Nuccio Iovene. La retorica del superamento di destra e sinistra ci regala partiti politici come taxi

Nuccio Iovene. La retorica del superamento di destra e sinistra ci regala partiti politici come taxi

Matteo Renzi ha ottenuto quello che voleva. La caduta nell’oblio è stato il suo vero e unico terrore, e la scissione del Pd e la nascita di Italia Viva lo hanno rimesso per il momento al centro dell’attenzione. Interviste ed ospitate televisive, titoli sulle prime pagine dei quotidiani hanno placato e al tempo stesso riacceso la sua smania di protagonismo. Ma l’attuale circo mediatico è feroce, comunque destinato a durare poco se non viene continuamente alimentato, e la politica ridotta a questo è sempre più fragile ed esposta. Renzi lo sa bene e tutto lo fa apparire dipendente da queste dinamiche. Questo però mette nelle sue mani un’arma di difficile governo: la necessità della esternazione quotidiana, della battuta ad effetto, della necessità di stupire a tutti i costi rendono imprevedibili gli effetti sulla tenuta del governo e della maggioranza, e quelli sull’orientamento dell’opinione pubblica. Mentre evita accuratamente qualunque possibilità di misurarsi, al momento, elettoralmente per evitare di esporsi ad un flop, non perde l’occasione per presentarsi come il primo della classe (ultima in ordine di tempo la lettera al Corriere della Sera) mandando continuamente segnali contraddittori e destabilizzanti e mostrando la sua permanente nostalgia per Palazzo Chigi. Anche questo ci ha regalato la nascita del Pd, la retorica del superamento della destra e della sinistra, considerate ormai categorie obsolete della politica, la disinvoltura dei linguaggi e delle prese di posizione, l’avvento del populismo dei 5 stelle (anticipato, incubato e alimentato proprio da Berlusconi prima e Renzi dopo)  e del sovranismo legista.

Partiti trasformati in taxi, utili per raggiungere la propria meta individuale, invece che comunità in grado di condividere valori, principi, obiettivi. Taxi dai quali si può scendere in qualunque momento, in alcuni casi senza neanche pagare la corsa, lasciando smarriti gli elettori che con sempre maggiore difficoltà fanno fatica a capire per che cosa si vota e chi si vota esattamente. Complici le pessime leggi elettorali, dal porcellum al rosatellum, che hanno infranto negli ultimi quindici anni qualunque principio di rappresentanza, cancellato il rapporto tra elettori ed eletti, e trasformato questi ultimi in nominati dal leader di turno. C’è un lungo e paziente lavoro di ricostruzione che va fatto. Tutte le scorciatoie finora imboccate si sono rivelate infruttuose, chiacchiere che hanno alimentato confusione, smarrimento e abbandono della politica. Tutto questo però richiede cultura politica, chiarezza di idee e programmi, capacità di farli vivere tra i cittadini, organizzazione. Provo a fare un esempio concreto.

Sul tema dell’immigrazione Salvini ha costruito le sue fortune elettorali, i 5 stelle sono stati ambigui e subalterni al loro alleato precedente, ed il Pd (illudendosi così di depotenziare la presa  della Lega sugli elettori) ha preparato loro la strada sdoganando argomenti e politiche che a sinistra erano considerati tabù. Il Pd è risultato così poco credibile e affidabile sia nell’elettorato di destra, che si è sentito legittimato a rivolgersi direttamente alla lega anche nelle zone di tradizionale insediamento di quel partito, sia nei confronti dell’elettorato di sinistra che ha vissuto con delusione e sgomento gli attacchi alle ONG, gli accordi con la Libia, l’assenza di coraggio sulla legge sulla cittadinanza e tutto il resto. Ora, grazie all’autoaffondamento di Salvini, con il cambio di governo si prova a tornare, anche su questo tema, alla normalità: quello cioè di un fenomeno certo complesso, non facile, ma sul quale evitare speculazioni o alimentare odi e paure, operare invece con umanità. Ed i primi passi in questa direzione sono stati certamente positivi ed incoraggianti.

Ma nel momento in cui, naturalmente, grazie a questo ritorno alla normalità si riapre la discussione sulla cittadinanza, sul cosiddetto Ius Culturae, ecco che non solo i 5stelle, ma anche Alessia Morani sottosegretaria allo sviluppo economico del Pd, e lo stesso Renzi si sono sentiti in dovere di ribadire che non è questo (come in omaggio ad Alfano fu fatto prima delle elezioni) il momento di parlare di una legge di civiltà che invece manca al Paese da tempo, e di cui tanti ragazzi e ragazze nati in Italia, che nel nostro Paese hanno studiato e vissuto, che parlano la nostra lingua, avrebbero finalmente diritto. Ecco l’urgenza che si avverte: smetterla con la babele dei linguaggi, con i messaggi contraddittori, con gli opportunismi del momento per mettere in campo invece una nuova idea dell’Italia.

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