Lettera da Bruxelles, Ue chiede “manovra correttiva”. Le sceneggiate dei gialloverdi. Dati Istat, malgrado Istat, confermano che l’Italia è ferma. Scacchetti (Cgil): “Se non riparte il lavoro l’Italia non crescerà”. Le sinistre che fanno?

Lettera da Bruxelles, Ue chiede “manovra correttiva”. Le sceneggiate dei gialloverdi.  Dati Istat, malgrado Istat, confermano che l’Italia è ferma. Scacchetti (Cgil): “Se non riparte il lavoro l’Italia non crescerà”. Le sinistre che fanno?

Finalmente arriva il giorno della verità con la lettera che la Commissione della Unione europea farà pervenire al governo gialloverde. Ormai tiene banco sui media da una quindicina di giorni. La famosa doppia lettera firmata dal ministro Tria, una quella che è stata cambiata in extremis, non doveva essere diffusa, è stata al centro dei commenti e dei lazzi da parte dei più influenti media europei. Verrà annunciata  l’apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo oppure solo un “rimprovero”? Le agenzie di stampa annunciano che verrà chiesta una “manovra correttiva” per evitare la procedura di infrazione, così come già avvenuto. Ricordiamo  gli incontri a Bruxelles del ministro Tria e di Conte con il presidente della Commissione Ue per riformulare la proposta di Bilancio 2019. Ne parliamo più ampiamente a conclusione dell’articolo, dando la preminenza ai problemi nazionali, a partire dai nuovi dati economici forniti da Istat che segnano il fallimento delle politiche, se così si può dire, messe in atto dal governo. I dati nazionali parlano chiaro. Con il governo gialloverde la situazione del Paese non è migliorata. I disoccupati sono 2 milioni e 860 mila, oltre sei milioni tra disoccupati e inoccupati, 200 mila in cassa integrazione, sono aperte 162 vertenze al Mise, di cui è ministro il Di Maio, il debito pubblico è pari a 2mila miliardi 368 milioni, il 131,2 % del Prodotto interno lordo. Più di 5 milioni le persone in povertà. Non serve alcun commento.

Salvini Matteo dichiara guerra alla Commissione europea

Sottolineiamo solo che, a proposito delle misure che la Ue annuncerà, in particolare il vicepremier, ministro dell’Interno, Salvini Matteo ha sciorinato tutto il suo pesante vocabolario contro i “burocrati” europei. Di fatto, ha dichiarato guerra alla Unione europea. Magari poteva dedicare il suo tempo, come capo della Lega, a indicare  nuove scelte politiche da parte della Ue, confermando però il valore e il significato  della Ue invece di accreditarsi come uno dei capi dei sovranisti, dei populisti che  puntano ad uscire dall’euro. Insieme all’arrivo della lettera si scioglierà un altro interrogativo che ha fatto la gioia dei “retroscenisti”, quei giornalisti addetti a raccontare ciò che avviene all’interno dei “palazzi del potere” guardando dal buco della serratura. I loro scoop sono teleguidati. Gli addetti alla comunicazione, a partire da quelli di Palazzo Chigi, suggeriscono loro notizie fasulle, descrivono il governo sempre in procinto di tirare i remi in barca, risse continue fra Salvini e Di Maio, addirittura il presidente del Consiglio, l’avvocato Conte, che per drammatizzare la situazione convoca i giornalisti, fa la voce grossa, intima ai due capetti di smetterla di farsi la guerra. Lui è il presidente del Consiglio, o la smettono o se ne va. Ma perché, si chiedono alcuni politici, non si è presentato in Parlamento, perché non ha convocato un apposito consiglio dei ministri? Non poteva farlo. Perché si trattava di una sceneggiata, un modo come un altro per non parlare dei problemi veri, della “letterina” che arrivava dalla Ue, i cui contenuti, giudizi del tutto negativi sulla politica del governo, erano ben noti anche se non ancora scritti. Dalla  Commissione della Ue non poteva che arrivare una conferma dello stato disastroso della situazione economica e sociale del nostro paese. Poco più di un anno di governo Lega-M5s, non un provvedimento positivo, in compenso il deficit del Bilancio, i conti pubblici che peggiorano, l’occupazione che non cresce,  solo il lavoro a termine domina il mercato.

