In vino veritas. Forse dal Vinitaly arriva la notizia che fra Di Maio e Salvini i rapporti sono ai minimi termini. Visitano la grande fiera ma neppure si salutano. Berlusconi sempre in campo

In vino veritas. Forse dal Vinitaly arriva la notizia che fra Di Maio e Salvini i rapporti sono ai minimi termini. Visitano la grande fiera ma neppure si salutano. Berlusconi sempre in campo

In vino veritas, proverbio latino. Non c’è bisogno di traduzione. Orazio, grande poeta, si domandava: “Che cosa non rivela l’ebrezza?”. La risposta che si dava era implicita: il vino rivela la verità. Chissà che non sia proprio la grande festa dell’apprezzato prodotto della terra, dell’uva, a dirci la verità sul governo che verrà, se e quando verrà, sulla elezione del presidente del Consiglio, sull’incarico che Mattarella prima o poi deve decidersi a dare. Si chiederanno i nostri lettori se stiamo scherzando, magari ci rimprovereranno anche se su una vicenda che riguarda il futuro del nostro paese ci permettiamo di scherzare. Purtroppo non è così, non scherziamo. A più di un mese dal voto il presidente della Repubblica fa fatica a capire a che gioco stanno giocando, tanto per dirne una, Di Maio, Salvini, con Berlusconi che ogni tanto dà una zampata, scombina le carte e tutto riparte da capo.

Un quadro desolante offerto dalle forze politiche

Pare perfino incredibile che tutti i mezzi di informazione, stampa, televisioni, radio, internet abbiano focalizzato la loro attenzione, quasi spasmodica, a quanto stava accadendo a Verona, alla inaugurazione della 52ma edizione del Vinitaly, la sagra del vino italiano dove sono accorsi tutti gli esponenti delle forze politiche, Berlusconi escluso perché nel Molise a fare campagna elettorale. Era annunciata la presenza di Matteo Salvini e di Luigi di Maio, i due candidati, autocandidati per la precisione. Perché Mattarella ancora non ha dato incarichi a presidente del Consiglio. L’interrogativo che è corso in tutto il paese, attraverso gli scriba che non hanno di meglio da fare visto il desolante quadro che offrono le forze politiche, se si incontreranno i due. Se si incontrano vuol dire che vengono riallacciati i rapporti che, del resto, non sono mai stati buoni. Anzi, si sono presi a torte in faccia, come ci raccontavano i comici del passato, grandi attori come Charlot, Stanlio e Ollio.

La presidente del Senato ripete: “Se Mattarella mi chiama sono pronta

Alla inaugurazione c’erano la presidente del Senato, ultrà berlusconiana, Maria Elisabetta Alberti Castellati, il cui nome è talmente lungo che nessuno se lo ricorda, e qualcuno la chiama la Betty, Brunetta, l’uomo di fiducia del berlusca, secondo cui commette una specie di omicidio chi chiede al cavaliere di “fare un passo di lato”, leggi Di Maio, ma anche Salvini sarebbe molto contento se il leader di Forza Italia si chiamasse fuori. C’era il segretario reggente del Pd, seduto proprio a fianco del Brunetta, altri esponenti  di primo piano. La Betty Casellati ha anche preso la parola per dire che se “Matterella mi chiama, io sono pronta”. Lo ripete da giorni visto che il suo nome circola sui media come possibile esploratrice incaricata dal Capo dello Stato. “Difficile – afferma – dire di no”. Sotto sotto pensa, magari, non solo ad una esplorazione. Chissà.

