M5S bifronte. Punta a salvare Salvini dal processo con un referendum farsa e individua il sindacato confederale come nemico pubblico numero 1

M5S bifronte. Punta a salvare Salvini dal processo con un referendum farsa e individua il sindacato confederale come nemico pubblico numero 1

Il quesito sul quale gli iscritti del M5S dovranno pronunciarsi sulla piattaforma Rousseau per dire se siano d’accordo o meno con la richiesta del Tribunale dei ministri di processare il ministro dell’Interno Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti piace poco ai militanti e allo stesso leader Beppe Grillo. “Inganna” ed è “fuorviante” commentano sul blog. Mentre Grillo si affida all’ironia per commentare: “Se voti Sì vuol dire No. Se voti No vuol dire Sì. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!…”. Un riferimento piuttosto colto (quello al romanzo “Comma 22” in cui si parla di soldati che per evitare di andare al fronte dovevano fingersi pazzi e quello al brigante greco Prokrustes, che uccideva i passanti facendoli distendere su un letto corto se erano alti e su un letto lungo se erano bassi) per dire che la domanda scritta così imita di fatto i quesiti dei referendum abrogativi tanto contestati dai pentastellati. La domanda, sottolineano sui social, si presta a equivoci: “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per ridistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?”, con il Sì “si nega l’autorizzazione a procedere”. Mentre con il NO “si concede l’autorizzazione a procedere”. In più, sempre sul Blog delle Stelle si precisa che “non è il solito voto sull’immunita’ dei parlamentari”, sul quale il M5S “è sempre stato ed è inamovibile”, ma si tratta di un caso particolare: una scelta politica del governo presa nella sua collegialita’. Quindi si scrive quello che viene definito subito “un refuso”: invece dei 177 migranti di cui si parla anche negli atti ora all’esame della Giunta per le Immunita’ del Senato si dice che i naufraghi che Salvini non volle far sbarcare dalla nave Diciotti erano “137”.

Le reazioni. Fattori e Nugnes scrivono a Beppe Grillo e a Roberto Fico: “voto inopportuno”

La prima bordata arriva dalla senatrice M5S Paola Nugnes. “Dobbiamo votare NO per sostenere il SI?”, scrive su twitter in grassetto su sfondo rosso con tanto di emoticon che imita l’urlo di Munch. E nella lunga lettera, indirizzata a Beppe Grillo e a Roberto Fico, pubblicata su Huffington Post, firmata con la senatrice Elena Fattori, passa a giudicare il voto come “inopportuno”. “Le consultazioni della Rete – continuavano Fattori e Nugnes – a ben leggere, concernono l’approvazione del programma politico da presentare (e, nello specifico, la Rete ha approvato un programma che s’impegna a “intervenire su quelle prerogative parlamentari che oggi sottraggono deputati, senatori e ministri, dall’applicazione della giustizia e alle regole che valgono per tutti i cittadini”. Mentre sul piano delle conseguenze politiche di un eventuale voto positivo degli iscritti alla richiesta di autorizzazione, a quanto si apprende da fonti di governo del Movimento, che registrano “preoccupazione” sul caso, se dovesse passare  non è da escludere una crisi di governo. Tale risultato potrebbe infatti scatenare un cortocircuito proprio nell’assemblea di lunedì sera, convocata da Luigi Di Maio per decidere la posizione dei senatori in vista del voto di martedì in giunta.

Le reazioni. Gregorio De Falco, ex senatore M5S espulso: “quesito fuorviante e basato su fatti non veri”

Durissimo anche il commento del senatore De Falco, eletto nelle liste M5S ma espulso. “Il testo del quesito posto agli iscritti del movimento è fuorviante, poiché è basato su fatti non veri o addirittura falsi ed è comunque suggestivo” afferma il senatore ex M5S Gregorio De Falco. “Uno degli elementi ingannevoli è quello relativo al ritardo dello sbarco”, sottolinea, dicendo che tra l’altro “poiché i naufraghi erano a bordo di una nave militare e dunque erano già in Italia. Tale circostanza inoltre, rende ancor più chiaro che vi era l’obbligo di procedere senz’altro allo sbarco ed esclude che potesse esservi interesse a tutelare i confini della Patria. Il trattenimento è stato quindi una inutile violenza ed ha bloccato una nave militare per giorni impedendole di assolvere ai propri compiti di istituto”, ribadisce. “Ancora – aggiunge De Falco – nel programma il Movimento aveva da tempo deciso di voler abrogare sia l’insindacabilità parlamentare (art. 68 Cost.) che l’immunità dei Ministri (art 96 Cost.). Nel caso Diciotti, il limite alla libertà personale è stato imposto arbitrariamente e senza ordine di giustizia ed è stato usato come elemento di forza per pretendere che altri Paesi europei si facessero carico dei naufraghi. In ogni modo, il quesito proposto suggerisce già di per sé la risposta ed è inteso a sottrarre il ministro Salvini al suo giudice naturale”, conclude.

