La memoria. Palmiro Togliatti. Democrazia e socialismo. Per un governo democratico delle classi lavoratrici

La memoria. Palmiro Togliatti. Democrazia e socialismo. Per un governo democratico delle classi lavoratrici

Palmiro Togliatti, dalla Relazione all’VIII Congresso del Partito Comunista Italiano del 1956. La relazione venne ripresa in un articolo nel numero 15 di Rinascita

La lotta politica nel nostro paese, per quanto riguarda i problemi di fondo, cioè i problemi della libertà, della democrazia e del socialismo, è dominata, sia nei fatti che nella coscienza delle masse consapevoli, dalla grande esperienza nazionale compiuta nella resistenza al fascismo e nella guerra di liberazione. Da questa esperienza sono risultate alcune grandi acquisizioni politiche. In seno alle classi dirigenti capitalistiche italiane esiste una tendenza permanente, di cui sono portatori i gruppi borghesi più potenti e più reazionari, a limitare e distruggere le libertà politiche e prima di tutto i diritti democratici dei lavoratori. Queste libertà e questi diritti sono considerati una trappola, una dannosa pastoia. Il fascismo è uscito dal predominio di questa tendenza per un intiero periodo e da un predominio che fu quasi incontrastato, nel campo capitalistico.

L’antifascismo, il partito comunista e la classe operaia

La resistenza e la lotta contro il fascismo furono impostate e dirette dalla classe operaia e dal suo partito comunista. La classe operaia, le masse lavoratrici e i loro partiti avanzati, tutti di ispirazione socialista, furono alla testa della guerra di liberazione e crearono, con la vittoria contro il fascismo, le fondamenta storiche e politiche dell’attuale regime democratico. Queste grandi acquisizioni storiche non si cancellano, a meno che non si voglia creare nella società italiana una frattura tale che, presto o tardi, renderebbe di nuovo attuale la minaccia di un ritorno al fascismo o ad un suo surrogato. Non sono bastati anni ed anni di forsennata e dissennata canea anticomunista a far dimenticare che da quasi un quarto di secolo il nostro partito è stato ed è la forza democratica più attiva e più conseguente, che ha guidato la classe operaia a essere la vera classe dirigente nazionale. Da molto tempo noi abbiamo saputo prendere nelle nostre mani la bandiera della libertà e dell’indipendenza, dagli altri lasciata cadere o calpestata. Nel modo come abbiamo combattuto e lavorato per avere questa Costituzione era già contenuta, anche se implicita, una risposta a molti tra i quesiti posti nel dibattito attuale del movimento operaio, perché era risolto in modo positivo il problema di principio di una marcia verso il socialismo nell’ambito di una legalità democratica. Cade così ogni accusa di furbesco tatticismo. Noi volemmo che la Costituzione avesse quel suo carattere programmatico e stabilisse un piano di grandi riforme della struttura sociale da compiersi col metodo democratico che essa stessa traccia, perché questo era il cammino che sceglievamo per il nostro partito, per la classe operaia e per l’Italia. Ci si può osservare che partivamo essenzialmente dalla considerazione delle condizioni del nostro paese e questo è giusto. Questo fu un limite della nostra elaborazione. Oggi è stata formulata in modo generale la tesi della possibilità di una avanzata verso il socialismo nelle forme della legalità democratica e anche parlamentare, ma è stata formulata prendendo in considerazione le trasformazioni della struttura del mondo conseguenti alla creazione di un sistema di Stati socialisti, prendendo in considerazione l’approfondirsi della crisi generale del capitalismo per il crollo del sistema coloniale, prendendo in considerazione, infine, gli sviluppi del movimento operaio e l’accresciuto prestigio delle idee socialiste nel mondo intiero. La tesi, che era la nostra nel 1944-46, ha potuto venire formulata in modo generale in conseguenza delle grandi vittorie, che dieci anni fa non si  potevano prevedere, riportate dopo lotte assai aspre, come quella che si combatté per fondare la Repubblica popolare cinese, e quelle che permisero al mondo socialista di uscire dalla guerra fredda più forte di prima. Queste cose noi non potevamo allora prevederle. La posizione nostra era per noi giustificata dalla grande vittoria riportata nella lotta contro il fascismo e dal complesso delle conseguenze di questa vittoria, e tutto questo, non ostante il modo come è avvenuta la successiva restaurazione del capitalismo, rimane valido ancora oggi.

