Londra. Caos totale sulla Brexit. Le opposizioni non trovano i numeri per sfiduciare il premier Johnson, sul quale però pesa il licenziamento firmato dalla regina

Londra. Caos totale sulla Brexit. Le opposizioni non trovano i numeri per sfiduciare il premier Johnson, sul quale però pesa il licenziamento firmato dalla regina

Le opposizioni britanniche non presenteranno neanche questa settimana una mozione di sfiducia contro il governo di Boris Johnson, in mancanza dell’appoggio determinante di una ventina di dissenzienti Tory. Lo ha reso noto Anna Soubry, ex conservatrice anti Brexit ora capogruppo di Change Uk, dopo un incontro fra leader delle forze del fronte anti-Boris convocato dal laburista Jeremy Corbyn. “Non ci sarà voto di sfiducia questa settimana”, ha detto Soubry a dispetto delle attese dei media, pur senza escluderlo più avanti. Secondo le ultime informazioni, gli oppositori hanno valutato di non poter contare al momento sul sostegno degli oltre 20 deputati ex Tory dissidenti espulsi di recente per essersi ribellati alla linea di Johnson contro l’ipotesi di una Brexit no deal. Deputati senza i quali mancano i numeri per far cadere il premier. Si allontana – per il mancato consenso di alcuni dei ‘ribelli’ Tory – anche l’opzione di rafforzare la cosiddetta legge anti-no deal anticipando dal 19 ottobre alla settimana prossima l’obbligo imposto al governo di chiedere un rinvio dell’uscita dall’Ue oltre fine ottobre in assenza di un accordo di divorzio con Bruxelles. Così come si allontana quella d’imporre all’esecutivo la pubblicazione di tutti i documenti, inclusi i più riservati, sui preparativi per un’eventuale hard Brexit: mozione quest’ultima promossa dagli indipendentisti scozzesi dell’Snp con l’ok di tutti i gruppi d’opposizione, ha sottolineato Soubry, ma rigettata allo stato come irricevibile dallo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow.

Johnson, cautamente ottimista ma in ogni caso uscita il 31/10

“Abbiamo fatto passi piuttosto importanti, aspettiamo di vedere se gli amici europei ci aiuteranno a trovare un punto di caduta” comune, ma comunque “il 31 ottobre usciremo dall’Ue, accadrà presto, fra 31 giorni” ha detto il premier britannico Boris Johnson interpellato sulla Brexit a Manchester a margine del congresso Tory, ribadendo di essere “cautamente ottimista” su un accordo di divorzio con Bruxelles, ma deciso a evitare in ogni caso un rinvio. Johnson, incalzato dai reporter, è anche tornato a negare con un secco “no” di aver toccato la coscia della giornalista Charlotte Edwardes a una cena fra colleghi del 1999, secondo quanto raccontato in questi giorni dall’interessata. Quindi ha aggiunto: “Come commento generale vorrei dire che penso che vi sia molta gente che fondamentalmente vuol fermarci dall’attuare la Brexit il 31 ottobre”.

Grieve, BoJo verrà licenziato da regina se rifiuta rinvio

Se il premier britannico Boris Johnson si rifiuterà di chiedere un rinvio della Brexit, aggirando la legge contro il no-deal approvata dal Parlamento all’inizio di settembre, sarà la regina stessa a revocargli l’incarico. E’ quanto sostenuto da Dominic Grieve, ex procuratore generale e deputato Tory, espulso dal partito per aver votato contro il governo, convinto che BoJo sarebbe fuori “nel giro di 5 minuti”. Secondo lui, se veramente l’inquilino di Downing Street cercherà di ignorare la norma che lo obbliga a chiedere a Bruxelles un’estensione dell’uscita dall’Ue in caso di mancato accordo entro il 19 ottobre, allora la giustizia britannica si attiverà “molto velocemente”. In caso tentasse di violare le indicazioni della Corte Suprema, ha proseguito Grieve, allora Elisabetta II sarebbe obbligata a intervenire e licenziarlo.

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