Reddito di cittadinanza e quota 100. Per la seconda volta al Senato un sonoro schiaffone per il governo. Critiche di Cgil, Cisl, Uil, associazioni sociali, Ufficio parlamentare di Bilancio, Lavoro Attivo. Interventi di Leu e Forza Italia

Reddito di cittadinanza e quota 100. Per la seconda volta al Senato un sonoro schiaffone per il governo. Critiche di Cgil, Cisl, Uil, associazioni sociali, Ufficio parlamentare di Bilancio, Lavoro Attivo. Interventi di Leu e Forza Italia

Per la seconda volta il governo prende uno schiaffone nel corso della audizione in Commissione Lavoro del Senato sulla manovra di Bilancio, leggi decretone, reddito di cittadinanza e quota cento. Conte, Di Maio e Salvini, lo ritengono un fiore all’occhiello della politica del governo gialloverde, un segno di civiltà, un provvedimento da indicare ai paesi che fanno parte della Ue. Non la pensano così  rappresentanti delle Regioni, dei Comuni, della Corte dei Conti, Istat indica dati inequivocabilmente negativi, Inps con Tito Boeri, il presidente in scadenza che il governo non vede l’ora che se ne vada. Nella seconda giornata di audizioni la scena si ripete. Cgil, Cisl, Uil, l’Ufficio parlamentare di Bilancio, associazioni come la Caritas, Sant’Egidio, l’Alleanza contro la povertà, l’Anpal, Agenzia nazionale per il lavoro attivo, si pronunciano in modo fortemente critico. Bisognerà vedere come il governo terrà conto delle critiche che vengono da tante organizzazioni e come risponderà alla manifestazione Cgil, Cisl, Uil che si svolgerà sabato a Roma, Piazza San Giovanni. Da parte delle forze politiche commenti arrivano da Loredana De Petris, Liberi e uguali, presidente gruppo misto del Senato, Anna Maria Bernini, presidente gruppo Forza Italia e dal sindaco di Milano Sala.

Scacchetti (Cgil). Vuoto di progettualità. Occorre il rilancio degli investimenti

Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, intervistata da Radio Articolo1, dopo l’audizione, parla di “un vuoto di progettualità e questo, per un investimento di tale portata economica, rischia di essere un problema. Se le stesse risorse fossero state investite per beni pubblici, per dare lavoro pubblico e creare sostegno agli investimenti privati al fine di generare occupazione, welfare e infrastrutturazione sociale, forse i dati di crescita sarebbero diversi da quelli ipotizzati dall’Istat e dalla Svimez, secondo cui il moltiplicatore in termini di produzione del Pil sarà molto basso. È comunque importante – prosegue Scacchetti – il fatto che siamo stati in grado di consegnare una valutazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil mandando un segnale di compattezza del sindacato confederale”. Prosegue Scacchetti sottolineando che “qualunque misura di contrasto alla povertà deve essere accompagnata da un rilancio degli investimenti, dalla generazione di proposte di lavoro, da una seria politica industriale, da nuove infrastrutture materiali e immateriali a partire dall’istruzione e dalla formazione. Altrimenti, non è una misura in grado di far uscire davvero le persone dalla povertà e far crescere il Paese”, perché la povertà è determinata da molte dimensioni. Perciò “insistiamo sul rafforzamento dei servizi sociali dei Comuni, chiedendo che ci sia una presa in carico multidimensionale che accompagni i soggetti nelle diverse necessità che hanno”. Tanto più se guardiamo alla legge di stabilità “che non fa niente per quelle cose, anzi, sottrae risorse agli investimenti e taglia in alcuni capitoli essenziali come welfare e istruzione”. “Un difetto francamente intollerabile – prosegue  Scacchetti – è l‘esclusione dei cittadini non residenti da almeno dieci anni per una misura che teoricamente dovrebbe avere il carattere dell’universalità: è un messaggio sbagliato al Paese perché non si risponde rispetto al criterio del bisogno, ma con una selezione a monte”. Stesso giudizio negativo per le sanzioni penali: “Sono quasi esclusivamente rivolte ai beneficiari, fino a prefigurare l’arresto da due a sei anni. Sono sanzioni nettamente sproporzionate rispetto al nostro sistema, lo ha sottolineato nella lettura del provvedimento lo stesso ufficio legislativo del Senato. Mentre per i datori di lavoro non è prevista alcuna sanzione”. Poi Scacchetti affronta il tema dei navigator. “Lo abbiamo segnalato con preoccupazione. Non certo perché non vogliamo che vengano rafforzate le professionalità che si muovono in questo ambito, ma perché è incoerente pensare che lavoratori precari si occupino di far uscire le persone dalla precarietà o dalla condizione di non lavoro. Non c’è una prospettiva stabile, si presuppone che questi 6 mila navigator siano inviati ai centri per l’impiego, ma non si sa in quale relazione anche rispetto alla titolarità delle Regioni. Per adesso si presume vengano assunti da Anpal servizi con contratti precari, ma quella è una società che ha già oggi ha nel suo organico oltre il 60 per cento di lavoratori non stabili. Il rischio – conclude – è generare una guerra tra poveri”.

