Solo Istat vede la crescita. Il governo bara. Il Paese è immobile. Landini, aumentano solo i contratti a termine. Stangata in vista, annuncia Tria. Dure critiche dalle associazioni di imprese

Solo Istat vede la crescita. Il governo bara. Il Paese è immobile. Landini, aumentano solo i contratti a termine. Stangata in vista, annuncia Tria. Dure critiche dalle associazioni di imprese

Se sui dati Istat si potesse scommettere come se si trattasse del Lotto o di uno dei tanti giochini cui si dedicano molti “appassionati” con la speranza di mettere nel portafoglio qualche soldino, la vittoria sarebbe assicurata. Basterebbe prendere come cavallo vincente una delle “uscite” dell’Istituto, quando, nei momenti difficili che segnano la situazione economica del nostro Paese, arriva in soccorso del governo il “bollettino” sullo stato del Paese. E il gioco è fatto. Questa volta si trattava del bollettino che doveva rispondere ad una domanda: l’Italia è ancora in fase di “recessione tecnica” oppure ne siamo usciti, sia pure per il rotto della cuffia? Non avevamo dubbi. Istat risponde che la recessione tecnica è terminata. Il governo trilla, il premier, i due vicepremier, tirano un sospiro di  sollievo. Si prendono a pugni in faccia, metaforicamente, ma ogni giorno che passa ha la sua pena. La rissa fra Conte, Salvini, Di Maio è assicurata. In questi giorni tiene banco il sottosegretario Siri, che in un paese normale si sarebbe già dimesso proprio per meglio difendersi da accuse pesanti che lui respinge, sostenuto a spada tratta dal Salvini. Se ne dovrebbe occupare un consiglio dei ministri convocato per questa sera di cui si parla in altra parte del giornale. Forse non se ne farà nulla visto che l’ordine del giorno parla di “varie ed eventuali” e non sarebbe bello sciupare la festa organizzata dall’Istat con la diffusione dei dati che accertano che dalla recessione siamo fuori. Tutte balle, bugie nascoste dietro un cumulo di numeri, che fanno apparire il nostro paese ormai sulla via di una forte ripresa economica, a partire dalla crescita della occupazione, del Pil che  torna a brillare. Miserie umane. I dati resi noti da Istat parlano di un Pil che nel primo trimestre 2019 fa registrare un +0,2% rispetto al precedente con una previsione su base
annua di +0,1%.

Gualtieri (Pd). Siamo alla derisione aperta degli italiani. Il governo prepara la stangata

“Dati”, dice l’eurodeputato del Partito Democratico e presidente della Commissione Ue Affari Economici e Monetari, Roberto Gualtieri, “che fotografano un Paese immobile, o meglio immobilizzato dalle politiche di questo esecutivo che, oltre a litigare e dividersi su tutto, è riuscito a far crollare gli investimenti, a far crescere lo spread e a predisporre per dopo le elezioni una colossale stangata di tagli e tasse di cui faranno le spese tutti gli italiani”. Nonostante la cruda realtà, oggi il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio senza alcuna remora afferma che “siamo fuori dalla recessione”, mentre il suo alter ego della Lega, Salvini, parla di “dati positivi sul Pil”. “Siamo alla derisione aperta degli italiani – ha concluso Gualtieri – questo è, sì, il Governo del cambiamento, quello che da Paese del G7 rischia di portarci al declino e alla bancarotta”. Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia, sottolinea che “il Pil italiano è cresciuto del +0,2% nel primo trimestre del 2019 ma l’Italia resta il fanalino di coda dell’Europa per livello di crescita. Il tasso di crescita medio dell’Eurozona rilevato oggi dall’Eurostat è infatti salito del +0,4%, ovvero ad un tasso doppio di quello del nostro Paese, con la Francia che è cresciuta del +0,3% e la Spagna addirittura del +0,7%. L’Italia è ferma mentre l’Europa cresce”.