Insomma a Verona nei padiglioni del vino gloria italiana c’erano tutti. Anche Di Maio e Salvini. I quali hanno fatto di tutti non solo per non parlarsi ma neppure darsi una stretta di mano, un saluto, ciao come stai, il vino è buono, magari incrociandosi per caso nei viali del Vinitaly. No, niente fino al momento in cui scriviamo. E poi anche se si fossero incontrati non si sarebbero certamente presi sottobraccio. Ciao, come stai, allora ci vediamo, discutiamo del programma. Macché. Salvini ai giornalisti che lo circondavano ha detto: “Per il governo sono pronto. Sono altri che non hanno deciso che vino bere”. Gli chiedono gli scriba: “Che vino gli offrirebbe?”. E lui, da futuro statista, risponde: “Uno Sforzato perché si deve sforzare di più”.

Una battuta riservata dal capo della Lega all’ex cavaliere

Poi, forse anche una battuta riservata a Berlusconi: “certo – ha detto – noi siamo contrari a governissimi e governoni”. L’ex cavaliere in una lettera al Corriere della Sera aveva parlato di “un governo autorevole sostenuto da una maggioranza non qualsiasi”. Non solo, aveva scritto che questo governo doveva essere in grado di svolgere una “autorevole mediazione fra Usa, Mosca e Unione europea”. Ancora: “Sul piano interno e internazionale riconosciuto e interlocutore da farsi ascoltare dalle maggiori potenze”. Magari, chissà, pensa a se stesso come possibile ministro degli esteri. Altro che “farsi di lato”. Tanto più che Luigi Di Maio appena ha messo piede al Vinitaly ai giornalisti che gli chiedevano se prevedeva di incontrare Salvini ha risposto seccato: “Non c’è nessun incontro con Salvini. La questione del governo è molto seria e non si affronta al Vinitaly, che è un evento importantissimo ma per un settore della vita del Paese.

M5S: no a governare insieme al centrodestra unito

Voglio che sappiate che il M5S è al lavoro per un governo che dia risposte – ha proseguito – chi si ostina a proporre un centrodestra unito propone una strada non percorribile e che può fare anche danno al Paese”. Dunque un no che sembra definitivo. Se tanto mi dà tanto, in vino veritas, proprio dalla sede in cui  il vino è il re incontestato viene  il  “no” di Di Maio alla alleanza M5S-coalizione  di destra, impersonata da Salvini, la Meloni e Berlusconi, il suggeritore, quello che una volta stava in una buca e suggeriva agli attori le battute, senza di lui lo spettacolo non andava avanti. “O si va avanti e si lavora – ha ribadito ancora una volta – o tanto vale tornare dagli italiani con un voto chiaro a dire facciamo da soli”. Già, c’è chi pensa a cosa può significare quel “si va  avanti”. Intanto da soli i nostri tre, con le sole loro forze, il 37%, non vanno da nessuna parte. Allora anche tenendo conto di quanto, dal sottobosco della politica, sta emergendo, proprio l’ex cavaliere punterebbe ad un nuovo patto del Nazareno. Verdini forse ne sa qualcosa.

Lo “Sfursat” della Valtellina, un vino di gran pregio

Torniamo così al vino che Salvini consiglia a Di Maio e che ha destato la curiosità dei giornalisti. Il leader di Cinquestelle, autocandidato premier si dice che delle dichiarazioni di Salvini abbia apprezzato solo il suggerimento di bere un bicchiere di Sforzato. Ha chiesto di che si tratti ed ha appreso che lo Sforzato, o più precisamente Sfursat, è un vino pregiato prodotto solo in Valtellina. Si dà il caso che il colore sia un rosso rubino, i 15 gradi più o meno. Si chiama sforzato perché i grappoli migliori dell’uva vengono appositamente, quindi forzatamente, lasciati appassire sulla pianta alcuni mesi per poi sostare altri tre mesi in fruttaio, il luogo dove si conserva l’uva, prima della vinificazione. Matura in venti mesi in barriques francesi e affina sei mesi in bottiglia. Regge per almeno venti anni, Una bottiglia costa, così ci hanno detto, circa cinquanta euro. Insomma Di Maio non si può lamentare. L’offerta di Salvini, per quanto riguarda il vino, sarebbe da prendere al volo.

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