Più Europa: dalle opportunità della politica alla politica delle opportunità

Più Europa: dalle opportunità della politica alla politica delle opportunità

La situazione è ben riassunta in due coloriti modi di dire napoletani: “L’acqua è poca e ‘a papera nun galleggia”; e “‘E sciabole stanno appese e ‘e foderi combattono”. Con la prima espressione ci si riferisce a un progetto che non regge, che è velleitario porre in essere, perché non ve ne sono le condizioni. Con la seconda ci si riferisce a fatti, situazioni che vedono per protagonisti, o comunque come “attori”, persone incompetenti, che non sono all’altezza (vale a dire: fodere), mentre chi potrebbe, per qualità e competenza, occuparsene, non lo fa, non lo vuole o può fare (appunto: le sciabole appese).

Questi due modi di dire, si adattano come meglio non si potrebbe a “Più Europa”, il bizzarro ircocervo che vede uniti, in un disperato sforzo di sopravvivenza seguaci di Emma Bonino, un tempo iscritti al Partito Radicale, e seguaci dell’ex democristiano (quando c’era la DC) Bruno Tabacci: politico sopravvissuto a tutte le stagioni, che ha indossato una quantità di casacche, ma è rimasto, nell’intimo sempre felpato e astuto democristiano. Alle ultime elezioni politiche, Bonino, supportata da Gianfranco Spadaccia, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, in zona Cesarini, hanno realizzato un accordo tecnico-politico con il gruppo guidato da Tabacci, parlamentare uscente della mini-formazione Centro Democratico. Grazie a quell’accordo, Bonino e amici hanno potuto evitare di raccogliere centinaia di migliaia di firme per poter presentare delle liste. Un meccanismo obiettivamente farraginoso, concepito apposta per impedire nuove formazioni politiche.

Quell’accordo tecnico politico è stata una “furbata” per aggirare quelle norme. Bonino e i suoi non hanno dovuto raccogliere le firme (impresa obiettivamente difficile anche per organizzazioni più articolate e organizzativamente più forti); Tabacci ha fatto il “beau geste” liberale. Il nuovo gruppo poi è stato ospitato nelle liste del Partito Democratico renziano: partito che già mostrava tutto il logoramento che poi le urne hanno rivelato. Ospitando “Più Europa” – questo il calcolo renziano – si sperava di trattenere una parte di elettorato che in Renzi e nella sua politica non si riconosceva più, ma che poteva essere indotta a dare fiducia a Bonino e amici. Questo spiega anche lo straordinario pompaggio mediatico che “Più Europa” e specificatamente Bonino, hanno avuto. Il vento però è andato in altra direzione. Le elezioni politiche sono andate come sono andate. Renzi ha collezionato la sua sesta o settima sconfitta consecutiva. Il PD ancora non riesce a trovare una sua identità e “missione” politica. “Più Europa”? All’inizio l’etichetta di radicali che veniva loro attribuita da giornali, opinionisti e commentatori, risultava gradita. E anzi, hanno fatto di tutto per alimentare l’equivoco di essere loro gli “eredi” politici lasciato da Marco Pannella. Peccato che prima delle elezioni politiche, ci sia stato un congresso del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale: nel carcere di Rebibbia; congresso che gli amici di Bonino hanno fieramente avversato (Bonino lo ha platealmente disertato); altri hanno tentato di proporre una mozione congressuale che è stata sonoramente bocciata. Compito di tenere alta la bandiera del Partito Radicale è stato affidato a una sorta di quadrumvirato, composto da Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D’Elia e Maurizio Turco; con loro altri esponenti come Maria Antonietta Farina Coscioni, Marco Beltrandi, Antonio Cerrone, Elisabetta Zamparutti, Matteo Angioli, Laura Hart… Insomma tutto quel nucleo che negli ultimi anni, a differenza di Bonino e amici, s’era stretto attorno a Pannella, fino alle ultime ore della sua lunga e penosa agonia.

Per tornare a “Più Europa”, presentatasi alle urne con un programma che nulla aveva del lascito di Pannella (diritto umano e civile alla conoscenza, battaglia per la giustizia e il diritto giusti), hanno raggranellato poche migliaia di voti, e grazie al meccanismo elettorale guadagnato un pugno di seggi: per la stessa Bonino, per Magi, per Tabacci…un seggio nelle circoscrizioni estere. Clamorosamente beffato Della Vedova, pur candidato in un collegio sicuro in Toscana. Di fronte a un fallimento del genere, uno si cosparge il capo di cenere, chiede scusa, fa un passo indietro. Figurarsi: non lo fa Renzi, colpevole di colpe assai più gravi; perché lo dovrebbe fare Bonino? Nel frattempo si avvicinano le elezioni per il Parlamento Europeo. “Più Europa”, come la famosa rana di La Fontaine: “Grande non più d’un ovo di gallina / vedendo il Bove e bello e grasso e grosso, / una Rana si gonfia a più non posso / per non esser del Bove più piccina. / – Guardami adesso, – esclama in aria tronfia, – / son ben grossa? – Non basta, o vecchia amica -. / E la rana si gonfia e gonfia e gonfia / infin che scoppia come una vescica. / Borghesi, ch’è più il fumo che l’arrosto, / signori ambiziosi e senza testa, /o gente a cui ripugna stare a posto, / quante sono le rane come questa!”. A quanto pare “Più Europa” è convinta di essere la barriera in grado di contenere l’annunciato trionfo sovranista e populista di Lega e Movimento 5 Stelle. Hanno perciò deciso di strutturarsi innanzitutto come partito. Prudentemente Bonino ha però fatto togliere il suo nome dal simbolo elettorale. Per evitare, si spiega, una eccessiva identificazione. Lo dicono, crediamoci.