Occupazione. Un nugolo di numeri che nascondono la realtà

Prendiamo i dati sull’occupazione. Un nugolo di numeri nei quali si rischia di perderci. A marzo, dice l’Istat, l’aumento dei posti di lavoro ha coinvolto 60mila lavoratori, lo 0,3% in più rispetto al febbraio scorso, che fissa il tasso di occupazione al 58,9% tornando così ai livelli massimi dell’aprile 2008. Una crescita confermata anche dai dati tendenziali che parlano dell’assunzione di 114mila lavoratori, lo 0,5% in più di quanto registrato nel 2018. E scende la disoccupazione: le persone in cerca di occupazione, infatti, calano di 96mila unità pari al 3,5% portando il tasso dal 10,5% al 10,2% con un calo di 0,4 punti percentuali. Ma si tratta di numeri fasulli, si fa di tutta l’erba un fascio, senza distinguere il lavoro a termine, la diminuzione delle ore lavorate. Insomma, non si utilizza un vero termometro per misurare la temperatura del lavoro dando modo al governo di esultare. “I numeri testimoniano la solidità e la tenuta dell’economia italiana”, dice il ministro Tria che, però gela gli entusiasmi dei Di Maio, Salvini, Conte, quando in una intervista al “Fattoquotidiano” afferma che “Il bilancio dello Stato è di circa 800 miliardi. Queste sono le risorse e la politica deve decidere come usarle. Ridurre le tasse, tagliare la spesa e ritoccare l’Iva? Qualcosa va fatto. Non è possibile abbassare le tasse, far crescere la spesa e tenere l’Iva ferma. In passato l’hanno fatto e adesso ne facciamo i conti… Il problema non sono i burocrati di Bruxelles, ma è il mercato che possiede il nostro debito”. Una vera e propria “gelata” per gli entusiastici commenti dei gialloverdi che governano, si fa per dire, il nostro Paese. Di Maio parla di “trend invertito, i dati miglioreranno ancora”.  Salvini, con il buon gusto e la gentilezza di linguaggio che lo contraddistingue, si fa per dire, coglie l’occasione per chiedere a Tria “di avere più coraggio o faccia il panettiere”. Il quale Tria, sempre più Crozza, risponde con grande garbo e ironia: “Un dubbio mi è rimasto: perché panettiere? Forse Salvini ha letto Adam Smith che dice non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo”. Davvero un bel colpo. Ce lo vedete il capo della Lega immerso nella lettura dei sacri testi di Adam Smith? Sarebbe come metter la cravatta ad un maiale, ci scusi il maiale se lo chiamiamo in causa, ma quando ci vuole ci vuole.

Il segno della crisi: un milione in meno di ore lavorate

Del resto a smentire gli entusiasmi dei governisti arrivano Maurizio Landini, segretario generale della Cgil e Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil. Dice  Landini: “è un bene che aumentino i posti di lavoro ma vorrei dare un consiglio al governo: non stia lì tutte le volte a cantare vittoria perché i dati si vedono sul lungo periodo. E se analizzo bene i dati Istat di oggi vedo che su un anno sono aumentati solo i contratti a termine mentre sono 1 milione le ore lavorate in meno ed è aumentato il part-time obbligatorio, il vero lavoro povero”. Nell’Ue l’Italia, quanto a disoccupazione, resta in coda. Davanti a noi la Repubblica Ceca (1,9%), la Germania (3,2%), l’Olanda (3,3%) e la Francia 8,8%. Dopo l’Italia solo Grecia (18,5% in gennaio) e Spagna (14%). Nell’Eurozona invece il tasso di disoccupazione a marzo si è attestato al 7,7%, in calo dall’8,5% del marzo 2018, toccando i minimi dal settembre 2008, il mese in cui fallì Lehman Brothers.