Le reazioni. Roberto Saviano:”trucco da trastolari (a Napoli, imbroglioni)”

Di “trucco da trastolari (leggi: imbroglioni)” parla Roberto Saviano, il quale aggiunge: “Che vile attaccamento alla poltrona!”. Su Facebook Roberto Saviano, fresco vincitore dell’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura al festival cinematografico di Berlino con ‘La paranza dei bambini’ di Claudio Giovannesi, critica il ‘referendum’ indetto tra i propri iscritti alla piattaforma Rousseau del M5s relativo all’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. “Ma quando la nave affonda, ed è questo che sta accadendo al M5s, chi è senza scrupoli scappa, venendo meno agli impegni presi – aggiunge – non a caso il Movimento dei disinvolti si è liberato della figura troppo ingombrante, sul piano morale, di Gregorio De Falco. E senza il comandante De Falco a fare da incomodo, nessuno avrà la forza e il rigore di urlare ai vertici del M5s: ‘Tornate a bordo, cazzo!'”, conclude.

Le reazioni. Nicola Fratoianni: “speriamo che vinca la ragionevolezza, nonostante le furbizie”

Anche il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni stigmatizza la decisione di percorrere la strada del referendum tra gli iscritti alla piattaforma. “Era il 13 gennaio del 2014 quando i militanti del M5S per la prima e unica volta sconfessarono i vertici di quel partito, Grillo e Casaleggio, votando online per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina. C’è da augurarsi che anche stavolta vinca la ragionevolezza, nonostante le furbizie dell’ultima ora con addirittura il quesito farlocco, e venga così permesso che venga processato da un tribunale un ministro accusato di sequestro di persona”, afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Sarà anche l’occasione per verificare se sono bastati pochi mesi di governo – conclude Fratoianni- per far retrocedere l’esigenza del cambiamento e del rispetto della legalità di fronte agli interessi di potere…”.

 Intanto, il M5S attacca la libertà sindacale come denunciano Cgil, Cisl e Uil

Il taglio alle pensioni dei sindacalisti, promesso dal Movimento 5 Stelle, non solo è ad alto rischio costituzionalità, ma rappresenta un vero e proprio attacco alla “libertà di attività sindacale”. Mentre in Senato è stato al momento ritirato l’emendamento al decretone, per riscrivere in modo inappuntabile la norma, sale l’allarme tra i sindacati che leggono la mossa M5S come la volontà chiara di “comprimere” l’esercizio dell’azione sindacale. In un documento unitario, Cgil, Cisl e Uil puntano il dito contro la misura che rivede le regole per la pensione dei sindacalisti, che il governo ha confermato di voler approvare nel passaggio parlamentare del provvedimento che introduce reddito di cittadinanza e quota 100. Quella che è in arrivo, per i tre confederali, è una riscrittura che “penalizza pesantemente” non solo chi vorrà scegliere l’attività sindacale, ma anche chi l’ha fatta e ora è uscito dal mondo del lavoro. Proprio la retroattività dell’intervento, si legge nel documento, è uno dei punti a rischio costituzionalità, così come il mancato rispetto dei criteri “di parità di trattamento e di ragionevolezza” previsti dalla Carta. Anche questo sarà uno dei capitoli sui quali la maggioranza gialloverde dovrà trovare una sintesi: l’esame del decretone a Palazzo Madama entrerà nel vivo da lunedì, con l’obiettivo di licenziare il provvedimento in settimana, ma ancora non è chiaro su quali temi interverrà il Senato e quali saranno invece affrontati alla Camera. Conclusione: il M5S bifronte, da una parte punta a salvare Salvini dal processo e dall’altra individua il sindacato confederale come nemico pubblico numero 1.

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