Toronto, Canada. Si chiama Alex Minassian, 25 anni, armeno, l’autore della strage compiuta col van: 10 morti e 15 feriti. Minniti al G7: “modus operandi imposto dall’Isis”

Toronto, Canada. Si chiama Alex Minassian, 25 anni, armeno, l’autore della strage compiuta col van: 10 morti e 15 feriti. Minniti al G7: “modus operandi imposto dall’Isis”

Dieci morti e 15 feriti, quattro dei quali in gravi condizioni: questo il pesante bilancio della strage compiuta a Toronto, Canada, da un 25enne alla guida di un furgone bianco preso a noleggio. L’uomo ha travolto decine di persone sul marciapiedi in pieno centro, un’azione che nelle parole del capo della polizia locale Mark Saunders appare essere stata “intenzionale”. “In base ai racconti dei testimoni che abbiamo, il veicolo ha cominciato a nord su Yonge Street da Finch, e si è diretto a sud sul marciapiede a un certo punto, è poi andato verso sud sulla strada, per poi dirigersi a nord. Da una prospettiva generale possiamo dire che l’azione era chiaramente intenzionale”. Yonge Street è “una delle strade più trafficate” del Canada, proprio nel centro di Toronto. Il furgone bianco ha viaggiato a circa 50 chilometri orari sul marciapiedi, “per quasi un chilometro”. La polizia ha arrestato il conducente, Alex Minassian, 25 anni, residente a Richmond Hill nella periferia nord di Toronto. Un atto “folle” l’ha definito il primo ministro canadese Justin Trudeau, che lunedì in città ospitava il G7 dei ministri degli Esteri. Dopo aver consultato i servizi di intelligence e ricevuto “tutte le informazioni disponibili”, il ministro della Pubblica sicurezza ha affermato che “gli orribili eventi” non sembrano “in alcun modo legati alla sicurezza nazionale”. Implicitamente, il ministro canadese ha respinto qualsiasi azione di un individuo radicalizzato.

Il 25enne è stato incriminato con l’accusa di 10 omicidi premeditati e per tentato omicidio dei feriti. Il giovane, Alek Minassian, si è presentato dal giudice indossando una tuta bianca, con la testa rasata e le braccia dietro la schiena. Intanto è stata identificata la prima vittima: si chiama Anne Marie D’Amico. Dipendente di Invesco, un’azienda americana che si occupa di gestione degli investimenti, D’Amico – secondo quanto si apprende da fonti informate – malgrado il cognome che fa pensare ad origini italiane, non era cittadina italiana.

Nuovi dettagli sul post di Minassian prima di compiere la strage

Nuovi dettagli sul post che il killer di Toronto ha postato prima della strage. “La rivolta degli ‘incel’ è cominciata”, scrive, lì dove il termine ‘incel’ sta per ‘involuntarily celibate’: una espressione usata da alcuni sedicenti gruppi di attivisti per i diritti dell’uomo che sul web predicano contro l’uguaglianza tra i due sessi e quella che definiscono “la propaganda del femminismo”. Anche il killer di Isla Vista prima della strage postò un video in cui parlava di ‘celibato forzato’, ed esprimeva tutta la sua rabbia per le donne che lo avevano rifiutato. Definendo ‘Stacys’ gli uomini respinti dalle donne e ‘Chads’ quelli che invece hanno successo con le donne, il folle ha scritto: “rovesceremo tutti i Chads e gli Stacys”, nel suo delirio su Facebook. Intanto i responsabili del colosso dei social media hanno immediatamente cancellato l’account di Minassian rilasciando una dichiarazione: “Questa è una terribile tragedia. Sulla nostra piattaforma non ci può essere spazio per gente che commette questi atti orrendi”.

Minniti a Toronto per il G7 dei ministri dell’Interno: “modus operandi imposto dall’isis”

“Abbiamo a che fare con un modus operandi che Islamic State ha in qualche modo imposto, indipendentemente se si fa parte o non si fa parte di Isis. Anche uno spostato può oggi usare metodiche terroristiche”, ha affermato il ministro dell’Interno Marco Minniti, a Toronto per una riunione del G7. “Fino a due anni fa – osserva – nessuno poteva pensare di prendere un van ed andare contro i pedoni che stavano camminando e poi ad un certo punto è arrivato Al-Adnani ed ha spiegato che quello poteva essere fatto”. Minniti, parlando nel corso della riunione dei ministri dell’Interno del G7, ha invitato ad aspettare “che si abbia un quadro preciso di quello che è avvenuto”, ma ciò che appare abbastanza chiaro è che al modus operandi imposto dall’Isis “possono aderire terroristi ‘lone wolves’, possono aderire soltanto delle persone che hanno qualcosa di non regolare nel rapporto con il mondo”. “Siamo nelle condizioni – ha proseguito – in cui uno spostato può utilizzare metodiche di carattere terroristico e questo è l’elemento che ci dice che anche grazie ad internet Islamic State è riuscito a costruire un modello da imitare. Questo modello può essere imitato da una organizzazione, può essere imitato da un singolo che si è radicalizzato, da un singolo e basta. Il che ci dice quanto sia preoccupante e pericolosa la minaccia che abbiamo di fronte”.

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