Leggendo fra le righe del report Istat si scopre che nella moltitudine dei dati diventa difficile nascondere la realtà della situazione. Frugando fra i numeri, trovano conferma le dichiarazioni di Landini e si scopre che l’aumento della occupazione si concentra in particolare fra  i minori di 34 anni (+69 mila). Nel primo trimestre del 2019 si registra un +0,2% pari a +46 mila posti di lavoro. Ma in un anno, è scritto nel Report, crescono soprattutto i lavoratori a termine (+65 mila) e si registrano segnali positivi per gli indipendenti (+51 mila), mentre risultano sostanzialmente stabili i lavoratori a tempo indeterminato.

Barbagallo. Il governo cerchi le risorse  per il contratto del pubblico impiego

Carmelo Barbagallo critica la ‘contraddizione’ di Di Maio che alla luce dei dati sull’occupazione rilancia sull’aumento per legge dei salari minimi avversato dai sindacati. “Bene che si ribadisca la volontà di aumentare i salari ma se Di Maio li vuole davvero alzare allora inizi dal contratto del pubblico impiego per il quale l’ipotesi di rinnovo del governo prevede un incremento degli assegni mensili di soli 24 euro. Il governo perciò cerchi di postare le risorse che servono”, sollecita Barbagallo.

Dal fronte delle imprese si registrano posizioni critiche sull’operato del governo da parte di Confindustria tanto che in diverse città i dirigenti della organizzazione degli imprenditori fanno sapere che intendono partecipare alle manifestazione indette da Cgil, Cisl, Uil  nell’occasione del Primo Maggio. In particolare, le microimprese che sono, si può dire, senza il rischio di essere smentiti, l’asse portante della nostra economia, lanciano grida di vero e proprio allarme a partire dalla Cna, la Confederazione degli artigiani. Nel primo trimestre 2019 hanno registrato una contrazione dell’occupazione dal +3,7% del primo trimestre 2018 al +2,7% dell’anno in corso. Un calo forte che si è ripercosso soprattutto sui contratti a tempo che hanno registrato un crollo record del 28,7%. Giù  del 13,1% anche i contratti da apprendista mentre sono arretrati dell’1,1% quelli a tempo
indeterminato.

Confcommercio. L’economia italiana stagnante, crescita inesistente

L’Ufficio studi di Confcommercio conferma “la rappresentazione della condizione dell’economia italiana come stagnante piuttosto che recessiva. Nessun elemento problematico viene modificato dall’ultimo dato – prosegue la nota – la crescita è inesistente e la ripresa va conteggiata su decimi e centesimi di punto percentuale”. Da Unimprese viene una dura presa di posizione da parte della presidente Giovanna Ferrara, la quale afferma che “siamo fuori dalla recessione, ma il Paese, si sta avviando a una lunga stagnazione. Il pil salirà quest’anno di pochi punti percentuali e nei prossimi anni la crescita si avviterà pericolosamente attorno agli zero virgola. Possiamo accontentarci? No, non possiamo. Le promesse le ascoltiamo da tempo, ora vorremmo atti concreti: norme che diano il via a un serio piano volto all’abbattimento del carico tributario sulle aziende e sui lavoratori”.

Unimprese: Salvini e Di Maio tolgano la testa dalle urne elettorali

Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat. “Per uscire definitivamente dalla crisi – aggiunge il presidente di Unimpresa – non servono incentivi a pioggia, mance di varia natura: Quota 100 e il reddito di cittadinanza non creano nuovo lavoro. Servono misure mirate e decise per tagliare le tasse: solo così si liberano risorse finanziarie per consentire alle imprese di crescere e generare occupazione aggiuntiva. Probabilmente si tratta di interventi poco efficaci, nel breve periodo, sul piano del consenso politico, ma fondamentali per dare fiducia e speranza ai cittadini, tutti. Ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i due leader della maggioranza di governo, chiediamo di togliere la testa dalle urne elettorali e cominciare a pensare seriamente al futuro dell’Italia”.

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