Ilva di Taranto. Partono le assemblee degli 11mila lavoratori. Il dovere dei media è quello di informare, dando voce ad operaie e operai. Non solo a Calenda, a Bellanova e ai loro estimatori, dirigenti Pd in prima fila. Le bugie di scriba e commentatori

Ilva di Taranto. Partono le assemblee degli 11mila lavoratori. Il dovere dei media è quello di informare, dando voce ad operaie e operai. Non solo a Calenda, a Bellanova e ai loro estimatori, dirigenti Pd in prima fila. Le bugie di scriba e commentatori

Prosegue il tam tam di alcuni media, fra i quali si distingue Repubblica, che si prodigano in elogi del “Piano Calenda”, uno dei “migliori ministri” che abbiamo mai avuto, stando alla valutazione di Eugenio Scalfari più volte ribadita negli editoriali domenicali. A noi, alla luce delle critiche che vengono rivolte ai sindacati, in particolare alla Cgil, viene il dubbio che gli scriba, anche autorevoli commentatori, non abbiano mai letto le carte, che non conoscano quale sia la triste storia dell’Ilva, l’avvicendarsi di padroni che hanno solo preso tutto ciò che potevano, i sacrifici  fatti dai lavoratori, come dice il vescovo di Taranto. Una volta usava nel mondo dell’informazione che gli scriba andavano a parlare direttamente con i lavoratori, ascoltavano i loro racconti. In particolare un ruolo potrebbe svolgere la televisione. Per esempio raccontare la storia dell’Ilva sarebbe un servizio reso alla qualità dell’informazione, al diritto dei cittadini ad essere informati e dei giornalisti ad informare, giornalisti che sempre con minor forza rivendicano questo diritto, un cardine della società democratica. In qualche programma televisivo ce li fanno vedere questi lavoratori che attendono con i loro cartelli, le loro bandiere, quelle dei  sindacati di poter dire due parole mentre in studio, gli “esperti”, magari qualche ministro, dirigenti di partito, opinionisti parlano a ruota libera. Quando arriva il via libera chi, sul posto come si diceva una volta, è pronto con il microfono, non ha molto tempo a disposizione, qualche minuto perché c’è la pubblicità che incombe. Ma in studio gli opinionisti di tempo ne hanno quanto vogliono, l’operaia, l’operaio devono ringraziare  per una zoomata, non hanno neppure il tempo di protestare.

Se opinionisti diventassero lavoratrici e  lavoratori

Ci domandiamo, per esempio, perché in una trasmissione importante condotta da Floris, su La7, opinionisti fissi siano la ex ministra Fornero e l’ex diverse cose da quando lasciò la Cgil, parliamo di Cazzola, esperto numero 1 in campo di lavoro e di pensioni. Magari i conduttori di queste trasmissioni potrebbero “reclutare” di volta in volta un lavoratore, un dirigente sindacale. Magari potrebbero seguire i lavori di una assemblea dei lavoratori, inserire la cronaca, la viva voce di chi, per dirne una, sta per perdere il posto di lavoro o è in cassa integrazione. Già, proprio in questi giorni partono le assemblee dei lavoratori dell’Ilva. Sono stati già informati, il Consiglio di fabbrica ha preso posizione. Ma Calenda ha messo in dubbio che l’informazione data dai sindacati sia stata corretta. Stia tranquillo il ministro ora in cerca di autore, iscritto al Pd, i cui dirigenti lo stanno coprendo di elogi per come lui e la sua vice che si chiama Bellanova, hanno condotto questa vicenda. Un passato, quello della viceministra dimissionaria, eletta in un collegio sicuro nelle elezioni del 4 marzo, bocciata nel collegio pugliese presto dimenticato, da dirigente Cgil, ma che volete uno, anzi una, non può stare sempre sulle barricate, hanno condotto questa vicenda che dura da qualche anno. E con Calenda, fossi in lui mi preoccuperei, sono schierati Di Maio e Salvini che, se fanno il governo, ne raccolgono l’eredità. Magari lo ringraziano perché il lavoro sporco l’hanno svolto lui e la sua viceministra. Il potere attira, è un richiamo come la famosa mela per Eva. Per carità non abbiamo alcunché da dire se un dirigente sindacale diventa ministro o viceministro. Anzi, pensiamo che possano fare il bene dei lavoratori. Niente di eccezionale, ripetiamo il bene dei lavoratori. Il guaio è che spesso dimenticano da dove vengono e sono peggio dei padroni per far vedere che loro sono liberi e autonomi. Così come pensiamo sia ammesso il diritto di critica nei confronti di un dirigente sindacale che firma articoli insieme ad un ministro nella fattispecie il segretario generale della Fim Cisl, Bentivogli e il ministro Calenda, proprio mentre è aperta una vertenza che riguarda non solo 14 mila lavoratori ma il futuro di un intero comparto della nostra economia, la produzione di acciaio, il rapporto con una grande multinazionale del settore. Lo ha fatto Maurizio Landini e si è preso le critiche di qualche commentatore, ha fatto “notizia” nelle rassegne stampa. La chiudiamo qui. Di seguito pubblichiamo un comunicato dei sindacati in cui annunciano che hanno preso il via le assemblee sindacali all’Ilva di Taranto. Siamo certi che televisioni, radio, quelle pubbliche, si fa per dire, la Rai, i giornaloni, gli inviati racconteranno, faranno interviste, la parola alle lavoratrici e ai lavoratori. Lo speriamo solo perché la speranza è l’ultima a morire. Intanto noi facciamo il nostro dovere, quello di informare, come ci hanno detto tantissimi anni fa quando abbiamo passato l’esame  dell’Ordine dei giornalisti. Di seguito pubblichiamo la nota della Fiom e della Cgil di Taranto con l’intervento della segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David.

