Germania. Elezioni in Assia. Fine dell’era Merkel?

Germania. Elezioni in Assia. Fine dell’era Merkel?

Dal nostro corrispondente a Berlino

Le elezioni in Assia hanno provocato un terremoto politico all’interno dei cristiano-democratici. Il partito di Angela Merkel ha perso oltre il 10% dei consensi. La cancelliera ha annunciato che non presenterà la propria candidatura per la presidenza della CDU e non correrà alle elezioni federali del 2021. I prossimi anni saranno probabilmente l’ultima fase del merkelismo.

I numeri parlano chiaro: i partiti tradizionali e promotori della Große Koalition hanno subito l’ennesima, cocente, sconfitta. La SPD è crollata sotto il 20%, mentre la CDU registra perdite ancora maggiori, attestandosi sul 27% (-11,3% rispetto alle consultazioni del 2013). Crescono invece tutte le altre forze: i Grüne (19,8%), i liberali (7,5%), la Linke (6,3%) e, soprattutto, l’AfD che, con il 13,1% dei consensi, non solo triplica i propri voti rispetto al 2013, ma cresce di diversi punti percentuali anche in confronto ai risultati locali delle elezioni federali del settembre 2017.

Il tramonto del merkelismo

I numeri, tuttavia, non bastano a dare un’idea della gravità della sconfitta cristiano-democratica. Sul piano locale, infatti, il magro risultato è comunque sufficiente a salvaguardare la maggioranza nel parlamento dell’Assia e permetterà la prosecuzione dell’alleanza di governo con i Grüne sotto la guida del candidato della CDU, Volker Bouffier. Il vero contraccolpo del voto di ieri riguarda però il governo federale. Finora i risultati più deludenti dei cristiano-democratici nei diversi Länder tedeschi avevano infatti riguardato gli oppositori interni di Angela Merkel, mentre i candidati vicini alla cancelliera avevano mediamente ottenuto risultati migliori. In questo caso, invece, Bouffier figura come un sostenitore di Merkel, mentre quasi tutte le analisi del voto indicano come siano state soprattutto i giudizi sulla politica nazionale a determinare le scelte dell’elettorato locale.

Angela Merkel si è assunta la completa responsabilità della sconfitta. In una conferenza pubblica ha annunciato di non volersi ricandidare alla presidenza del partito nel congresso che si svolgerà ai primi di dicembre ad Amburgo. Merkel ha inoltre affermato che quello in corso sarà il suo ultimo cancellierato, aggiungendo di volersi ritirare dalla vita politica tedesca appena scadrà l’attuale mandato. Si tratta indubbiamente di una scelta coraggiosa, responsabile e gravida di conseguenze, che può essere interpretata come un tentativo estremo di ridare slancio ai cristiano-democratici e arrestare una crisi apparentemente irreversibile. Nel proprio discorso, Merkel ha tuttavia chiamato in causa anche l’alleanza di governo, denunciando i dissidi interni e l’inefficacia politica della Große Koalition.

Con il voto il Assia pare quindi finire un’era politica cominciata diciotto anni fa. Difficile indicare invece cosa attende il futuro della Germania. Il congresso della CDU ad Amburgo vedrà infatti una difficile sfida per la successione ad Angela Merkel, dove la posta in gioco non è rappresentata solo dalla presidenza del partito ma anche dall’identità stessa dei cristiano-democratici. Per quando sia ancora ipotetica, la rosa di nomi degli eventuali candidati mostra chiaramente come si andranno a scontrare l’ala merkeliana e quella dei suoi oppositori – rappresentate rispettivamente da Annegret Kramp-Karrenbauer e dall’attuale ministro della salute Jens Spahn. A dicembre sapremo quindi se il “merkelismo” sarà in grado di sopravvivere al ritiro politico di Angela Merkel, oppure se la CDU adotterà una linea più conservatrice, tentando di recuperare la perdita di consensi attraverso una svolta a destra. In quest’ultimo caso, inoltre, si potrebbe aprire un doloroso conflitto tra la cancelleria e la guida del partito – nonché tra quest’ultimo e i socialdemocratici – che rischierebbe di mettere in discussione la stessa tenuta della Große Koalition.

