Il “Viareggio” edizione 89 scende in strada. Il 26 la premiazione a Piazza Mazzini. Il sindaco Del Ghingaro: una festa di tutta la città. Così lo volevano i fondatori. Le terne dei finalisti

Il “Viareggio” edizione 89 scende in strada. Il 26 la premiazione a Piazza Mazzini. Il sindaco Del Ghingaro: una festa di tutta la città. Così lo volevano i fondatori. Le terne  dei finalisti

Il “Viareggio”, edizione numero 89, scende in piazza. Diventa una festa  della cultura, una festa di popolo. Richiama le idee dei fondatori, a partire da Leonida Rèpaci, che  erano stufi dei “cenacoli” riservati ad un ristretto numero di intellettuali. I “salotti” si direbbe oggi. La serata della premiazione, domenica 26 agosto, si svolgerà non più in un locale, seppur prestigioso come fino ad ora era avvenuto, ma in piazza, aperta al pubblico, sul Belvedere delle Maschere, là dove il Carnevale impazza, in piazza Mazzini, di fronte al mare.

Dice il Sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro: “Il Premio nasce sulla spiaggia, in estate, quando la città vive la sua stagione più bella: anno dopo anno ha scoperto o messo in luce narratori che hanno fatto la letteratura del Novecento italiano.  Tuttavia non può vivere nella gloria del proprio trascorso. Così come non deve impaludarsi nei salotti degli intellettuali paghi di parlare a sé stessi e a nessun altro: la cultura per essere tale, deve essere rappresentativa della società che la genera”.

“Il Viareggio – prosegue – è ancora oggi una festa di tutta la Città: una Città che vive di sale e di onde marine. Che respira il libeccio, che rinasce nel segno di un futuro che ha il profumo delle grandi realtà europee: e piazza Mazzini è il palcoscenico ideale dove si concentrano cultura, tradizione e divertimento. Il Premio Viareggio – conclude Del Ghingaro – torna ad essere protagonista insieme al Carnevale e al Festival Puccini, degli appuntamenti culturali nazionali”.

Sandra Mei (assessore alla Cultura). Un finale ricco di novità e di bellezza

A condurre la serata sarà un noto giornalista televisivo, Tiberio Timperi. Ma non sarà questa la sola novità del “Viareggio” edizione numero 89. La serata a Piazza Mazzini inizierà, prima della premiazione, con la proiezione su un maxi schermo installato sul palco, di Turandot, una delle più belle opere di Puccini, regista Alfonso Signorini, andata in scena al teatro all’aperto a Torre del Lago nel corso del Festival Puccini. Al termine della proiezione si esibiranno gli artisti che danno vita al Festival presentando arie delle più belle opere del Maestro. “Un finale ricco di novità e di bellezza – commenta l’assessore alla Cultura Sandra Mei – che si inserisce nel percorso di rinnovazione che abbiamo impostato già dallo scorso anno. Il Premio –prosegue – nasce sulla spiaggia, in estate, quando la città vive la sua stagione più bella: anno dopo anno ha scoperto e messo in luce narratori che hanno fatto la letteratura del Novecento italiano. Il Viareggio è una festa e piazza Mazzini è il palcoscenico ideale dove finalmente si concentrano cultura, tradizione e divertimento”.

Il richiamo di idee, progetti, ambizioni  dei fondatori del Premio nel 1929

Appunto, cultura, tradizione, divertimento, richiamano le idee, i progetti, dei fondatori del Premio che nasce in Versilia nel 1929, punta a far concorrenza al Bagutta che era nato qualche anno prima, 1926. Ideato da Orio Vergani in una trattoria  milanese  aveva suscitato l’interesse, anche le polemiche, di una parte del mondo della cultura italiana di quegli anni. L’accusa, se così si può dire, era quella di aver dato vita ad una iniziativa chiusa, un salotto riservato a pochi.