Re David: la trattativa non è incontrarsi ma entrare nel merito delle questioni

Via da oggi, 14 maggio, alle assemblee sindacali all’Ilva di Taranto. Dopo il brusco stop delle trattative al Mise tra Am Investco (Arcelor Mittal) e sindacati inizia quindi la fase di confronto con i lavoratori che durerà fino al 24 maggio e coinvolgerà i circa 11mila addetti delle acciaierie pugliesi.

“La trattativa non è incontrarsi ma entrare nel merito delle questioni – ha detto Francesca Re David, segretaria generale della Fiom Cgil, dopo l’ultima riunione del tavolo al Mise – In tutti questi mesi non c’è mai stato un cambio di posizioni da parte di ArcelorMittal e del governo. La proposta che ci è stata presentata nella sostanza ripropone punti e condizioni che l’esecutivo aveva già negoziato con ArcelorMittal e che da ormai diversi incontri viene riproposto alle organizzazioni sindacali come possibile accordo”.

Il nodo fondamentale sta nel numero di lavoratori che la nuova società vorrebbe riassumere all’interno di Ilva: solo 10mila addetti, ma che scenderebbero ulteriormente a fine piano nel 2023 a 8.500. Ma per la Fiom è “impensabile produrre 9 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio con 4 mila lavoratori in meno” ed “è inaccettabile anche l’ipotesi di una società mista per esternalizzare, tra l’altro, non si sa neanche cosa”. “Non accettiamo né una diminuzione dell’occupazione a fronte di un aumento della produzione, né un ridimensionamento di diritti e salari per i lavoratori, come abbiamo detto dal primo giorno”, ha detto con chiarezza Re David.

La Cgil di Taranto:  ci sono anche i lavoratori degli appalti, i portuali, gli elettrici

Intanto, dalla Cgil di Taranto arriva l’invito a ricordare che accanto ai dipendenti diretti di Ilva ci sono anche i lavoratori degli appalti, i portuali e i dipendenti di Taranto Energia. “A questi ultimi – scrive la Camera del Lavoro tarantina in una nota – si applica il Contratto degli elettrici, ma nell’ipotesi di accordo presentata dal Ministro Calenda qualche giorno fa si prevede il passaggio ‘forzoso’ al contratto metalmeccanico, senza aver minimamente coinvolto nel confronto le Categorie interessate”.“I lavoratori – insiste la Cgil di Taranto – hanno nome e cognome, hanno un volto e un’intelligenza, non possono essere considerate pedine che ora contano qualcosa, ora non contano niente. Sono loro ad aver pagato in tutti questi anni i prezzi più alti. Noi, come Cgil, non abbiamo nessuna fretta di chiudere il contratto con AM Investco e con i Commissari Ilva se non sono chiari tutti i contorni dell’operazione. La trattativa si svolga con trasparenza, coinvolgendo tutti i soggetti interessati. Lo abbiamo chiesto dall’inizio e abbiamo lavorato per questo. Basta con i tavoli e le trattative riservate a qualsiasi livello si svolgano”, conclude il sindacato.

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