Una misura ibrida e non efficace. Risorse non sufficienti

“Una misura ibrida e non efficace”. Questo il giudizio di Cgil, Cisl e Uil, a conclusione della audizione. Alle agenzie di stampa i dirigenti delle tre confederazioni hanno dichiarato che “si sono generate forti aspettative nella popolazione”, ma la nuova misura “ha una molteplicità eccessiva di obiettivi, come quelli di contrastare la povertà e garantire il diritto al lavoro, che riteniamo non sia in grado di ottenere entrambi efficacemente”. Per Cgil, Cisl e Uil il reddito di cittadinanza, avendo un “carattere ibrido, coniuga in modo improprio la povertà come criterio di accesso e le politiche attive come interventi previsti”.

“La misura, essendo legata alle disponibilità economiche stabilite nella legge di bilancio, potrebbe non avere risorse sufficienti per garantire il sostegno ai soggetti che versano in povertà assoluta”. Il reddito di cittadinanza viene infatti finanziato “fino a esaurimento delle risorse stanziate per l’anno di competenza. Qualora le domande superino la disponibilità delle risorse stanziate per l’anno in corso scatta la ‘tagliola’ e viene ristabilita la compatibilità finanziaria attraverso la rimodulazione del sussidio, ovvero la sua riduzione”, dicono i sindacati, in modo tale da coprire tutti i beneficiari in regola con i requisiti. Per quanto riguarda la pena prevista nel caso di dichiarazioni mendaci  che portino a un’illecita fruizione del beneficio, ossia dai due ai sei anni di detenzione, “è largamente sproporzionata – affermano Cgil, Cisl, Uil – rispetto ad analoghi reati che possono determinare problemi di entità anche assai superiore per l’erario, come ad esempio l’evasione fiscale”. Cgil, Cisl e Uil si dichiarano “consapevoli dell’importanza di impedire comportamenti ‘predatori’ e ostacolare il sommerso”, ma chiedono di riportare queste sanzioni “entro limiti più ragionevoli”. Sempre su questo aspetto, infine, rilevano pure che “il sistema sanzionatorio e di decadenza del beneficio si accanisce esclusivamente e dettagliatamente verso gli eventuali illeciti delle famiglie beneficiarie, diventando invece molto marginale per quelli eventuali dei datori di lavoro”.

Sindacati fortemente critici sui 6 mila navigator

Fortemente critici i sindacati sulle presunte assunzioni di circa 6 mila “navigator” da parte di Anpal Servizi realizzate con contratti di collaborazione. “È una condizione che rischia di alimentare ulteriormente e con numeri abnormi il bacino di precari presenti in Anpal Servizi, innescando una vera ‘guerra fra poveri’, mettendo in concorrenza i nuovi precari con i vecchi precari già presenti in Anpal da diversi anni”, spiegano nel corso dell’audizione. “Sarebbe saggio che il governo, quando sostiene che i navigator saranno stabilizzati, prendesse in seria considerazione la completa stabilizzazione di tutti i precari di Anpal Servizi”. I lavoratori oggi operanti in Anpal Servizi sono 654, con contratto a tempo determinato o di collaborazione (il 60 per cento del totale), e “non è accettabile correre il rischio di disperdere anche la loro professionalità acquisita in anni di attività”. Occorre  “un chiarimento sulle modalità con cui verranno assunte e poi stabilizzate queste nuove risorse. Ma occorre anche capire in quali tempi esse saranno messe in condizione di operare, perché appare francamente irrealistico che in pochi mesi si possa determinare la capacità di risposta e di presa in carico che il decreto suppone”.