Democrazia e socialismo

Secondo il compagno socialista Riccardo Lombardi, il progresso della democrazia politica condizionerebbe. tutta la evoluzione della società capitalistica nell’attuale periodo. Di qui la obbligatorietà e uniformità di una marcia pacifica verso il socialismo, che sarebbe oramai cosa fatale. Purtroppo non è così, e da questa concezione si può andare a finire diritto diritto nell’opportunismo di vecchio tipo, in un attesismo inerte, nella passività, nell’asservimento al capitalismo. Non si deve cadere in false generalizzazioni. È vero che il progresso della democrazia politica ha la sua efficacia su tutta la evoluzione della società capitalistica e anche sul modo come si realizzano certe leggi di tendenza del sistema capitalistico. È questo un aspetto di quella influenza della sovrastruttura sulle strutture della società, che i marxisti ben conoscono. Il progresso della democrazia politica non modifica però la natura del capitalismo. Fino a che questo rimane, la democrazia è sempre limitata e falsa, perché tra gli uomini non esiste eguaglianza economica e i lavoratori non sono liberi dallo sfruttamento. Lo stesso progresso democratico, ed è questo il momento essenziale, è dovuto, in alcune zone del mondo, a condizioni economiche particolari, legate a quello sviluppo imperialistico che Lenin ha studiato, e nei paesi a noi più vicini è dovuto soprattutto alla energica pressione e alle lotte condotte dalla classe operaia per difendere i suoi interessi, affermare se stessa come forza sociale dominante e far trionfare il socialismo. Sempre però esiste nelle classi dirigenti la tendenza ad arrestare questo processo, ricorrendo ai mezzi più diversi. Stiamo attenti, quindi, a parlare di fatale irreversibilità, e a rivedere così le fondamenta della nostra dottrina. Coloro che affermavano la irreversibilità fatale del processo di distensione dei rapporti internazionali sono stati duramente smentiti dallo scoppio dell’attuale crisi di guerra. Si guardi alla storia anche solo degli ultimi decenni. Due grandi periodi di sviluppo democratico si chiudono entrambi, nel 1914 e nel 1939, con lo scoppio di una guerra mondiale. E forse che vi sarebbe molta democrazia politica nell’Europa d’occidente, se non vi fosse stata la rivoluzione d’ottobre, se l’Unione Sovietica non fosse diventata un così potente Stato? Prima della seconda guerra mondiale, non soltanto il fascismo dominava la maggior parte del territorio dell’Europa capitalistica, ma anche là dove non aveva trionfato, i gruppi dirigenti capitalistici manifestarono quasi dappertutto una paurosa oscillazione verso la imitazione dei metodi fascisti. Se non vi fossero state la politica sovietici e le armate sovietiche, il fascismo avrebbe conquistato, in forme diverse, l’Europa intiera. Se non si fosse liberata la Cina sotto la guida dei comunisti, non vi sarebbe stato crollo così rapido del sistema coloniale. È la lotta rivoluzionaria, sono le vittorie riportate combattendo che hanno aperto la via democratica di avanzata verso il socialismo. Ciò non vuol dire, s’intende, che il proposito o la demenza di qualche gruppo reazionario possa bastare per distruggere il progresso democratico.

La centralità della Costituzione

Vuol dire però che elementi decisivi per questo progresso sono la presenza di un grande movimento operaio e popolare organizzato, autorevole, unito, ben diretto, e la lotta del proletariato e del popolo per limitare lo strapotere e  il  potere delle classi privilegiate. La continua pressione esercitata da quel movimento e le vittorie ottenute in questa lotta creano condizioni nuove, originali, come quella che esiste oggi da noi. La classe operaia non è ancora riuscita a conquistare la direzione politica dello Stato. Ha però avuto il dominio del movimento popolare da cui questo Stato è uscito, e questo Stato ha una Costituzione che lo proclama «fondato sul lavoro» e afferma la necessità di quelle trasformazioni economiche e politiche che sono necessarie per rinnovare la società nazionale e muoverla nella direzione del socialismo. Questo è un risultato originale della lotta delle classi quale si è svolta nel nostro paese. Il rispetto e l’applicazione della Costituzione diventa così il terreno su cui si scontrano le forze del rinnovamento socialista e le forze della conservazione e della reazione. Né si possono separare la parte strettamente politica e il contenuto economico e sociale della Carta. La democrazia che oggi esiste da noi è ancora limitata e falsa nel suo contenuto, oltre che sempre insidiata dagli stessi governanti. Ma la Costituzione, mentre condanna ogni arbitraria limitazione dei diritti democratici, dice che bisogna rimuovere gli ostacoli materiali che generano la disuguaglianza tra i cittadini, indica a grandi linee le riforme da compiersi per eliminare questi ostacoli. La Costituzione stessa apre così il cammino a successive trasformazioni, destinate a incidere sempre più profondamente nel potere reale delle classi privilegiate e dare alla stessa democrazia un contenuto sempre più ampio ed effettivo. Sappiamo quanto sia tenace la resistenza a questo progresso delle classi e dei partiti che oggi sono dominanti e non escludiamo, da parte loro, i colpi di testa reazionari. Ma quando consideriamo anche questa eventualità, la conclusione che ne ricaviamo è di tenere ancora più saldamente nelle mani nostre la bandiera del progresso democratico, della difesa della libertà nell’interesse non solo nostro, ma di tutti gli strati popolari, di tutta la società italiana. Non concludiamo, da questa possibile eventualità, a una modificazione del carattere del nostro partito e della sua strategia rivoluzionaria.

I problemi immediati, che in modo angoscioso si presentano a milioni di donne e di uomini, debbono essere sempre il punto di partenza. E tutto il movimento sarebbe privo di una guida politica e sociale, di una guida socialista se la classe operaia non fosse in esso il fattore più attivo, con la sua ideologia, la sua organizzazione, le sue rivendicazioni, le sue lotte, con il suo appoggio alle rivendicazioni alle lotte economiche e politiche di altri gruppi sociali, alle lotte per la libertà, per il lavoro, per la pace.

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