Inseguendo una nuova Luna

Inseguendo una nuova Luna
Domenica, alle prime luci dell’alba, saranno cinquantanni esatti da quando Neil Armstrong compì “un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”. Cinquant’anni sono un tempo storico complesso, interminabile, un’era geologica nel corso della quale sono avvenuti fatti che hanno segnato per sempre il nostro stare insieme e che rendono il mondo contemporaneo non paragonabile a quello di allora. Eppure, ad accomunare queste due ere tumultuose, entrambe caratterizzate da un passaggio d’epoca senza precedenti, c’è l’incertezza, l’essere sospesi tra il non più e il non ancora. Con una sostanziale differenza: nel ’69 regnava la speranza, oggi domina la paura. Allora i giovani, figli del nascente ceto medio e destinati a loro volta a farne parte, acquisito il pane, si preoccupavano delle rose. Oggi mancano sia il pane che le rose e la paura domina ogni discorso.
Nei giorni della luna tutto sembrava possibile: prima di piazza Fontana, della Strategia della tensione, degli Anni di piombo, dell’odio incrociato e della violenza stragista. In quell’estate di mezzo secolo fa si sognava ad occhi aperti e tutti si sentivano, in qualche modo, protagonisti di un evento di portata planetaria, con un’America ancora in grado di comprendere il proprio ruolo nel mondo e di indicare la rotta, non ancora isolazionista, nonostante la presidenza del pessimo Nixon, e intenzionata sì a rivendicare il proprio primato assoluto, come potenza egemone e faro dell’Occidente, ma non ad escludere tutti i paesi alleati da un trionfo di cui le classi dirigenti dell’epoca comprendevano a pieno la portata, non solo in funzione anti-sovietica.
L’America di Trump, al contrario, non sarebbe in grado di impegnarsi in una missione così importante, non ne avrebbe né la forza né le capacità, per il semplice motivo che è un Paese in guerra con se stesso e col mondo intero, non più all’altezza del proprio ruolo e della propria missione storica, in conflitto persino con il concetto di “destino manifesto” che da sempre caratterizza l’epopea e la retorica a stelle e strisce, incapace di fare squadra e di coinvolgere gli alleati in una qualunque impresa di dimensioni globali.
E allora, in queste afose notti di luglio, con il naso ancora rivolto all’insù, tanti sogni perduti, altrettante speranze tradite, un mondo sempre più feroce e incarognito e nuove generazioni che non credono più in niente e in nessuno, in questo quadro di sfacelo, attendiamo, forse invano, forse no, una nuova luna, una nuova passione collettiva, una nuova speranza comune, un nuovo sogno da condividere e far volare, innanzitutto nei nostri cuori. All’epoca c’era Tito Stagno con la sua interminabile diretta, il suo battibecco con Ruggero Orlando collegato da Houston, la RAI mobilitata in blocco e firme straordinarie come Enzo Biagi e Oriana Fallaci intente a descrivere ogni dettaglio dell’evento.
Oggi abbiamo i social e immaginate voi cosa potrebbe accadere qualora davvero l’uomo tornasse sulla luna, quanti “like”, quante condivisioni, quante foto e quanti messaggi correrebbero da un angolo all’altro del pianeta. Immaginate voi cosa potrebbe accedere se l’uomo si sentisse nuovamente al centro di un progetto più grande, direi eccezionale, qualunque esso fosse, e quale potrebbe essere il ruolo delle nuove generazioni, finalmente protagoniste in un ambito nel quale non avrebbero concorrenza.
Inseguendo una nuova luna, con lo sguardo rivolto verso il cielo.
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