Valter Vecellio. Per Radio Radicale futuro ancora incerto. La mozione pelosa del governo gialloverde

Valter Vecellio. Per Radio Radicale futuro ancora incerto. La mozione pelosa del governo gialloverde

Alcune cose appaiono chiare, in questa ormai lunga vicenda di “Radio Radicale”: il Movimento 5 Stelle, che concepisce la democrazia come referendum farlocchi gestiti privatamente e senza alcun controllo da società private, e opera come una falange chiusa senza possibilità di dissenso, vuole – nei fatti e nelle concrete intenzioni e azioni – che l’emittente fondata da Marco Pannella “chiuda”. Che la radio consenta a chiunque si sintonizzi nelle sue frequenze di conoscere integralmente e senza mediazione quello che nel “Palazzo” e nei “palazzi” del potere e dei poteri accade e si fa, ecco: tutto ciò risulta intollerabile. Et pour cause, dal loro punto di vista. La Lega di Matteo Salvini (e Salvini stesso) si spende, a parole, per “Radio Radicale”; ma si capisce bene che del destino dell’emittente al Carroccio importa un fico secco. Gli atti concreti, quelli che contano, non vanno in direzione diversa da quella impressa e indicata dal sottosegretario Vito Crimi. Resta l’opposizione, e neppure tutta; essendo opposizione, cioè minoranza, può fare ben poco. Il Partito Democratico e Forza Italia comunque in ben altre faccende sono affacendati; fanno sì la battaglia per “Radio Radicale”, ma è poco più che una battaglia di bandiera; soprattutto essere e fare opposizione non è, riconosciamolo, mestiere in cui i due partiti eccellono. Per tante e diverse ragioni, ma così è.

Ecco dunque che si arriva alla situazione in cui si è giunti: dopo tante polemiche, promesse, assicurazioni, attestati di solidarietà, riconoscimenti, mobilitazione, approvata dal Senato la mozione M5S-Lega. Piccola ciambella precaria, che certo non garantisce salvezza e sicurezza. Il testo impegna il governo a stipulare una convenzione triennale esclusivamente per concludere «l’attività di digitalizzazione degli archivi» che, in futuro, resterà «vincolata all’uso pubblico». Il documento sollecita una normativa ad hoc per la trasmissione delle sedute parlamentari da assegnare attraverso una gara e la disciplina del periodo transitorio. Una mozione che ha raccolto 138 sì, 45 no e 57 astensioni (contrario il PD, astenuti Fratelli d’Italia, Forza Italia, Gruppo Misto in cui militano Più Europa e Liberi e Uguali).

Il capogruppo del PD Andrea Marcucci accusa il governo, parla di “vittoria del gerarca minore Vito Crimi…Il governo odia la libertà di informazione perché è abituato a raccogliere il consenso con le fake news”. Il sottosegretario con delega all’editoria (M5S) replica che il rinnovo della convenzione, “senza una legge, non si può fare. Quindi non accetto l’accusa che si sta affamando l’emittente”. Sulla stessa linea la Lega, con Tiziana Nisini: “La mozione va incontro anche alle esigenze e alle richieste di ‘Radio Radicale’, che ha chiesto più volte un bando di gara”. Di opposto avviso il forzista Alberto Barachini, presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai: “Non risponde alla domanda di garantire la messa in onda della Radio”.

E I diretti interessati? Attendono la settimana che verrà animati dall’ottimismo della volontà, dallo scetticismo della ragione. Si legge in un comunicato diffuso dall’emittente: “Radio Radicale saluta con favore l’indizione di una gara per l’assegnazione del servizio di trasmissione delle sedute del Parlamento, gara che chiede pubblicamente dal 1998, e al contempo chiede che si arrivi rapidamente ad una soluzione per la copertura del periodo transitorio, che va dal 21 maggio scorso all’assegnazione della medesima gara. Senza questa rapida soluzione transitoria il servizio svolto da Radio Radicale fino ad oggi rischia di interrompersi”.

Notazione finale: per servizio pubblico di “Radio Radicale” si intende la trasmissione integrale e in tempo reale, delle sedute parlamentari e istituzionali. L’archivio e la sua digitalizazione non c’entrano nulla. E’ “semplicemente” l’ennesimo tentativo messo in essere per intorbidare acque già di suo melmose.

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