Clan Spada, a Roma la testimonianza della cronista Federica Angeli e la sua lettera ai figlioletti

Clan Spada, a Roma la testimonianza della cronista Federica Angeli e la sua lettera ai figlioletti

“Ho pagato con la libertà personale, ma credo sia servito a qualcosa: anche grazie alle mie denunce oggi si conosce la realtà di Ostia e quindi lo rifarei senza dubbio”. Lo ha detto la giornalista Federica Angeli, che da anni vive sotto scorta per le minacce ricevute dal clan Spada, prima di entrare in tribunale a Roma dove ha reso testominianza nel processo che la vede parte lesa per le intimidazioni ricevute da Armando Spada, cugino di Roberto, noto alle cronache per aver picchiato un cronista della Rai. In contemporanea con l’udienza, fuori dalla Cittadella giudiziaria, si svolge un sit-in di solidarietà alla Angeli indetto da Fnsi, rete No bavaglio e Ordine dei giornalisti. Nel processo Armando Spada è accusato di minacce aggravate e violenza privata ai danni della giornalista di Repubblica.

Una iniziativa con la quale i giornalisti e il mondo dell’informazione intende dimostrare la sua vicinanza a una collega che da anni vive costantemente sotto scorta. “Ho pagato con la libertà personale, ma credo sia servito a qualcosa. Oggi è giusto essere qui. In quell’aula io sarò al banco dei testimoni, ma con me ci saranno tutti i cittadini – ha affermato Angeli entrando in tribunale – Lo rifarei, grazie alle mie denunce ora tutti conoscono Ostia”. “Qualsiasi giornalista o cittadino minacciato che ha il coraggio di denunciare e di informare i cittadini, non può e non deve restare solo e deve avere il nostro sostegno – ha detto Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta per le minacce ricevute dalla mafia – Altrimenti è a rischio la tenuta della democrazia”.

La giornalista, prima della deposizione, ha voluto scrivere una commovente lettera aperta ai suoi figli, che riportiamo:

Cari Lorenzo, Alessandro e Viola,
ci siamo. Domani la mamma entrerà, dopo 1677 giorni di libertà perduta, in un’aula di tribunale per affrontare Armando Spada e le sue minacce di morte. Ti sparo in testa se scrivi, mi disse. Io ho scritto: di loro, dei loro legami con la pubblica amministrazione, con la politica, delle loro cattiverie, di quanto erano spietati con le loro vittime. L’ho chiamata Mafia, da subito, dall’inizio. Perché un cronista deve saper riconoscere e dare un nome ai fenomeni. Era il 2013. Ero sola. Il 25 gennaio del 2018 la procura di Roma ha arrestato Armando, Carmine, Roberto, Enrico, Ottavio, in tutto 32 persone per Mafia.

Ho paura per l’udienza di domani? Sì. Ne ho. Hanno tentato in tutti i modi di fermarmi: liquido infiammabile sotto la porta di casa, appostamenti quotidiani sotto la finestra di casa nostra, minacce di morte a me e a voi. Ho paura , domani, di mostrare la mia paura, quei momenti terribili in cui mi disse che mi avrebbe ucciso, in cui mi tenne chiusa in una stanza. Perchè quella paura l’ho seppellita tanto tempo fa. L’ho fatto per voi. A voi dovevo restituire il coraggio di una scelta, la sicurezza di aver imboccato la strada giusta. Il mio sorriso e il mio modo di sdrammatizzare con l’ironia, il fatto che quello che ci stava capitando era tutto un gioco è stata la priorità per me in questi quattro anni. Perchè quel mostro chiamato Mafia non doveva raggiungervi in alcun mondo, neanche per sbaglio doveva sfiorare la vostra bellezza, la vostra infanzia, il vostro piccolo grande coraggio di sopportare anche qualche amichetto che vi diceva che la mamma era stata “una infame” oltre a una vita completamente stravolta.

Bene. Domani entrerò in quell’aula coi vostri occhi pieni di speranza e so che mi aiuteranno a trovare il coraggio, ancora una volta, di non aver paura di mostrarmi fragile e vulnerabile nel raccontare quanto terrore ho avuto in quel momento.  Nel momento in cui mi ha detto “se scrivi ti sparo in testa” ho scelto. Ho scelto di non essere come loro e di non chinare il capo. E la mia libertà perduta è quella che consegno nelle vostre mani, andando a testimoniare. Che le mie parole possano rendere voi capaci di scegliere, sempre, da che parte stare e irrobustire le vostre ali, fino a farvi volare laddove sarete capaci di farlo.
Vi amo.

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