della politica, quella che denunciano di non avere mai conosciuto, a differenza di quella che hanno conosciuto i loro padri e i loro nonni. Una sorta di nostalgia della buona politica di un tempo, quella che non hanno vissuto.

Contro i populismi e contro la concezione politica della destra leghista certo, ma stufi soprattutto di una politica che si manifesta ormai nella sterile contrapposizione tra sedicenti partiti e sedicenti leader. Contro una politica delle liti, delle risse, delle denunce, degli esposti e delle querele. Contro i primi della classe, un po’ stupidi e un po’ narcisi, ammalati di delirio di onnipotenza, stufi di tanti quacquaraquà. Stufi di quelli che parlano da soli e che si gasano con le dirette facebook, stanchi delle falsità, dei luoghi comuni e dei giustizialisti che diventano garantisti quando finiscono sotto inchiesta.

Quindi un movimento tranquillo, molto diverso da una “rivolta di popolo” e da un odio di classe che incomincia comunque a covare sotto la cenere. Un movimento tranquillo, appunto, non solo contro qualcosa, ma per qualcosa. Non è un caso che tutto sia partito dall’Emilia Romagna, là dove le sardine si sono poste il problema di difendere e sostenere la politica uscente per evitare uno scivolamento a destra. E non è un caso che a livello nazionale, nelle tante piazze che stanno riempiendo, nelle grandi città e presto nei piccoli comuni, stiano facendo molto di più. Contrastando la Lega appaiono persino come gli indiretti sostenitori del governo, anche se giustamente rivendicano maggiore responsabilità, coesione e serietà ai partiti che ne fanno parte.

Dicono nel loro manifesto: Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.”

Non è un programma politico, non c’è nel loro manifesto alcun riferimento alla questione sociale, al lavoro, al welfare e ad una diversa politica economica, ma il messaggio non è meno forte. Penso che le sardine possano, più o meno direttamente, riportare a sinistra un voto oggi ancora lontano: quello dei diffidenti e dei delusi, ma a condizione che la sinistra capisca il messaggio e il bisogno di coraggio e radicalità che esse rivendicano. A condizione che la sinistra capisca il senso della loro denuncia contro un modello di società che è ormai assolutamente incompatibile con le ragioni fondamentali della democrazia.

E ancora di più, se è vero che abbiamo perso la generazione di mezzo, le sardine sono lì a dimostrare che si può alzare il tiro, che i giovani ci sono, non sono disattenti, non sono distanti dalla politica, non sono indifferenti e neppure un po’ ignoranti.

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