Nella graduatoria europea primi per lo spread. Tria la “vittima”

Siamo ormai uno degli ultimi paesi nella graduatoria economica dell’Europa. Primeggiamo solo per quanto riguarda lo spread, questa parola misteriosa, il termometro giornaliero che misura  la temperatura  dei nostri bot, ormai al pari con quelli della Grecia, colpita come è noto, dai fulmini della Commissione europea. Temperatura che si aggira attorno a 290 punti base dopo aver toccato anche quota 300. A  chi domanda al ministro Tria, una “vittima” del duo Salvini-Di Maio, perché è con lui che trattano gli Juncker, i Dombrovskis, i Moscovici (Conte lo considerano appena, non ha le conoscenze e neppure le competenze necessarie), a quanto ammonterà lo sforamento dei conti risponde: “Non c’è bisogno di sforare nulla, ma c’è bisogno di dare fiducia a chi investe in Italia”. Sembra Crozza, peccato che abbia terminato il ciclo di trasmissioni. A chi gli domanda sulla possibile procedura di infrazione europea sui conti pubblici dice: “Si aprirà un negoziato. Si dice di fare attenzione a non lasciare debito alle future generazioni, dobbiamo impedirlo”.

Va in soccorso del governo gialloverde l’Istat. Le ultime rilevazioni, guarda caso, uscite proprio alla vigilia dell’arrivo della lettera dalla Ue, parlano di una occupazione che va bene, in crescita di 56 mila unità rispetto ad aprile 2018, +03%. L’anno del governo, guarda caso. Ma non tutto è oro quel che riluce e l’Istituto rende noto che nel confronto mensile,  si registra un calo significativo nella fascia di età tra i 15 e i 34 anni (52 mila occupati in meno) mentre l’aumento si concentra soprattutto tra gli ultracinquantenni.  Anche l’aumento degli occupati su base annua (+56 mila unità) è trainato dall’aumento degli over 50 al lavoro (+232 mila) anche per effetto della demografia mentre le persone tra i 35 e i 49 anni sono diminuite di 176 mila unità. Sempre Istat, contraddicendo se stesso, mischiando numeri su numeri, rileva che il tasso di disoccupazione è stabile al 10,2%. Vanno peggio di noi solo Spagna e Grecia Ancora. La stabilità degli occupati nel confronto mensile è il risultato della sintesi tra il calo dei lavoratori autonomi (-0,4%) e dell’aumento dei dipendenti permanenti, ma soprattutto di quelli a termine.  (+1,7%, 50 mila in più). Il tasso di disoccupazione dei giovani (15-24 anni) nel confronto mensile sale di 0,8 punti percentuali, attestandosi al 31,4%.

Cgil: gravi problemi strutturali nel nostro mercato del lavoro

Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, commenta i dati resi noti dall’Istituto: “Dietro alla stabilità dei dati su occupati e disoccupati, rilevati oggi dall’Istat – afferma – si celano gravi problemi strutturali del nostro mercato del lavoro: cresce l’occupazione solo per gli over 50, mentre i giovani sono condannati a sognare un posto di lavoro; il tasso di disoccupazione è tra i più alti dell’Unione europea, peggio di noi Grecia e Spagna”. La segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti aggiunge: “il Paese è fermo. È urgente un Piano straordinario per l’occupazione, spinto dal rilancio di investimenti pubblici e privati. Occorre ripartire dal lavoro di qualità, dal rinnovo dei contratti nazionali, da serie politiche industriali, e da una vera riforma fiscale nel segno della progressività e della legalità. Purtroppo – conclude – le politiche del Governo vanno nella direzione sbagliata. Se non riparte il lavoro l’Italia non tornerà a crescere”.

Federconsumatori. Le misure prese dal governo non sono efficaci

Anche Federconsumatori sottolinea che i dati Istat segnalano “un andamento piuttosto statico dell’occupazione, segno evidente che le misure intraprese per il rilancio del mercato del lavoro non sono efficaci come sperato. Il tasso di disoccupazione ad aprile si attesta al 10,2%, stesso livello di marzo. Sale, invece, la disoccupazione giovanile, attestandosi al 31,4% (+0,8 punti rispetto al mese precedente)”. Si tratta di percentuali ancora elevate, molto lontane dai livelli pre-crisi (nel 2008 la disoccupazione si attestava al 6,7%). Per rimettere in moto il settore occupazionale – conclude Federconsumatori – è necessario avviare un piano straordinario che stanzi congrui investimenti per la crescita, lo sviluppo tecnologico, la ricerca, la modernizzazione delle infrastrutture.