Il Viareggio nasce all’aria aperta, sotto un ombrellone, in uno storico stabilimento balneare di Viareggio, il cuore della Versilia. Sono tre amici a prendere l’iniziativa, Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni. Poi la compagnia si allarga, arrivano altri intellettuali, artisti, personaggi fra cui il pittore Primo Conti e Gian Capo, giornalista, commediografo il cui nome in realtà era Giovanni Capodicasa. Avevano un preciso obiettivo: sottrarre il Premio, si legge nelle cronache, al chiuso dei cenacoli e aprirlo alla libera circolazione delle idee nella società letteraria.  Viareggio – scriveva Rèpaci – fu scelta perché “noi fondatori intendemmo contraccambiare la bella spiaggia di quell’amore che aveva saputo accendere nel fondo di noi, da quando avevamo associato il suo nome a quello di Shelley, il ricordo di un tonfo di risacca al crepitio del rogo col quale un Poeta ritornava, dio immortale, ai puri spazi da cui era disceso per scolpire la statua di Prometeo, finalmente liberato dalle potenze e dalle presenze del Male”.

Il Premio e Rèpaci, amore a prima vista. Quando arrivano i fascisti ce ne andammo

Il Premio e Rèpaci, un amore a prima vista, la nascita, scrive Enrico Pea, “avvenuta all’improvviso come nacque Venere dalla spuma del mare”. Poi, la rottura avvenuta nel 1935 quando non era più possibile salvare il Premio delle incursioni fasciste.   Scrive Rèpaci: “Si può affermare che fino al ’35 il Premio Viareggio salvò in qualche modo le forme, e non riuscì ai gerarchi di padroneggiare. In seguito la mano del regime si appesantì e divenne impossibile per un uomo dignitoso mantenere una posizione, non dico indipendente, ma neppur riservata nei confronti dei fascisti zelanti, divenne impresa disperata battersi per un libro che non fosse gradito al Ministero Stampa e Propaganda. La Presidenza del Premio arrivava a Viareggio con l’aggiudicazione già stabilita a Roma. Ce ne andammo senza far rumore… Poi venne la guerra e il Premio cessò”.

La narrativa di impegno civile. Premi a Gramsci, alla memoria e ad Amendola

Nel 1945 Rèpaci torna, due libri vengono premiati, nel segno della poesia e della narrativa d’impegno civile, il Canzoniere di Umberto Saba e Pane duro di Silvio Micheli, viareggino puro sangue. Nel 1947 il  premio “alla memoria” le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci. E per la saggistica arriva il Premio a Giorgio Amendola per Lettere a Milano. È una storia di successi, ma anche di problemi, organizzare un Premio come il Viareggio-Répaci, non è cosa di tutti i giorni. Ai successi si accompagnano anche le polemiche sulle scelte dei premiati. E ci sono le difficoltà economiche che ne mettono in dubbio l’esistenza. Difficoltà di volta in volta superate dal Comune di Viareggio che ne diventa l’organizzatore, garantendone l’autonomia, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Fondazione Banca del Monte di Lucca.

La Rassegna “Aspettando il Viareggio”. Presentate le terne dei finalisti

Successo anche per la rassegna “Aspettando il Viareggio Rèpaci”: tre appuntamenti  nei quali sono state presentate le terne dei finalisti e il pubblico ha potuto conoscere di persona gli autori. Il lavoro svolto dalla Giuria presieduta da Simona Costa, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all’Università Roma Tre  non è stato certamente facile. Tutt’altro, perché al Viareggio si presentano autori di grande qualità. Le terne finaliste del Premio da cui usciranno i vincitori nella serata in piazza Mazzini sono risultate:

Narrativa. Fabio Genovesi (Il mare dove non si tocca, Mondadori), Luigi Guarnieri (Forsennatamente Mr Foscolo, La nave di Teseo) e Giuseppe Lupo (Gli anni del nostro incanto, Marsilio).

Poesia Roberta Dapunt (Promemoria, Einaudi), Guido Mazzoni (La pura superficie, Donzelli) e Giancarlo Pontiggia (Il mondo delle cose, Mondadori)

Saggistica Vittorio Lingiardi (Mindscapes. Psiche nel paesaggio, Raffaello Cortina Editore), Guido Melis (La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello stato fascista, Il Mulino) e Luigi Sampietro (La passione per la letteratura, Aragno).

È stato inoltre assegnato il Premio Viareggio opera prima per la narrativa a Simone Somekh con Grandangolo (edizioni Giuntina). Premio internazionale Viareggio-Versilia a Giancarlo Caselli. Il Premio speciale Città di Viareggio a Giordano Bruno Guerri. Premio Viareggio del presidente a Nerio Nesi per il nuovo libro Le passioni degli Olivetti (edizioni Aragno).

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