Camorra. Arrestato il boss latitante dal 2004 Marco Di Lauro. Era a casa e mangiava pastasciutta

Camorra. Arrestato il boss latitante dal 2004 Marco Di Lauro. Era a casa e mangiava pastasciutta

Lo hanno preso mentre mangiava un piatto di pasta con la compagna, nell’anonimo appartamento in cui si nascondeva in via Emilio Scaglione, nel quartiere Chiaiano, alla periferia Di Napoli. Il boss Marco Di Lauro non ha opposto resistenza: si è alzato da tavola e ha seguito le forze dell’ordine che sono arrivate al blitz dopo anni di ricerche, intercettazioni e pedinamenti cui hanno lavorato polizia e carabinieri. L’annuncio dell’arresto viene dato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che si complimenta per l’operazione e sottolinea: “Nessuna tregua ai criminali”. Anche il premier Giuseppe Conte evidenzia “la straordinaria operazione di squadra” e aggiunge: “Dallo Stato un altro duro colpo alla criminalità organizzata”.

Il boss 38enne è il quarto figlio di Paolo Di Lauro, alias ‘Ciruzzo o’milionario’, storico capo del clan di Secondigliano. Ricercato da 14 anni, anche in campo internazionale, su Di Lauro pendeva, tra l’altro, un condanna all’ergastolo. Si era arrivati a ipotizzare che fosse scappato a Dubai, invece è stato catturato nella sua Napoli. “Complimenti a polizia e carabinieri che l’hanno catturato in un’azione congiunta e alla Dda di Napoli che ha coordinato l’operazione – esulta sui social il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede -. Ancora una volta: nessuno può pensare di sfuggire alla giustizia italiana!”. “E’ una vittoria dello Stato – gli fa eco Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia -. Esprimo le mie più sincere congratulazioni alle forze dell’ordine e alla magistratura per questo arresto che riconsegna sempre più fiducia nella democrazia e nelle sue leggi per affermare il principio della legalità”.

Nei libri paga del clan, Di Lauro veniva indicato con la sigla ‘F4’, ovvero ‘quarto figlio’ del boss, ed era latitante dal 7 dicembre 2004 quando era sfuggito al maxi blitz divenuto noto come ‘la notte delle manette’, nell’ambito del quale erano stati arrestati oltre 50 camorristi. Da allora aveva fatto perdere le sue tracce, ma da fantasma continuava a dare ordini e tenere le redini di quel pezzo di malavita campana. Su di lui pende una condanna all’ergastolo, come mandante dell’omicidio del giovane Attilio Romanò, ucciso per errore nel gennaio del 2005 durante la cosiddetta prima faida di Scampia a Napoli. Dopo l’arresto, il trasferimento nel carcere di Poggioreale, mentre proseguono le indagini per rintracciare i fiancheggiatori che ne hanno aiutato la lunga latitanza.

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