Governo. Il viceministro alle Infrastrutture Rixi condannato in primo grado a 3 anni e 5 mesi per peculato e falso. Si è dimesso, ma resta una crepa nella maggioranza

Governo. Il viceministro alle Infrastrutture Rixi condannato in primo grado a 3 anni e 5 mesi per peculato e falso. Si è dimesso, ma resta una crepa nella maggioranza

Condanna in primo grado di tre anni e cinque mesi per Edoardo Rixi, il viceministro della Lega coinvolto nell’inchiesta ‘spese pazze’ nella Regione Liguria. Per l’esponente leghista scattano anche le limitazioni politiche della legge Severino. Rixi, che tra il 2010 e il 2012 era capogruppo regionale della Lega, era accusato di peculato e falso. La seconda sezione penale del tribunale di Genova, presieduta dal giudice Giuseppe Dagnino, ha disposto anche la confisca di 56 mila 807 euro per il viceministro. Il pubblico ministero, Francesco Pinto, aveva chiesto per lui una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione. Il Tribunale di Genova, quindi, ha pronunciato una sentenza più severa. Secondo la procura del capoluogo ligure i 22 imputati, tra consiglieri ed ex consiglieri regionali, accusati a vario titolo di peculato e falso, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2012 si sarebbero fatti rimborsare, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, gratta e vinci, fiori, birre, ostriche e vari oggetti acquistati per uso personale, per un ammontare complessivo di diverse centinaia di migliaia di euro. Il tribunale di Genova ha comminato come pene accessorie anche otto interdizioni ai pubblici uffici. Le interdizioni perpetue sono per Michele Boffa (ex presidente del Consiglio regionale del Pd), Luigi Morgillo (ex consigliere regionale di Forza Italia), Alessandro Benzi (ex Sel, poi Gruppo Misto), Marco Limoncini (Udc), Miceli (Pd), Rixi, Rosso (attuale capogruppo regionale di Fratelli d’Italia) e Aldo Siri (ex Lista Biasotti). Le interdizioni per la durata della pena sono per Francesco Bruzzone (attuale senatore della Lega), Armando Ezio Capurro (lista civica), Giacomo Conti (ex federazione della Sinistra), Raffaella Della Bianca (ex Forza Italia), Marylin Fusco (ex Idv), Gino Garibaldi (sindaco di Cogorno), Marco Melgrati (sindaco di Alassio), Franco Rocca (sindaco di Zoagli), Matteo Rossi (ex Sel), Roberta Gasco (ex capogruppo del gruppo misto Udeur-Sinistra Indipendente) e Alessio Saso (Ncd).

Niente sospensione dal Parlamento per i leghisti Edoardo Rixi, dimessosi dall’incarico di viceministro, e Francesco Bruzzone. Per il deputato e il senatore liguri le sospensioni previste dalla legge Severino scatteranno, infatti, solo dopo che la sentenza sarà passata in giudicato, ovvero dopo il verdetto della Cassazione.