Inaccettabile il requisito della residenza in Italia da almeno 10 anni

Cgil, Cisl e Uil evidenziano poi che “il requisito della residenza in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due consecutivi, è inaccettabile”. E lo è “per il profilo d’incostituzionalità, perché troppo vincolante nei confronti dei cittadini stranieri e iniquo verso l’intera platea di soggetti in condizione di bisogno, a partire dai senza dimora, oltre che escludente per i possibili emigrati di ritorno”. Per i sindacati, dunque, sarebbe “necessario prevedere che i requisiti non entrino in contrasto con le normative comunitarie che regolano le prestazioni di simile natura”.

Osservazioni che sono condivise anche dalla Comunità di Sant’Egidio che chiede  di superare il limite dei 10 anni, proponendo che il tetto sulla residenza sia ridotto a non più di 5 anni. L’obbligo di spendere l’intero ammontare del beneficio in un mese “è controproducente” – sempre secondo la Comunità di Sant’Egidio. Anche i sindacati reputano questa misura “inutilmente penalizzante”. Si tratta di una decurtazione “che non tiene in alcun modo conto della capacità del nucleo familiare di operare una pianificazione delle spese fisse (non necessariamente mensili) che si affrontano”, dicono Cgil, Cisl e Uil, mentre il limite di prelievo di 100 euro può invece risultare “troppo contenuto nel caso in cui il beneficio sia elevato mentre può essere perfino esaustivo se il beneficio è contenuto. Sarebbe stato più opportuno fissare come massimo del prelievo una percentuale del beneficio”.

I  sindacati sottolineano che il reddito di cittadinanza attribuisce, nella lotta alla povertà, un ruolo prioritario all’avvio al lavoro, senza però considerare che già oggi “molti lavoratori sono poveri”. Una misura di sostegno al reddito, pur importante – concludono – “non può essere quindi scollegata dal tema della qualità dello sviluppo economico, dalla qualità della offerta di lavoro, dagli investimenti necessari a superare le strutturali carenze e i divari territoriali, dagli investimenti sul sistema di istruzione e per l’apprendimento permanente, tutte tematiche su cui non ci sono state finora le scelte politiche necessarie”. Alleanza contro la povertà sottolinea che c’è il rischio  che il reddito di cittadinanza sia una risposta sbagliata alle esigenze dei poveri senza raggiungere peraltro gli obiettivi di incremento occupazionale. “Per il contrasto alla povertà affermano Cgil, Cisl, Uil è “fondamentale il coinvolgimento dei Comuni attraverso il servizio sociale professionale”. In questo senso, auspicano che “sia ripristinata la previsione di incrementare il Fondo per la lotta alla povertà, le cui risorse residue costituiscono la quota destinata al rafforzamento del sistema integrato dei servizi sociali”.

Del Conte (Anpal). “6mila precari per l’operatività è un problema. Si aggiungono a chi c’è già”

Una vasta e maggioritaria quota” dei potenziali beneficiari del Reddito che saranno avviati al percorso per il reinserimento al lavoro “non è dotata degli strumenti informatici necessari” a essere “continuamente collegati con le piattaforme”, uno degli obblighi previsti dal decretone. Lo dice il presidente uscente dell’Anpal Maurizio Del Conte. Avere “circa 6mila operatori con contratto precario per l’operatività costituisce un problema”, che si aggiunge a quello dei precari che lavorano già in “Anpal servizi”, dice Del Conte parlando dei “navigator” e sottolineando come sia necessario, tra l’altro, un’intesa con le Regioni dal momento che “questi operatori vanno in sovrapposizione a quelli dei centri per l’impiego anche fisicamente”.

Pisauro (Upb). L’obiettivo di contrastare comportamenti opportunistici

“Nel disegno del reddito di cittadinanza l’obiettivo di contrastare comportamenti opportunistici da parte dei beneficiari si affida a complessi meccanismi coercitivi piuttosto che a incentivi volti a favorire la scelta spontanea di partecipare all’attività lavorativa”. Lo ha rilevato il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, rilevando che va “considerato che nella determinazione della misura del beneficio l’intero reddito da lavoro guadagnato al momento della richiesta entra nel reddito del nucleo familiare da integrare con il RdC. Questo corrisponde all’applicazione di un’imposta implicita del 100 per cento se il reddito da lavoro è pari o inferiore alla soglia. In termini di reddito disponibile quindi i soggetti che lavorano e che percepiscono salari bassi avranno una disponibilità economica uguale a quelli che non lavorano”. Pisauro ha aggiunto che “questo disincentivo è aggravato dal fatto che la misura del RdC potrebbe spiazzare alcuni segmenti del mercato del lavoro, caratterizzati da retribuzioni particolarmente modeste eventualmente dovute a rapporti part-time o di collaborazione, per i quali lo svolgimento dell’attività lavorativa non risulterebbe economicamente conveniente”. Pisauro nello stesso tempo ha rilevato che “il meccanismo del RdC prevede tuttavia alcune norme che circoscrivono la portata di questi effetti disincentivanti. Innanzitutto, i lavoratori che abbandonano il lavoro mediante licenziamento volontario sono esclusi dal beneficio. Corrispondentemente il mantenimento di un’occupazione regolare, seppure a tempo parziale e comunque a bassa retribuzione, consente di essere sollevati dagli obblighi relativi alla ricerca di lavoro e all’accettazione delle offerte congrue.