Però, al di là delle opinioni, tutte legittime e lecite, ci sono poi i fatti, che sono fatti. Nella ultra cinquantennale tradizione radicale i congressi sono aperti a tutti gli iscritti; ogni iscritto ha la possibilità di intervenire, presentare documenti, candidarsi alle cariche “interne”. Si può iscrivere papa Francesco e Totò Riina, per dire i due estremi: versano la loro quota, nessuno può respingere nessuno, nessuno può espellere nessuno, non esistono neppure i probiviri o altri “tribunali” di partito. Ci si può iscrivere anche cinque minuti prima dell’inizio della votazione e si è titolari degli stessi diritti di chi ha la tessera radicale da cinquant’anni. Questa regola del partito “aperto” può piacere o meno, ma è in vigore da più di cinquant’anni. Non ci sono mai stati problemi. I contrasti politici si sono risolti appunto politicamente. Nessuno si è “infiltrato”, nessuno ha tentato operazioni manipolatorie e via dicendo. Giusti o sbagliati che siano stati e siano, i radicali sono sempre stati “radicali”. “Più Europa” di questa tradizione non ha preso nulla. Prima della convocazione del congresso, si sono presentate delle liste di candidati (liste; quanto ai programmi un irrilevante dettaglio); prima del congresso si sono presentate delle candidature; prima del congresso una commissione di garanzia ne ha vagliato l’ammissibilità o meno (e infatti una candidata è stata interdetta, perché le iscrizioni a suo sostegno, vai a capire perché, le si è giudicate inaccettabili). Poi i tre candidati, dopo tre giorni di dibattito inutile (si era deciso preventivamente quasi tutto), si sono contati. Vincitore è risultato Benedetto Della Vedova, portatore di una visione “tradizionale” della politica, nel suo piccolo un percorso alla Tabacci: radicale, ma anche berlusconiano, ma anche finiano, ma anche montiano, ma anche renziano…

Si dice che solo gli stupidi non cambiano mai idea. Della Vedova da questo punto di vista è intelligentissimo. Sconfitto Marco Cappato, animatore di una visione più naif della politica, capace a volte, nei suoi interventi di far coabitare kibbutz israeliano e anarchismo utopico alla Kropotkin. Quando ci si conta, è normale che uno arrivi primo, l’altro secondo. Qui entra in campo Tabacci: vecchia, astuta volpe democristiana: non si espone in prima persona, dirotta i suoi voti su Della Vedova, sostenuto anche da Bonino e Spadaccia; e con i suoi voti di fatto diventa l’arbitro, Richelieu e Mazzarino insieme, di “Più Europa”. Alla fine, dalle urne è uscito questo: 55,7 per cento, Della Vedova; 30,2 per cento Cappato; 14,1 per cento al terzo candidato Fusacchia. Ora Cappato minaccia esposti ed altri sfracelli, ritenendo che l’esito del voto sia stato inquinato da truppe “cammellate”, quelle appunto di Tabacci. Si vocifera di pullman con persone pagate per andare a votare precisi candidati. Dice ora Cappato. “Dopo il silenzio nei giorni del Congresso di Più Europa, i media hanno (doverosamente, s’intende) pubblicato testimonianze che indicano come il voto da parte di alcuni congressisti sarebbe stato condizionato da elementi che nulla hanno a che vedere con la politica”. C’è chi sembra accarezzare l’idea di presentare un esposto per fare chiarezza e per agire legalmente, alla luce degli avvenimenti giudicati da tutti gli iscritti al partito +Europa “una delusione”. Ancora Cappato: “È bene affrontare la questione con il massimo rigore: il voto a un congresso di partito deve essere libero, informato e consapevole, non meno del voto alle elezioni politiche, ed è responsabilità di ciascun dirigente e ciascun iscritto difendere tale principio”. Insomma: prima, durante e dopo il congresso fondativo del “nuovo” partito, politiche politicanti vecchie, stantie, di miope e piccolo cabotaggio. Che Bonino, Spadaccia, Della Vedova e gli altri, per un pugno di lenticchie cedano le loro primogeniture a Tabacci lascia un po’ l’amaro in bocca. Ma a ben pensarci, non sorprende più di tanto.

Comunque la si voglia prendere è una triste parabola. E’ noto che chi cavalca la tigre, prima o poi ne viene disarcionato e divorato. Il gruppo di “Più Europa” non è neppure un’occasione di quello che poteva essere e non è stato. E’ una fusione a freddo per assicurare una qualche sopravvivenza di contorno a politici in declino incapaci di rassegnarsi al fatto che per loro è suonato il “game over”. Di Pannella si può pensare qualsiasi cosa, ma è indubbio la sua capacità di sfruttare le opportunità politica, e di condurre comunque partite magari discutibili, comunque sempre “alte”. Certi suoi sedicenti seguaci al contrario, sempre più praticano una inutile e inconcludente politica delle opportunità. A volerla chiudere con una battuta, si può dire che, privi di strategia, incapaci perfino di tattica, se vogliono prender i voti, possono ormai solo indossare una tonaca.

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