Genova. Vertice sul decreto. Comune e Regione battono il governo e spingono sull’acceleratore. Dettano le condizioni per designare due commissari: uno alla ricostruzione, l’altro alla protezione civile

Genova. Vertice sul decreto. Comune e Regione battono il governo e spingono sull’acceleratore. Dettano le condizioni per designare due commissari: uno alla ricostruzione, l’altro alla protezione civile

Il nome del commissario che si occuperà della ricostruzione del ponte Morandi di Genova non c’è ancora, e non ci sarà prima della prossima settimana. Ma c’è la promessa che a sceglierlo saranno il premier Giuseppe Conte e gli enti locali, che strappano anche una più chiara divisione di compiti, competenze e gestione dei fondi. Al termine di un incontro durato circa due ore il governatore della Liguria Giovanni Toti esce da palazzo Chigi insieme al sindaco di Genova Marco Bucci con il sorriso di chi ha portato a casa il risultato: “E’ stato un incontro costruttivo, il sostegno alla città ci lascia soddisfatti, abbiamo preso in mano le fila di tutto il decreto, abbiamo ragionato su quelli che devono essere i poteri del commissario straordinario e di quelli del commissario di protezione civile all’emergenza che resterà, saranno due figure che si affiancheranno”. Nessun passo indietro per Toti dunque, che lavorerà insieme alla figura incaricata della ricostruzione del ponte sul Polcevera.

Di fatto, un vertice inconcludente. Nulla si sa del decreto “fantasma”, e sui nomi dei commissari è buio pesto

“Ma oggi non abbiamo parlato di nomi – assicura – Entro stasera limeremo il testo, poi verrà pubblicato nei prossimi giorni in gazzetta ufficiale. Spero che all’inizio della prossima settimana avremo il nome”. L’ipotesi più probabile è che l’incaricato sia un tecnico, così da non scontentare nessuno tra Roma e Genova e soprattutto tra Lega e M5s. Diversi i nomi al vaglio, una cosa è certa: su questa come su altre nomine Giuseppe Conte vuole l’ultima parola. L’incontro di martedì, ha spiegato in una nota il presidente del Consiglio, “è servito a valutare e a definire tutti i dettagli delle previsioni che sono inserite nel decreto emergenza” con un unico obiettivo: “Ricostruire il Ponte più bello e più sicuro di prima e restituirlo a Genova nel più breve tempo possibile”. E dunque bisogna “lavorare senza sosta per permettere alla città e ai genovesi di tornare alla normalità, assumendoci la piena responsabilità delle scelte politiche che stiamo operando”. Al tavolo, cui hanno partecipato oltre Conte anche i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi e il capo della protezione civile Angelo Borrelli, Toti e Bucci hanno rivendicato il ruolo degli enti locali, che “continuano ad avere tutte le loro prerogative sulla città, anzi si aggiungono deroghe a tutto quello che si può fare come emergenza di protezione civile all’interno degli organismi cittadini”, ha riferito il governatore che parla di “un’equilibrata divisione dei compiti” in cui “il commissario alla demolizione e alla costruzione del ponte sostanzialmente si occuperà della parte relativa al ponte mentre agli enti locali spetta tutta la parte di sostegno della viabilità secondaria”.

Nella riunione dunque si è parlato “di viabilità parallela – ha raccontato Toti – di ulteriori cantieri da accelerare, di infrastrutture ferroviarie come il secondo anello e il terzo valico che andranno accelerate, di ulteriori deroghe per il commissario di protezione civile per accelerare i cantieri viari all’interno di Genova, della delimitazione degli aiuti alle imprese nella zona franca urbana, di molte decine di milioni di euro sul trasporto pubblico locale su gomma e su ferro, abbiamo parlato della sdemanializzazione di aree che servono per i parcheggi di interscambio, di moltissime cose”. E insiste: “Credo sia stato fatto un buon lavoro, su Genova arriveranno sicuramente molti soldi per le imprese e per il porto, è stata autorizzata all’autorità portuale un prelievo aggiuntivo sull’Iva del 3% che sono moltissimi soldi da spendere nei nostri porti”.

La dura posizione del Pd ligure: “nessuna decisione dal vertice. Lottizzazione indegna e situazione insostenibile”

“Ancora parole e nessun atto concreto per la città di Genova. L’incontro romano fra le istituzioni locali e il Governo si è risolto con un nulla di fatto e siamo già a 35 giorni dal crollo del ponte Morandi. Sul commissario dobbiamo aspettare altri dieci giorni. Ma erano già dieci giorni quando è venuto a Genova il presidente Conte, cioè 4 giorni fa”. Il capogruppo Pd in Regione Liguria Giovanni Lunardon, e i parlamentari dem Vito Vattuone, Andrea Orlando, Raffaella Paita, Roberta Pinotti e Franco Vazio commentano così il vertice sul ponte Morandi. “Ci saranno due commissari anziché uno: una follia totale, una lottizzazione peggio che nella prima repubblica. Su chi farà il ponte però è ancora buio pesto – aggiungono gli esponenti liguri del Pd -. Sui tempi di demolizione/ricostruzione peggio che andare di notte. Toti, che fino a ieri diceva che a fine ottobre doveva finire la demolizione ed entro novembre doveva iniziare la ricostruzione, oggi sostiene che non si possano fare stime sui tempi, visto che non si sa ancora nulla neppure sulla tecnica da adottare per la demolizione. Francamente è una situazione insostenibile. Se ci sarà la manovra sull’Iva del porto sarà una misura indubbiamente positiva, ma a questo punto vogliamo vedere cosa verrà messo nero su bianco nel decreto, una volta che sarà pubblicato. Nel frattempo rileviamo che una contrazione del Pil genovese del 15%, com’è stato stimato nei giorni scorsi, vuol dire una mazzata sull’economia della città da quattro miliardi di euro. Aspettiamo con ansia di vedere quante risorse concretamente destinerà il Governo all’emergenza Genova”.

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