Il governo in attesa di Godot, procede col ménage à trois. Conte sulla graticola, Salvini spietato, e Di Maio pensa al reddito minimo

Il governo in attesa di Godot, procede col ménage à trois. Conte sulla graticola, Salvini spietato, e Di Maio pensa al reddito minimo

Superate le tensioni elettorali e le voci di crisi e di elezioni anticipate questa sera il primo chiarimento a tre tra Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini dopo le elezioni europee. Sul tavolo parecchia carne al fuoco per i leader del governo giallo-verde alle prese con l’agenda per rilanciare l’azione dell’esecutivo e la grana della procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Stamattina il premier Conte ha fatto sapere come la pensa su quest’ultimo punto: “Attenzione a sfidare la Commissione europea sulla procedura di infrazione per debito eccessivo. Se viene aperta davvero, farà male all’Italia. Non è tanto e solo questione di multa. Ci assoggetterà a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità in campo economico: una bella eterogenesi dei fini, per questo governo che è geloso custode dell’ interesse nazionale. Senza considerare che potrebbero essere messi a rischio i risparmi degli italiani…”. Il presidente del Consiglio ha fatto capire di voler essere protagonista della trattativa in Europa e in mattinata ha incontrato il candidato del Ppe alla Presidenza della Commissione europea, Manfred Weber. Il messaggio era evidentemente diretto al leader della Lega che nelle ultime battute della campagna elettorale ha preso di mira proprio Bruxelles e le sue regole: “I risparmi degli italiani non corrono alcun rischio. Li correrebbero solo con una manovra alla Monti – ha chiarito il ministro dell’Interno -, con quelli che ipotizzano la necessità di nuovo tasse e dell’aumento dell’Iva”. “Sarà necessario un incontro con i tecnici del Mef e il ministro Tria per mettere a punto una strategia da adottare nell’interlocuzione con l’Europa, volta ad evitare una procedura di infrazione per il nostro Paese, e per impostare una manovra economica condivisa”, recita una nota di palazzo Chigi diffusa al termine dell’incontro, che però non è bastato a ricucire del tutto le tensioni degli ultimi giorni con il premier. Un vertice che è stato un vero e proprio banco di prova per lo stato di salute del governo in vista anche del delicato Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio.

Di Maio, che dopo il deludente risultato elettorale è alle prese con una riorganizzazione interna, punta invece sul salario minimo per rilanciare i consensi del Movimento 5 stelle: “Ora dobbiamo puntare ad aumentare gli stipendi dei lavoratori italiani sottopagati. E lo vogliamo fare con il salario minimo orario, ovvero fissando per legge una soglia al di sotto della quale non si può scendere. Una soglia di almeno 9 euro lordi l’ora!”, ha scritto su facebook il vicepremier che oggi era insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Ginevra alla Conferenza internazionale del lavoro, organizzata dall’Oil.

“La misura si rivolge a giardinieri, autisti, camerieri, cuochi, pizzaioli, guardie notturne, centralinisti e tanto altri. Parliamo di almeno 3 milioni di persone con una famiglia e dei figli, che si alzano tutti i giorni la mattina o persino di notte per andare a lavorare. E devono andarci col sorriso, con dignità!”, ha spiegato Di Maio. Sullo sfondo ci sarà anche il tema del rimpasto di governo con le poltrone a rischio per Danilo Toninelli e Giulia Grillo e la casella da riempire lasciata da Paolo Savona agli Affari europei al quale ora ambisce la Lega. Il partito di Salvini reduce dal successo elettorale può rivendicare ora anche il posto italiano all’interno della commissione europea. Tra i nomi che circolano c’è quello del sottosegretario Giancarlo Giorgetti, anche se il diretto interessato nega ogni volta che gli viene chiesto, e quello del ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana. “Non faccio nomi per non far torto a nessuno – ha risposto Salvini su Giorgetti -: ci sono tanti uomini e tante donne che potrebbero andare a difendere gli interessi nazionali e italiani in Europa, meglio di quello che è stato fatto in passato sicuramente”.

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