Bruxelles ci dà 48 ore. I conti non tornano, debito in eccesso. Si avvicina procedura di infrazione e multa. Corte dei Conti: colpite prospettive di crescita. Sessanta docenti universitari: crisi di fiducia, fuga di capitali, occupazione a rischio

Bruxelles ci dà 48 ore. I conti non tornano, debito in eccesso.  Si avvicina procedura di infrazione e multa.  Corte dei Conti: colpite prospettive di crescita. Sessanta docenti universitari: crisi di fiducia, fuga di capitali,  occupazione  a rischio

La lettera da Bruxelles a firma Valdir Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue e dal responsabile degli affari economici, Pierre Moscovici, è arrivata a destinazione, il ministro Tria. Conferma quanto le agenzie di stampa, a partire da Bloomberg hanno anticipato proprio poco ore dopo che erano stati chiusi i seggi elettorali. Bruxelles chiede al governo chiarimenti sulla esistenza o meno di fattori significativi “utili per valutare complessivamente in termini qualitativi lo scarto in eccesso rispetto al parametro di riferimento del debito/pil”. Confermata la richiesta a Tria di rispondere entro venerdì. Quando i giornalisti hanno interpellato Salvini, con qualche fastidio ha detto di non averla ancora letta. “Prima di rispondere – ha affermato – devo leggere cosa c’è scritto. Non è ancora arrivata”. In realtà le lettere sono due, anzi tre come vedremo e non è pensabile che Salvini le ignori.  Come si dice l’una tira l’altra quando si mangiano le ciliegie, ma qui il “pasto” è davvero indigeribile. Non solo non è pensabile, anche se come è noto il Matteo, vicepremier e ministro, non frequenta molto il ministero, che nessuno del suo sempre presente staff l’abbia messo sull’avviso. Anche perché, di fatto, la lettera da Bruxelles che tanto turba il Salvini, fa il paio con un’altra missiva, forse ancora più pesante di quella firmata da Dombrovskis e Moscovici, il Rapporto 2019 della Corte dei Conti che fa presente che la riduzione del debito resta la priorità per i conti del nostro Paese. “Il permanere di condizioni di incertezza sulla possibilità che nel medio termine si possa imboccare un sentiero decrescente rischia di incidere negativamente sulle stesse prospettive di crescita del Paese”, scrivono i magistrati contabili. La terza “lettera” è un documento firmato da sessanta docenti in economia  di numerose università italiane.

Poche righe dalla Ue che sta preparando il rapporto sul debito

Torniamo alla lettera da Bruxelles, molto breve. Viene confermato che l’Italia non ha fatto progressi sufficienti per rispettare il criterio del debito del 2018 e ciò comporta l’apertura formale del processo che potrebbe portare alla apertura di una procedura  per violazione del patto di stabilità che potrebbe comportare una multa di 3,5 miliardi. La Commissione chiede chiarimenti sulla esistenza di “fattori significativi utili per valutare complessivamente in termini qualitativi lo scarto in eccesso rispetto al parametro di riferimento del debito/pil”. Come i media avevano anticipato, a Tria è stato chiesto di rispondere entro venerdì 31. Dombrovskis e Moscovici confermano l’intenzione di preparare un rapporto sul debito in virtù dell’articolo 126.3 del trattato, che costituirebbe il primo passo di una procedura per deficit eccessivo. Sul rapporto il Comitato Economico e Finanziario (dove sono rappresentati i governi) “dovrà dare la sua opinione”. Da qui il passo verso la multa per infrazione è breve. Salvini  dimenticando che aveva affermato di non aver letto la lettera quasi fosse all’oscuro delle posizioni assunta dalla Commissione, invece entra nel merito e scopre ancora una volta le carte. Critica i vincoli di bilancio che fanno male, i “parametri che sono vecchi” mentre, invece, “bisogna puntare sulla crescita, sugli investimenti e rimettere il lavoro al centro”. Belle parole, ma, come si dice, fra il dire e il fare c’è di mezzo un mare. Crescita, lavoro, sono solo parole perché le misure che interessano il vice ministro dell’Interno riguardano in particolare la flat tax, un regalo ai ricchi pagato dai poveri.

Rapporto Bce: L’Italia pesa sulla crescita dell’Eurozona per la sua incertezza politica