Una sentenza attesa che non coglie di sorpresa il partito di via Bellerio, tanto che non trascorre neanche una mezz’ora e lo stesso Rixi diffonde una nota in cui annuncia di aver dato le dimissioni nelle mani di Matteo Salvini. “Ho sempre agito per il bene degli italiani. Conto sull’assoluzione perché non ho mai commesso alcun reato, ma per l’amore che provo per l’Italia e per non creare problemi al governo ho già consegnato nelle mani di Matteo Salvini le mie dimissioni”, scrive Rixi su Facebook. A stretto giro di posta, Salvini riferisce di averle accettate per “tutelare lui e l’attività del governo da attacchi e polemiche senza senso”. Il vicepremier, tuttavia, non manca di sottolineare polemicamente: “Io rispetto le sentenze e conto su una assoluzione a fine processo, ma trovo incredibile che ci siano spacciatori a piede libero, e sindaci, amministratori e parlamentari accusati o condannati senza uno straccio di prova”. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ringrazia il viceministro “per la sensibilità istituzionale manifestata e per il proficuo contributo fin qui fornito all’attività di governo”. E gli esprime “vicinanza” con “l’auspicio che le sue ragioni possano prevalere nei successivi gradi di giudizio”. La ‘mossa’ in contropiede di Rixi e Salvini stoppa sul nascere l’ondata di dichiarazioni dei 5 Stelle sul necessario passo indietro, anche se il fuoco di fila era già partito. Velocissimo il presidente della commissione Antimafia, tra i primi a chiedere subito la testa dell’esponente leghista: “Non può rimanere al governo”, twitta Nicola Morra. Anche il sottosegretario Stefano Buffagni interviene subito, dicendosi “certo che Salvini chiederà il rispetto del contratto di governo e pretenderà che Rixi faccia un passo indietro dall’esecutivo”. Negli stessi minuti il Movimento5Stelle diffonde una nota: “A proposito della condanna del viceministro Rixi il contratto di governo parla chiaro e siamo sicuri che la Lega lo rispetterà”. Ma appunto, tutto si è già consumato nell’arco di pochissimo tempo, e la ‘bolla’ – che rischiava di esplodere come nel precedente ‘caso Siri’ – si sgonfia, tanto più visto che è Salvini in persona a metterci subito la faccia, sacrificando la testa del viceministro sull’altare della tenuta dell’esecutivo, mette in chiaro, e ‘ripagando’ Rixi per il gesto con la nomina a responsabile Infrastrutture del partito.

Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, pur ringraziando Rixi “per il lavoro svolto” e rivendicando che “il contratto di governo, ancora una volta, si dimostra lo strumento migliore per garantire il cambiamento”, rileva come il suo “ministero sia stato falcidiato” (dopo Siri, ora anche Rixi, sempre alle Infrastrutture ed ora la Lega non ha più nessun esponente in quel dicastero), ma “andiamo avanti a sbloccare opere e procedure per usare al meglio i soldi dei cittadini”, garantisce il ministro M5s. Ai pentastellati non resta che sottolineare e rivendicare come, grazie al ‘faro’ del contratto, tutto sia sia risolto per il meglio e in brevissimo tempo: “Un sottosegretario del governo (parte Lega) è stato condannato (in primo grado) per peculato a 3 anni e 5 mesi. Nel giro di 15 minuti ha presentato le dimissioni. Il presidente Conte le sta accettando. Meno di un’ora, il caso si chiude e si va avanti nel lavoro. Questo accade grazie alla chiarezza del contratto ideato e proposto da Luigi Di Maio. Contratto che è alla base di qualsiasi azione del governo Conte”, afferma il sottosegretario Carlo Sibilia. Solidarietà a Rixi da parte di Giovanni Toti, governatore della Liguria: “Dolore per la condanna dell’amico Edoardo Rixi. Nel rispetto del lavoro della magistratura, continuo a ritenere Edoardo una persona onesta e sono certo che lo proverà nel prosieguo della vicenda processuale”. Rispetto verso il viceministro dimissionario arriva anche dal Pd: “Le dimissioni di Rixi sono un atto assolutamente dignitoso. E’ un avversario politico e se gli contestano queste cose avrà fatto degli errori ma sono personalmente dispiaciuto per la condanna, si è sempre comportato con grande correttezza in questi mesi”, dice il vicepresidente dem Andrea Orlando. La deputata di Liberi e uguali ed ex presidente della Camera Laura Boldrini scrive in una nota di non conoscere “personalmente Rixi ma ricordo – aggiunge – che mi attaccò per difendere un altro leghista condannato, Camiciottoli, il sindaco che mi augurò lo stupro per farmi tornare il sorriso”. Boldrini, poi, prosegue: “Portare Siri e Rixi e compagnia bella al governo è stato un vero capolavoro, complimenti a Di Maio”.

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