Ex Ilva. Scontro governo-sindacati sull’abolizione della norma che consentiva lo scudo penale per il piano ambientale. Fim-Fiom-Uilm, al via mobilitazioni se l’accordo con Mittal diventa carta straccia

Ex Ilva. Scontro governo-sindacati sull’abolizione della norma che consentiva lo scudo penale per il piano ambientale. Fim-Fiom-Uilm, al via mobilitazioni se l’accordo con Mittal diventa carta straccia

Si va verso il voto di fiducia sul Dl imprese al Senato. Il voto potrebbe esserci in serata ma nella maggioranza non si nasconde il malessere per la mancanza dello scudo penale riguardo l’ex Ilva. Oggi si è tenuta una riunione di gruppo dei senatori del Pd durante la quale in molti hanno espresso le proprie perplessità sulle misure. “Rischiamo di dover inseguire sempre M5S”, osserva un senatore del Pd. Si chiederà al governo di far proprio l’odg presentato dai dem. Ieri dell’argomento ex Ilva si è parlato anche in Consiglio dei ministri al termine della discussione sulle misure riguardanti il terremoto. Il responsabile del Mise Patuanelli, riferiscono fonti ministeriali, avrebbe sottolineato che l’azienda non ha mai posto il problema dello scudo penale e che in realtà la vera problematica riguarda i dazi. Gli stessi ministri M5s avrebbero rilevato che a palazzo Madama non c’erano i numeri per muoversi in maniera diversa. In ogni caso lo stesso Patuanelli ha spiegato che incontrerà l’azienda e i sindacati.

Ma le spiegazioni di governo e maggioranza non convincono Fiom, Fim  e Cisl

“Non ha nessuna credibilità un’azione politica e aziendale che ad un anno di distanza cambia le carte in tavola e agevola negativamente la congiuntura non favorevole dell’industria italiana” affermano infatti in una nota congiunta i segretari nazionali di Fim (Marco Bentivogli), Fiom (Francesca Re David) e Uilm (Rocco Palombella), a proposito dell’emendamento del M5s al Decreto legge Imprese che cancella il cosiddetto ‘scudo penale’ per i gestori dell’acciaieria Taranto ArcelorMittal a Taranto. I leader di Fim, Fiom e Uilm sostengono che “l’approvazione dell’art. 14 del disegno di legge di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101 in Senato di oggi è un fatto grave che aggiunge ulteriore incertezza al futuro dell’ArcelorMittal nel nostro paese. La norma abrogata non garantiva alcuna immunità penale ma era limitata alla realizzazione del piano ambientale, pertanto con perimetro e portata limitata. Tale norma non ha impedito, anche nei mesi precedenti, di indagare su reati al di fuori di quel perimetro, come la sicurezza dei lavoratori. Questa decisione, insieme al repentino cambio al vertice di ArcelorMittal Italia non fa presagire nulla di buono. Nella migliore delle ipotesi si profila il rischio di una drastica riduzione dell’occupazione, nella peggiore è solo il prologo ad un disimpegno e a lasciare il nostro paese”. Inoltre, i sindacati ricordano di aver sottoscritto “con grande fatica un accordo, il 6 settembre 2018, che da un lato l’azienda e dall’altro il governo potrebbero far diventare carta straccia”. “Nell’addendum al contratto siglato il 14 settembre 2018 – evidenziano – si legge che l’affittuario potrà altresì recedere del contratto qualora un provvedimento legislativo o amministrativo, non derivante da obblighi comunitari, comporti modifiche al Piano Ambientale come approvato con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017, che rendano non più realizzabile, sotto il profilo tecnico e/o economico, il Piano industriale”. “Abbiamo da giorni chiesto un incontro con la nuova amministratrice delegata e con il governo – sottolineano i sindacati – che siamo a risollecitare”. “Se non otterremo una conferma di tutti gli impegni presi – concludono – avvieremo al più presto un percorso di mobilitazione”.

Quale sia la vera posta in gioco lo rivela il segretario generale di Fiom Genova

“Quello che sta succedendo è molto pericoloso perché le tutele legali erano un pezzo del contratto tra il governo e Arcelor Mittal. I vertici dell’azienda hanno sempre detto apertamente che, senza tutele, avrebbero messo in discussione l’attività di Taranto. Ora aspettiamo la loro decisione. Mi sembra si stiano addensando molte nubi” commenta il segretario della Fiom Genova, Bruno Manganaro. Inoltre, aggiunge, “vedo un silenzio assordante di tutta la politica tutti si dimenticano che non c’è solo l’impresa ma c’è il lavoro. Io non so come si concluderà la questione ma so che cosa si farà a Genova. Qui non verrà messo in discussione un solo posto di lavoro né un euro. C’è un accordo di programma sottoscritto da tutti che va rispettato”. Per il leader delle tute blu genovesi, “se qualcuno pensa di concretizzare operazioni di ristrutturazione, chiusure e messa in discussione di ciò che abbiamo firmato, risponderemo adeguatamente. A Genova, tutti sanno che cosa vuole dire”.

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