Torniamo alla Corte dei Conti. Un lungo e articolato documento che trova conforto anche dal rapporto della Banca centrale europea, quella che Salvini  vede come il fumo negli occhi e, in puro stile “sovranista”, con Draghi in scadenza di mandato, vorrebbe mettere sotto controllo o eliminare del tutto. Nel “rapporto sulla stabilità finanziaria” la Bce afferma che: l’Italia pesa sulla crescita dell’Eurozona per la sua incertezza politica e lo spread in rialzo è un sintomo del fatto che “le regole vanno rispettate”. La pensa così anche la Corte dei Conti, per la quale la “tenuta dei target concordati con la Ue è essenziale”. La Corte, nel Rapporto, scrivono le agenzie di stampa, “si sofferma anche su uno dei provvedimenti principali dell’attuale governo, il reddito di cittadinanza”. Il finanziamento in deficit della misura, si spiega, “è motivo di preoccupazione per gli equilibri di bilancio di medio termine, date le condizioni di elevato debito pubblico”. “Un eventuale minor esborso rispetto alle stime originarie andrebbe utilizzato, almeno sotto lo stretto profilo della sostenibilità dei conti pubblici, per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito”, scrivono i magistrati contabili, i quali fanno presente che “la misura rischia di disincentivare i giovani a ricercare un impiego. Resta la preoccupazione – afferma il Rapporto – che in un contesto, come quello italiano, in cui è elevata la quota di economia sommersa e sono bassi i livelli salariali effettivi, il reddito possa scoraggiare e spiazzare l’offerta di lavoro legale”. Per quanto riguarda la previdenza i magistrati della Corte dei conti sono “scettici”. Sarebbe importante definire “un quadro di certezza e stabilità normativa. Un quadro  – afferma  la Corte dei conti – che dovrebbe essere in grado di offrire una ‘sostenibile normalità’ alle nuove generazioni, ai lavoratori più anziani, alle imprese, agli investitori internazionali interessati ad avviare attività economiche nel nostro Paese per i cui piani industriali rileva la prospettiva degli oneri sociali”. Le misure dovrebbero essere ispirate “ad un corretto bilanciamento delle esigenze delle generazioni presenti e di quelle future”. Critiche  anche su  misure come “la modifica del meccanismo di perequazione ai prezzi, il contributo, per l’appunto straordinario, sui trattamenti di importo elevato, i tempi per la corresponsione del TFR/TFS nel pubblico impiego, il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro, e così via”.

 Appello docenti. L’irresponsabilità fiscale non ha colore politico. Aumento Iva non ha alternative

Arriviamo così alla lettera resa nota da Repubblica nella quale sessanta docenti in materie economiche di numerose università italiane prendono posizione sulla manovra economica, ne mettono a nudo le ambiguità, contestano le diverse proposte, smontano le  promesse elettorali e concludono: “Occorre che il governo chiarisca quale strada intende percorrere: se aumentare ora la pressione fiscale, rischiare una crisi finanziaria o, infine, impegnarsi in una seria revisione della spesa pubblica e delle promesse elettorali. Questi problemi riguardano le famiglie e le imprese italiane e prescindono da interessi di parte e dall’orientamento ideologico: l’irresponsabilità fiscale non ha colore politico”. I docenti sottolineano che “il governo Conte ha promesso nuove entrate fiscali per circa 52 miliardi tra il 2020 e il 2021. Queste entrate non sono solo necessarie per compensare i disavanzi contratti durante la recessione del 2008-2013, il rallentamento della crescita e l’aumento dei tassi d’interesse, ma anche per finanziare nuove spese, come il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 che, secondo il Documento di Economia e Finanza, incrementano le prestazioni sociali di oltre 48 miliardi dal 2020 al 2022 (+0,8% di PIL all’anno). Con tale programma di finanza pubblica, l’aumento delle aliquote IVA e delle accise non ha alternative credibili. I ministri parlano di privatizzazioni, eliminazione delle agevolazioni fiscali e risparmi dei ministeri, ma queste misure possono coprire solo una frazione trascurabile del fabbisogno complessivo. A completare il quadro s’inserisce la proposta di abbattimento delle aliquote fiscali (cosiddetta flat tax), che, secondo stime attendibili, farebbe lievitare il disavanzo tra i 12 e i 17 miliardi all’anno. Il governo non ha ritenuto di chiarire quali fonti di entrata consentirebbero questo progetto ambizioso, oltre all’aumento dell’IVA necessario a finanziare spese già approvate”.

Se la crescita continua a languire, il nuovo debito pagato dalle prossime generazioni

“In contrapposizione con quanto previsto dal Documento di Economia e Finanza, il ministro Salvini – prosegue il documento dei docenti universitari – ha dichiarato ripetutamente di essere contrario a un aumento dell’IVA e di ogni altra imposta, e ha avanzato l’improbabile ipotesi che questa violazione degli impegni presi con l’Unione Europea sarebbe ‘perdonata’ dalla prossima Commissione Europea.  Anche se ciò avvenisse, si dimentica di dire che il nuovo debito sarà pagato dalle prossime generazioni e che la Commissione non è né l’unico né il più  importante dei nostri interlocutori. Il Tesoro deve collocare ogni anno sul mercato 300-400 miliardi di titoli pubblici e, se non fossero raccolte le risorse già previste, il disavanzo pubblico aumenterebbe oltre il 3,4% del PIL nel 2020 ed il debito pubblico salirebbe al 139% nel 2024 (secondo stime FMI). Le agenzie di rating mantengono un giudizio di credito stabile ma le loro previsioni (outlook) sono negative. Se gli impegni di bilancio non fossero mantenuti e la crescita continuasse a languire, un declassamento sarebbe estremamente probabile. Qualora i nostri titoli perdessero la qualifica di “investment grade” si innescherebbe con ogni probabilità una crisi di fiducia e una fuga dei capitali, con conseguenze potenzialmente molto gravi sulla stabilità delle banche, sulla ricchezza delle famiglie e sull’occupazione”.

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