C’è il rischio di maggiori erogazioni per circa 2 miliardi a regime

Inoltre, per quanto riguarda invece le opportunità lavorative che si propongono a chi è già percettore del RdC e non è occupato, sono previsti alcuni incentivi a essere assunti o a avviare una nuova attività (per il lavoratore dipendente l’ammontare del beneficio che si perde è pari all’80 per cento del reddito derivante dalla nuova attività lavorativa e pertanto l’imposta implicita sul reddito viene ridotta dal 100 all’80 per cento, e per i lavoratori autonomi sono previsti altri meccanismi)”. Pisauro ha poi sottolineato che “l’entità effettiva del costo della misura dipenderà direttamente dall’efficacia con cui i meccanismi di condizionalità, i controlli e le sanzioni riescano almeno a garantire che i soggetti oggi occupati non modifichino le loro scelte. Per valutare l’entità di tali rischi si evidenzia che, sulla base delle analisi condotte sulla platea delle dichiarazioni Isee presentate nel 2017, sono circa 400.000 i soggetti potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza che risultano occupati. Si consideri, a mero titolo illustrativo, che nel caso limite in cui tutti questi soggetti cessassero il loro rapporto di lavoro si avrebbero maggiori erogazioni per circa 2 miliardi a regime”.

Interventi di De Petris (Leu), Anna Maria Bernini (Forza Italia) e  Sala, sindaco di Milano

Sul versante politico gli interventi di Loredana De Petris, Leu, presidente del Gruppo misto e di Anna Maria Bernini, presidente Gruppo Fi. Interviene anche il sindaco di Milano. De Petris sottolinea che nella proposta del governo ci sono  moltissimi punti fortemente critici. “Necessiterebbero  correzioni profonde – dice – per essere davvero efficaci e contrastare realmente la povertà”. “In particolare, il reddito di Cittadinanza proposto dal governo cerca di tenere insieme esigenze diverse che andrebbero affrontate con strumenti distinti: il contrasto alla povertà, una politica attiva dell’avviamento al lavoro, il sostegno alle aziende che assumono. Noi intendiamo confrontarci nel merito, senza alcun atteggiamento pregiudiziale, con il solo fine di rendere davvero efficaci le misure contro la povertà”. Bernini sottolinea che “dopo l’one man show con cui Di Maio ha lanciato urbi et orbi la card del reddito di cittadinanza, l’audizione in Senato di sindacati, Caritas e Comunità di Sant’Egidio ha smentito, dati alla mano, che il governo stia per abolire la povertà. Anzi, rischia di scatenare una guerra tra poveri e di penalizzare proprio chi versa in condizioni di povertà estrema. Una misura, dunque, che per la fretta elettorale con cui è stata varata, oltre a disincentivare la ricerca di un lavoro, finirà per favorire i furbetti della card che non avrebbero diritto al reddito e per lasciar fuori tanti che hanno davvero bisogno del sostegno pubblico. L’obbligo di spendere l’intero ammontare del beneficio in un mese, poi, che vieta alle famiglie anche forme limitate di accantonamento, si mostra sempre più come un’imposizione assurda. E infine, la domanda delle domande: l’assunzione dei seimila navigator: con quali criteri verrà fatta? Per come è stata concepita, è l’esatto opposto della sbandierata trasparenza a Cinquestelle”. Sala il sindaco di Milano afferma: “Ho fatto per 30 anni il manager e non ho mai chiamato un centro per l’impiego: le grandi e le piccole aziende il personale se lo vanno a cercare da sole, per cui il reddito di cittadinanza è tutto da costruire, dai centri per l’impiego ai navigator. Il  reddito di cittadinanza è adatto a un periodo di espansione e non di recessione”, e dunque, a suo avviso, il reddito non è “una manovra corretta per il nostro Paese, e fa il paio con quota 100”.

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