Teatro. Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth). In scena i meccanismi del politico

Teatro. Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth). In scena i meccanismi del politico

Il potere inizia con la sottomissione dell’altro. Così gli attori de “Abitare la battaglia ( Conseguenze del Macbeth), sfidano il pubblico, abitando quella parte di teatro, il boccascena, che è terra di nessuno: colonne d’Ercole dell’attore, luogo di separazione con il pubblico. Il silenzio pesa, così come gli sguardi dei personaggi, che fissano gli astanti individuo per individuo. La reazione ovvia, da parte degli spettatori, è il disagio. Molti arretrano sulle loro sedie. E lì, cedendo terreno a colui il quale si propone come Leviatano, sono stati sconfitti. Abitare la battaglia è, quindi, un patto politico tra attori e pubblico. Il pubblico si sottomette, ricevendo in cambio la possibilità di entrare nella trama della narrazione. L’atto di sottomissione originario dà la possibilità di uscire dallo stato di natura, basato sull’eguaglianza. Eguaglianza è, anche la possibilità di fare del male, di uccidere. Il potere pone fine all’arbitrio dei molti e, nel tentativo di espungere il male dalla terra, lo prende su di sé, finendo avvelenato.

La storia di Macbeth, che nello spettacolo è ridotta all’osso, con brevi lampi in forma di citazione, è fatta di lotta per il primato, di sangue e di sensi di colpa. I corpi degli attori, sei uomini e una donna, sono come posseduti, pervasi da corrente elettrica. Il moto dei muscoli, il movimento ossessivo che vuole coprire ogni angolo della scena, hanno un che di vorace: una fame atavica fatta di volontà di possedere. Di possedere che cosa, se la scena è fatta solo di un semplice quadrato illuminotecnico immerso nel nero? Il possesso fondamentale è quello del corpo. Il potere nasce dalla sottomissione psicologica e si compie possedendo i corpi degli altri.

Lady Macbeth, impersonata da un’ottima Noemi Francesca, è parte del meccanismo del potere e insieme vittima. Subisce la violenza, psicologica, fisica e sessuale degli uomini ma la sussume, la fa propria, la giustifica all’interno del meccanismo del politico. È, in un punto preciso dello spettacolo, colei che perdona e mette un argine al senso di colpa del maschile. Noemi Francesca dà vita ad un personaggio complesso. È essenziale, nodosa, muscolare. Gestisce il movimento scenico in maniera poco aggraziata e primordiale, a volte meccanica. Dà vita ad un personaggio femminile forzatamente acerbo che nella fisicità non si discosta dall’adolescenza. Capace di mantenere, nel meccanico gioco della politica, una qual certa purezza. Si fa ingranaggio di una macchina complessa, una rotella basilare, senza la quale tutto crollerebbe. Un plauso per gli interpreti maschili, Federico Antonello, Marco Celli, Paolo Faroni, Biagio Musella, Vincenzo Paolicelli, Alessandro Ienz, perfetti nel meccanismo attoriale.

Ottima la regia di Pierpaolo Sepe che riesce a dominare con grazia ed efficacia un materiale incandescente. Unico neo della rappresentazione, proprio a volerne trovare uno, è un uso eccessivo dei simboli. Il simbolo ha una duplice interpretazione: o è un segno corrispondente ad un valore, universale o particolare, o è una forma di riconoscimento tra iniziati. In ambedue i significati, perfettamente applicabili all’opera, mostrarli di continuo vuol dire far perdere loro peso e significato. La corona a significare il potere regio, la testa di lupo a significare le dinamiche del branco, il trono, le scarpe da donna a richiamare, implicitamente, la maturità sessuale, se eccessivamente presenti rischiano di essere un appesantimento a volte inutile in una narrazione che dovrebbe essere gustata nella sua essenzialità.

ABITARE LA BATTAGLIA

(CONSEGUENZE DEL MACBETH)

Produzione: La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello Roma

Regia: Pierpaolo Sepe

Con: Federico Antonello, Marco Celli, Paolo Faroni, Noemi Francesca, Biagio Musella Vincenzo Paolicelli, Alessandro Ienz

Collaboratrice alla drammaturgia: Elettra Capuano

Movimenti di scena: Valia La Rocca

Costumi: Clelia Catalano

Luci: Marco Ghidelli

Elementi di scena: Cristina Gasparrini

Assistente scene: Clelia Catalano

In scena al teatro Vascello di Roma dal 27 al 31 marzo 2019

Share