Megale (Fisac Cgil) a RadioArticolo1. Manovra. Italia isolata, stretta fra il rigore europeo e la dissennatezza del governo grillino-leghista. Costi maggiori per i nuovi mutui. Rilanciare un grande piano di investimenti

Megale (Fisac Cgil) a RadioArticolo1. Manovra. Italia isolata, stretta fra il rigore europeo e la dissennatezza del governo grillino-leghista. Costi maggiori per i nuovi mutui. Rilanciare un grande piano di investimenti

Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, che rappresenta i lavoratori del credito, delle assicurazioni e della riscossione, ha rilasciato un’intervista  a Roberta Lisi, RadioArticolo1,  in merito alla manovra di Bilancio  sulla quale si pronuncia domani i la Commissione europea. Diamo di seguito quanto ha  affermato  nel corso dell’intervista  registrata mentre lo spread sfondava quota 330 punti con un costo per l’Italia superiore ai 60 miliardi di euro.

La  risposta che è stata data dal governo italiano alle osservazioni fatte dalla Ue più che di carattere economico e politico guarda alle elezioni europee del maggio 2019, quindi propaganda all’insegna di un messaggio agli italiano del tipo “vedete che noi non ci facciamo condizionare dai cosiddetti burocrati di Bruxelles”; dopo di che le conseguenze che il Paese si trova già oggi ad affrontare contribuiranno certamente a rendere più difficile l’uscita del Paese dalla crisi per il quale avevamo immaginato nel 2018 di poter traguardare il superamento di un lungo periodo durato 8 anni, in cui si sono persi oltre 8 punti di PIL.

Diciamo che tutto questo rischia di dare un grande colpo sia sul versante della credibilità nel rapporto con gli altri Stati europei, sia nel rapporto con le prospettive di crescita. Ben diversa sarebbe stata un’operazione indubbiamente coraggiosa ma nel rispetto delle regole europee, in cui il vero cuore della manovra fosse stata una grande operazione di investimenti pubblici a supporto della creazione di occupazione, soprattutto per i giovani e nel Mezzogiorno, perché quello che vedremo nel 2019 purtroppo sarà un appesantimento ed un arretramento di tutto il Paese; a partire dagli interessi sul debito determinati da chi paga il costo sociale dello spread, gli italiani ma in modo particolare i lavoratori dipendenti e i pensionati. Già l’attestarsi da più di qualche settimana, ad oltre i 300 punti di spread, per quanto riguarda i nuovi mutui e i nuovi prestiti, fa lievitare il costo per le famiglie. Di sicuro si può immaginare che tra maggiori interessi sul debito derivanti dallo spread oltre 300, calcolati in un miliardo e 200 per il 2018 e di circa 4 miliardi e mezzo per il 2019 e in circa 9 miliardi per il 2020.

Uno scenario dell’Italia contro il resto dell’Europa per rompere le regole

Tutto questo produce un costo per maggiori interesse sul debito che da 800 euro di media all’anno supererà i 1.100 euro per ogni cittadino che paga le tasse, a maggior ragione per i lavoratori e i pensionati che pagano l’Irpef, e sui mutui è da auspicare che non abbia un impatto analogo a quello avvenuto nel 2011 ma i sicuro i nuovi mutui avranno un costo maggiore. Potrà oscillare da 150/200 euro in più mediamente di costo. Ma questo dipende se il trend si ferma ai 300/310 punti base oppure se ad un certo punto si superano i 400.Vedo uno scenario con l’Italia contro il resto d’ Europa all’insegna del rompere le regole e non farlo nemmeno per un grande piano di investimenti pubblici per creare lavoro e occupazione, che produce tanti disastri e di cui i primi segnali che ci arrivano anche dal mondo produttivo, in particolare dalla Lombardia e da Brescia, dove i dati sulla produzione industriale segnano crescita zero.

Se sommato al dato dell’ultimo trimestre in cui l’Istat segnala una crescita del PIL a zero, è evidente che sarebbe stato ragionevole, anche per chi non capisce assolutamente nulla, immaginare di adeguare la manovra, quanto meno sull’idea che è impossibile raggiungere un punto e mezzo di crescita, va già alla grande se si riesce a stare sull’1,2 % che dice la Commissione Europea. Di sicuro tutti i dati attualmente portano tendenzialmente sotto l’1% (intorno alla 0,8%).A meno che non si verifichi un miracolo, ad oggi difficilmente immaginabile, visto che si parla di non più di uno 0,3% in termini di investimenti.

E neanche le dismissioni, di cui parla Di Maio, contribuiranno a far calare il debito PIL dal 131 al 126% – non essendo gioielli di famiglia – sono tutte affermazioni tese a difendere una posizione per cui vedo più all’orizzonte le elezioni che non invece una vera politica economica. Insisto sul fatto che noi non possiamo stare stretti tra il cosiddetto rigore europeo e la dissennatezza dei conti del Governo grillino-leghista e dobbiamo invece essere capaci – come Cgil, Cisl e Uil – di rilanciare l’idea di un grande piano di investimenti, quasi una piattaforma per il risanamento del territorio, la realizzazione di infrastrutture, la messa in sicurezza delle aree più in difficoltà.

Questo richiederebbe una grande capacità di un’idea di politica economica in cui al centro c’è il Paese, c’è il sud e ci sono i giovani disoccupati. E solo per questa via si può ridisegnare un’idea del futuro dell’Italia che guarda effettivamente alle speranze delle nuove generazioni.

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