Sconfitta socialdemocratica e crescita delle forze alternative

Alla sinistra dell’orizzonte partitico i Grüne sono riusciti nuovamente a sorpassare la SPD – anche se solo di pochi punti decimali. La sconfitta, tuttavia, non dovrebbe condurre a un cambio di vertici nel partito socialdemocratico – che, per inciso, negli ultimi diciotto anni ha avuto ben dieci presidenti diversi – mentre, al pari di Angela Merkel, anche Andrea Nahles ha incolpato la Große Koalition della disfatta. Una conferma di questa analisi verrebbe proprio dal successo dei Grüne, che sono riusciti a imporsi in quasi tutte i grandi centri urbani (soprattutto Francoforte, Darmstadt e Kessel), in precedenza feudi della SPD, rilevando quindi la disaffezione dell’elettorato verso l’azione di governo di quest’ultima. Tuttavia, il sorpasso dei Grüne è sintomo anche di una profonda crisi d’identità dell’intera sinistra tedesca, che minaccia di trasformarsi in una rottura insanabile a un livello non solo politico ma anche economico e sociale.

Un’avvisaglia dei possibili scenari che attendono il futuro della Germania è stata offerta da due manifestazioni avvenute contemporaneamente lo scorso mercoledì 24 ottobre. In Renania, sotto le bandiere dei sindacati, hanno sfilato decine di migliaia di persone per difendere i posti di lavoro dell’industria carbonifera. A Berlino, invece, i Grüne hanno riunito altrettanti dimostranti in favore di una rapida riconversione della produzione energetica in fonti rinnovabili. Lo scontro a distanza tra Grüne e sindacati, adombrato in questa occasione, pare presagire una delle possibili fratture che rischiano di spaccare ulteriormente l’elettorato di sinistra, rilevando inoltre il principale punto debole dell’“ondata verde” che sta caratterizzando le ultime tornate elettorali: la distanza tra un ambiente urbano, fondamentalmente legato ad attività del terzo settore, che ha abbandonato la socialdemocrazia a vantaggio dei Grüne, e i lavoratori dell’industria, che rappresentano ancora una parte significativa della popolazione, ancora vicini ai sindacati ma diffidenti verso la svolta neoliberista intrapresa dalla SPD negli ultimi vent’anni.

Una parte del malcontento è stato certamente raccolto dalla Linke, che riesce nella non facile impresa di affermarsi con oltre il 6% in un Land occidentale. Tuttavia, anche in questa occasione, i principali beneficiari della crisi dei partiti tradizionali sono stati i populisti di destra dell’AfD. Dimostrando nuovamente la propria ambivalenza, l’AfD in Assia ha esibito un volto moderato e conservatore, tendendo a debita distanza i tribuni più radicali che invece dominano la scena politica nei Länder orientali. Il partito populista ha ottenuto ancora una volta risultati migliori nella provincia rispetto alle città – con una forbice che va dal 18% nella regione attorno a Fulda fino al 5,7% nel centro di Francoforte – registrando comunque una crescita di consensi significativa, superiore a quella avuta due settimane fa in Baviera.

Fine di un’era o mossa tattica?

È buona educazione evitare di discutere un lascito prima della dipartita del diretto interessato. Pertanto sarebbe bene rimandare le analisi del merkelismo e del suo tramonto all’indomani dell’effettivo abbandono della vita politica da parte di Angela Merkel. Il rischio, infatti, sarebbe quello di sopravvalutare una mossa tattica, i cui effetti possono essere misurati soltanto nel tempo. I risultati delle elezioni in Assia, così come quelli delle consultazioni bavaresi, sono stati determinati soprattutto dalla disaffezione dei tedeschi verso la Große Koalition, e questa stessa Große Koalition è stata prigioniera per mesi della campagna elettorale che la CSU ha portato avanti a livello federale per recuperare consensi nel proprio Land di appartenenza. Da due settimane la litigiosità interna all’alleanza di governo è infatti miracolosamente venuta meno – riaffacciandosi soltanto adesso, in reazione alle consultazioni di ieri. L’elettorato non ha evidentemente perdonato tale deriva. Ma la Große Koalition ha ancora tempo per riparare i propri errori e – al di là delle conseguenze personali – non è affatto detto che l’astro di Merkel sia necessariamente destinato al tramonto. Decisivi saranno gli esiti del congresso della CDU a dicembre, così come l’atteggiamento che la SPD deciderà di tenere per rispondere alla sfida dei Grüne. In ogni caso sarebbe un errore liquidare i recenti sviluppi come l’epilogo di un’esperienza politica: più probabilmente si tratterà di un’ulteriore fase, forse l’ultima, del merkelismo, ma che potrebbe ancora rivelare qualche sorpresa.

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