Commissione Ue. Il rapporto sulla violazione della regola del debito

Torniamo a Bruxelles nel nostro ipotetico viaggio verso la lettera della Commissione Ue, sottolineando un dato che non sfugge ai Commissari: la produttività italiana è cresciuta del 6,7% negli ultimi 23 anni, contro il 31,6% della Germania, il 27,8% della Francia, il 16,8% della Spagna e il 27,4% medio dell’Unione europea. La riunione settimanale del collegio dei commissari europei discuterà il nuovo rapporto sulla violazione della regola del debito da parte dell’Italia. Rapporti simili saranno discussi anche riguardo al debito pubblico di altri tre paesi dell’Eurozona: Francia, Belgio e Cipro. Ieri, senza sorprese, i capi di gabinetto dei commissari  preparando l’agenda della Commissione, hanno dato il via libera alla discussione di questo punto,  con la formula, notano le agenzie di stampa, già usata nell’autunno scorso secondo cui è “giustificata” (“warranted” in inglese) la constatazione della violazione della regola del debito da parte dell’Italia, in vista dell’eventuale avvio di una procedura Edp “per deficit eccessivo” (si chiama così anche quando riguarda il debito e non il deficit pubblico). Il rapporto tiene conto di tutti i “fattori rilevanti” segnalati dalla lettera del ministro dell’economia Giovanni Tria per spiegare il fatto che il debito, invece di diminuire, è aumentato. Se approvato dai commissari, il documento sul debito italiano verrà sottoposto al Comitato economico e finanziario, l’organismo tecnico in cui siedono i direttori generali del Tesoro e delle banche centrali nazionali di tutti gli Stati membri, che ha 15 giorni per pronunciarsi con una sua opinione

Tempi lunghi per  avviare la procedura. Ancora in carica questo governo?

Successivamente, la Commissione presenterà una propria “opinione” sull’esistenza di un deficit eccessivo (ma relativamente alla violazione della regola del debito) ed eventualmente una proposta per l’avvio di una procedura Edp contro l’Italia, da sottoporre al Consiglio Ecofin (i ministri finanziari dei Ventotto) per l’approvazione formale, a maggioranza qualificata. In questo caso, il primo Ecofin utile sarebbe quello del 9 luglio a Bruxelles. È possibile che  se ne discuta già alle precedenti riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin a Lussemburgo il 13 e 14 giugno. Immediatamente dopo l’approvazione formale, da pare dell’Ecofin, l’avvio della procedura Edp. La commissione presenterebbe anche una raccomandazione con un programma di misure da attuare, a scadenze prestabilite, per correggere gli squilibri finanziari nei conti pubblici e un termine entro cui tornare a rispettare i requisiti relativi al deficit e al debito. In caso di azione inadeguata da parte del governo per attuare le raccomandazioni, l’Ecofin può approvare ulteriori raccomandazioni e può arrivare, in caso di non rispetto, fino a comminare delle sanzioni. Una sanzione può essere la manovra correttiva, stando alle notizie diffuse a tarda sera. Manovra correttiva di non facile attuazione visti i rapporti fra Lega e e pentastellati. Ammesso che il governo attuale sia, al momento, ancora in carica. Conclusioni? Non ce ne sono. O no, una in particolare: che la sinistra, o meglio le sinistre sparpagliate, gli ambientalisti, i movimenti giovanili, tutte quelle forze che fanno della Costituzione, degli istituti democratici, la loro bandiera, che vogliono cambiare l’Europa per  costruire l’unità dei popoli e degli Stati, che credono nell’uguaglianza, che non guardano al colore della pelle, che  richiamano il “Manifesto di Ventotene”, si diano una mossa per  costruire una grande opposizione rosso verde  nel Parlamento e nel Paese. Prima tappa per riconquistare il governo dell’Italia.

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