Gaffe di Crozza: il ministro dell’economia Gualtieri? Un professore di storia che suona la chitarra. La realtà: eurodeputato Pd da tre legislature, presidente della Commissione economia. Una bufala alla vigilia della presentazione del Def

Gaffe di Crozza: il ministro dell’economia Gualtieri? Un professore di storia che suona la chitarra. La realtà: eurodeputato Pd da tre legislature, presidente della Commissione  economia. Una bufala alla vigilia della presentazione del Def

Premessa: Crozza che è tornato con i “suoi fratelli” su rete Nove è un professionista di grande valore, e le sue interpretazioni fanno sorridere, anzi proprio ridere, mette a nudo in particolare vizi e difetti del mondo politico, economico, del giornalismo. Bene, ci facciamo quattro risate e qualche riflessione sui guai del mondo, Italia in particolare in cui viviamo. Bene. Ma questa volta, il chi è Roberto Gualtieri non l’ha proprio azzeccata. Anzi. E come Crozza ce ne sono molti altri nel mondo del giornalismo, della politica politicante. Ma come, si chiedono costoro, Crozza lo fa capire, in un momento come questo ci voleva un professore di Storia a gestire la nostra politica economica? Proprio alla vigilia della presentazione a Bruxelles del Def, il documento di aggiornamento della politica di economia e finanza sulla base del quale costruire la manovra di Bilancio da presentare  al Parlamento entro il  15 ottobre, entrate e spese, sminuire, denigrare la figura del ministro dell’Economia non è un bel vedere. Propri lui è impegnato in prima persona a presentare e trattare con Bruxelles in una fase molto complessa e delicata per l’Italia stante il debito molto alto che abbiamo. Allora sarà bene ricordare che proprio negli ambienti della Commissione europea Gualtieri gode di  tanta stima e ottimi rapporti con i Commissari che ne hanno apprezzato le qualità. A partire dal francese  Moscovici, il Commissario per gli Affari economici e monetari

Il chi è del ministro dell’ Economia. L’impegno politico a partire dai Ds

Gualtieri non è solo un professore di Storia, già un’ottima posizione. La novità della nomina a ministro dell’Economia è che si tratta di un politico e non di un tecnico. Gli piace suonare la chitarra, Bella ciao a ritmi di bossa nova, una delle canzoni preferite. Professore di Storia contemporanea all’Università degli studi di Roma, La Sapienza, vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci, ha intrapreso la carriera politica nei primi anni 2000. Membro della segreteria romana dei Democratici di Sinistra tra il 2001 e il 2006, nell’ottobre 2006 è stato uno dei tre relatori del convegno di Orvieto che ha dato il via alla costruzione del nuovo partito e ha successivamente fatto parte della commissione di saggi nominata da Romano Prodi che ha redatto il “manifesto” per il Partito democratico.

Il problema principale, le risorse disponibili. Entro il 15 ottobre il Bilancio alle Camere

Veniamo così al Def, alla manovra di Bilancio. Sarà bene ricordarlo, dal momento che ormai da più di un mese ogni giorno si leggono proposte di ogni genere per quanto riguarda la manovra di Bilancio. I cronisti che seguono Palazzo Chigi, le forze politiche, quelle al governo e quelle alla opposizione raccontano quelli che dovrebbero essere i contenuti della manovra. Sarà bene chiarire che in questa fase, quella del  Def, il problema principale  è quello delle risorse disponibili a partire dal maxi impegno  da 23,1 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva, il taglio del cuneo fiscale è la misura su cui hanno scelto di puntare Conte e i due partiti di governo. Ma tutto si tiene, in questa fase, discutere di questo o quel provvedimento, scontrarsi sulle colonne dei giornali è solo esercizio verbale. I contenuti della manovra dipendono infatti dalle risorse e faranno parte del Bilancio che deve  essere presentato entro il 15 ottobre dal governo al Parlamento. In questa fase il ministro Gualtieri è impegnato in un lavoro complesso, difficile, per definire con Bruxelles la “quantità” della manovra, il debito che dobbiamo coprire, le clausole di salvaguardia dell’Iva, le spese indifferibili.

La manovra parte da spese per 31-32 miliardi. Tutto si gioca sulla quantità del deficit

La manovra parte da spese per circa 31-32 miliardi. Oltre all’Iva, le spese indifferibili e il taglio del cuneo fiscale, ci sono anche micro-interventi come il rifinanziamento del pacchetto Industria 4.0 e gli asili nido. La partita  si gioca tutta sulla quantità del deficit che Bruxelles dovrebbe essere disponibile ad ammettere, il 2,2% su cui Gualtieri sta trattando. Se questa richiesta venisse accolta significherebbe portare nelle nostra casse 11 miliardi. Paolo Gentiloni, designato Commissario europeo per gli affari economici, parla di “piena flessibilità” nel rispetto delle regole che lascia intendere che alla fine Bruxelles potrebbe chiudere con un sì al deficit al  2,2%. Al Tesoro si stanno facendo i conti, il vice ministro all’Economia, Antonio Misiani, ha confermato che il deficit/Pil 2019 dovrebbe attestarsi al 2%. L’obiettivo per il 2020, come abbiamo detto, sarà frutto anche del negoziato con la Commissione europea. Nei giorni scorsi alcune indiscrezioni riferivano la volontà del governo di portare l’obiettivo del deficit 2020 al 2,3% del Pil.

Conte insiste nel proporre “un patto con gli italiani” contro l’evasione fiscale

È in  questo quadro che Giuseppe Conte parla di un “patto con gli italiani” per recuperare il più possibile dall’evasione fiscale e decidere le misure da inserire nella legge di Bilancio per il prossimo anno. Infine da segnalare che non arrivano notizie incoraggianti per quanto riguarda la situazione economica dell’Europa e quindi dell’Italia.Draghi, nelle parole di saluto, come è noto lascerà la Bce, non è stato ottimista, anzi. La crescita non c’è, l’Italia in particolare viaggia nei bassifondi della classifica. Il disavanzo, stando a quanto emerso dal vertice di Helsinki dovrebbe attestarsi verso il 2-2,1%. Il punto di caduta potrebbe fissarsi tra il 2,1% e 2,3%. Si sta valutando, inoltre, l’impatto che potrebbe avere la revisione fatta dall’Istat che ha certificato come il Pil nel 2018 sia cresciuto meno del previsto. La nota di aggiornamento al Def dovrà riflettere questa situazione. Lunedì il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la nota di aggiornamento. I numeri dovranno tradursi in provvedimenti che il governo presenterà al Parlamento dopo una consultazione con le forze sociali, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, con i quali Conte ha preso impegni precisi.

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