Perché Salvini sposa la causa della destra estrema?

Perché Salvini sposa la causa della destra estrema?

Due considerazioni. La prima, la piazza. Certo, rispetto alle aspettative di centomila, “un milione o un miliardo”, le persone in piazza erano molte meno. A detta di chi se ne intende non erano più di ventimila, anzi meno, tutti insieme. Il popolo della Lega, i curiosi come me e i contestatori. Molti, urlanti e fischianti. Tante o poche a secondo dei punti di vista. Certo poche per Salvini che se ne aspettava molte di più,

Secondo, questa non è stata la manifestazione della Lega fatta anche per rassicurare, forse solo tatticamente, sulla sorte del governo. È stato molto di più. È stata la manifestazione della destra europea che Salvini ha voluto portare a Milano, al suo seguito. Quindi non uno dei tanti comizi che Salvini ha fatto in questi mesi, girando l’Italia in lungo e in largo, per raccattare nuovi voti e per mobilitare i “suoi”. Non una manifestazione nazionale per giocarsela dopo il 26 maggio, nella speranza di avere un peso contrattuale tale da condizionare qualunque governo possibile, con la Lega in posizione egemone e magari potersi giocare anche la carta della Presidenza del Consiglio. Non solo tanti voti in più per umiliare il M5S o per annientare il Pd. No, per essere il primo partito in Italia e in Europa ed essere il capo della destra europea. Lo ha detto a chiare lettere alla presenza dei suoi alleati.

Come? Con tutto il vecchio armamentario fascistoide di “Dio, patria e famiglia”, con l’aiuto del buon Dio e un rosario in mano, e con la vittoria assicurata dall’intervento diretto del “cuore immacolato di Maria, della Madonnina che ci guarda dall’altro”, offrendo al suo popolo la ricostruzione di una nuovo pantheon leghista, fatto di santi, papi e cardinali, da Ratzinger a Wojytila, contro l’attuale papa Francesco, e da grandi uomini del passato di centro e di destra, da De Gasperi a De Gaulle. Per combattere “le Merkel, i Macron, i Soros, gli Juncker che hanno costruito l’Europa della finanza e dell’immigrazione incontrollata”.

Salvini è con la destra estrema e si candidata ad essene il capo “che difenderà i confini d’Europa”. Con coraggio, “Se serve per voi, per l’Italia e per i miei figli, io do la vita. Non mi fermo davanti a niente e nessuno”.  Stuzzica la sua gente lasciando intendere di essere in pericolo, “Ogni tanto qualcuno mi dice rallenta, stai attento, non metterti contro la mafia, la camorra, la ndrangheta. Ma, più mi dicono rallenta, più vado avanti come un treno per difendere il mio paese”. E ancora “Sicuramente nei confronti miei e della Lega c’è un clima di intolleranza, io sono l’aggredito”.

Ma perché Salvini ha voluto sposare la causa della destra estrema? Aveva bisogno di spostare così tanto a destra l’asse politico della Lega? Ce n’era bisogno?  Pensa di catturare tutto il disagio e il bisogno di leadership che staziona nella pancia degli italiani? O questo cambio di passo rischia addirittura di danneggiarlo? Lo vedremo dopo il 26 maggio. Certo, un’alternativa convincente non c’è, l’unica è al momento nelle mani del M5S. E la ricomposizione sic et simpliciter del centrodestra, con l’aiuto dei cani sciolti, sembra improbabile.

Da sinistra arriva poco. Il Pd risponde alla forza dirompente della Lega con una debolezza. “Noi, patrioti europei”.  Con Pisapia e Calenda. Come un anno fa, quando in occasione del 25 aprile a Milano tutti i militanti del Pd, insieme al loro stato maggiore, si misero la maglietta azzurra per rendere chiaro che stavano dalla parte di Macron. Errore fatale. E ad oggi il Pd potrebbe tornare al governo solo con un ruolo marginale e aggiuntivo. Il ruolo della ruota di scorta.

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