Preso in Spagna (Alicante) il potentissimo boss della nuova Banda della Magliana e dei Marsigliesi, Fausto Pellegrinetti

Preso in Spagna (Alicante) il potentissimo boss della nuova Banda della Magliana e dei Marsigliesi, Fausto Pellegrinetti

Al termine di un’attività investigativa protrattasi per circa due anni condotta dalla Squadra Mobile di Roma, dal Servizio Centrale Operativo, in collaborazione con la polizia nazionale spagnola Udyco Central, la Direzione Centrale Polizia Criminale – SCIP – e la Direzione Centrale Servizi Antidroga, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nel primo pomeriggio di ieri domenica 21 gennaio, è stato catturato in Spagna il superlatitante Fausto Pellegrinetti, di 76 anni (alias Franco; Longo Enrico; Pennello Franco; Dedonese Giulio), appartenente alla nuova banda della Magliana, ricercato da oltre 15 anni, destinatario di ordine di esecuzione poiché condannato in via definitiva a 13 anni di reclusione per i reati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e riciclaggio.

Il boss è stato catturato nel suo appartamento di lusso al centro di Alicante Pellegrinetti si faceva passare come Bergamelli Roberto nato a Frascati nel ’44, usava varie schede telefoniche civetta intestate a cittadini marocchini. Era stato arrestato nel 1976 dalla squadra mobile e si era appunto reso irreperibile nel ’96, per questo “la squadra mobile aveva conto aperto con lui”, ha detto Mariangela Sciancalepore dirigente della II sezione Narcotici della squadra mobile. “Quando è stato arrestato – ha raccontato – agenti italiani gli hanno detto ‘Fausto ti ricordi di via Genova?’ (sede della questura, ndr) e subito ha capito rispondendo ‘Eh, è un po’ che non ci vado’. ‘Ecco ti stanno arrestando da via Genova’”.

Pellegrinetti è stato ammanettato da una squadra di investigatori composti da Agenti della VII Sezione Narcotici Squadra Mobile di Roma, dello SCO e della Polizia iberica, quest’ultima attivata dall’Ufficio dell’esperto per la sicurezza della DCPP-SCIP di Roma, appartenente alla DCSA del Ministero dell’Interno. Al momento della cattura non ha opposto resistenza, e non era armato, quando i poliziotti italiani e spagnoli hanno fatto irruzione nell’edificio. Oltre ad essere al vertice della nuova Magliana, Pellegrinetti era uno dei più potenti uomini della banda dei Marsigliesi. Il pool di investigatori ha iniziato le indagini partendo dalla città di Roma per giungere in Spagna, in particolare ad Alicante, con appostamenti e pedinamenti grazie ai quali è riuscita ad individuare la rete di protezione del latitante che ha portato direttamente a Pellegrinetti. Personaggio di elevato spessore criminale nell’ambito della criminalità organizzata romana, l’uomo annovera pregiudizi per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, reati contro il patrimonio, riciclaggio, ricettazione.

Ecco alcuni dei passaggi del provvedimento cautelare: “Destinatario di provvedimento di esecuzione di pene concorrenti, e contestuale ordine di esecuzione, n. 3218/2005 RES emesso in data 25/02/2009 dalla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Roma, dovendo lo stesso espiare la pena di anni 13 mesi 5 e giorni 3 di reclusione; provvedimento in carico alla Squadra Mobile 7^ Sezione antidroga ed esteso in ambito europeo (MAE). Per aver acquistato 550 Kg di cocaina (anno 1992) Per aver riciclato 6 miliardi di lire, provento del narcotraffico (1996-1998). La decisione sulla quale si basa il primo M.A.E. è la Sentenza della Corte di Appello di Roma emessa il 14 giugno 2002 divenuta irrevocabile il 24 novembre 2003, per la violazione di cui all’art. 648 ter C.P., avendo costituito unitamente ad altri, una società attraverso la quale rimpiegava somme ingenti (circa 6 miliardi di lire) provento di attività di traffico di sostanze stupefacenti (Fatti commessi in Roma e all’estero tra il 1996 ed il 1998). La decisione sulla quale si basa il secondo M.A.E. è la Sentenza della Corte di Appello di Roma emessa il 26 gennaio 1996 divenuta Irrevocabile il 14.10.1996 per la violazione dei cui agli artt. 73 e 80 D.P.R. 309/90, avendo acquistato, unitamente ad altre quattro persone, un ingente quantitativo di sostanza stupefacente (550 chilogrammi circa di cocaina) destinata alla vendita (Fatti commessi in Roma e Livorno nel 1992)”.

“Nel 1980 Pellegrinetti – ha riferito il Capo della Squadra Mobile capitolina Luigi Silipo – unitamente al suo gruppo del Tufello, ebbe un incontro presso un ristorante di Trastevere con Danilo Abbrucciati, Edoardo Toscano ed Antonio Mancini della banda della Magliana. Il gruppo del Tufello aveva condiviso con l’Abbruciati l’esperienza delle batterie ed erano stati imputati con lui di rapine e sequestri di persona. Nel corso dell’incontro il gruppo della Magliana sondo’ le intenzioni di quelli del Tufello di impadronirsi del controllo del traffico di stupefacenti. Il gruppo non condivise tale proposta ma istituirono un legame sulle attivita’ del toto nero, sequestri, rapine ed estorsioni. Nel corso dell’incontro si parlo’ di attentare alla vita del giudice Imposimato”. Impressionante il suo curriculum criminale. Pellegrinetti vanta il legame criminale con il famigerato Clan dei Marsigliesi Berenguer Bellicini e Bergamelli. Nel 1977 fu catturato in un residence sull’Aurelia dagli uomini della Squadra Mobile di Roma, assieme ad alcuni complici. Nel 1992 da un’indagine della DEA e dello SCO, le autorità italiane, seguendo il flusso del denaro tra Nord America, Europa e Colombia, arrivano a Fausto Pellegrinetti, romano, che viveva in latitanza a Via Roccaraso a Roma. Pellegrinetti si era rimodulato da efferato rapinatore in trafficante di stupefacenti e, successivamente in riciclatore di denaro. La svolta arriva in occasione dell’ultimo “Pick Up” ovvero l’ultimo prelievo di denaro sporco, quando Pellegrinetti finisce in manette a Roma e viene sequestrato un milione e mezzo di dollari in contanti (1996-98) – “operazione Malocchio” – A capo dell’organizzazione risulta un triumvirato di vecchi criminali Ferraresi Primo e D’Alessandri Giuseppe e Pellegrinetti Fausto che dalla zona di Malaga, dove vivevano in clandestinità, gestivano due business separati solo in apparenza: l’import-export della cocaina e il riciclaggio. Sulla capitale si riversava periodicamente, un vero e proprio oceano di cocaina: 5.000 mila chili smerciati sul mercato romano e la cifra astronomica di 55 milioni di dollari Usa riciclata in un ventaglio di attività diversificate.

Fausto Pellegrinetti era a “Capo dell’Organizzazione”, con il ruolo di leader indiscusso e di regista di tutte le strategie espresse, in ciò collaborato da Ferraresi Primo, sia nel campo del narcotraffico che in quello del riciclaggio, attraverso gli associati. La simbiosi tra le due componenti, la prima ad altissima caratura criminale e la seconda di riconosciuta professionalità imprenditoriale, evidenziava l’estrema pericolosità sociale del sodalizio, scaturente anche dai solidi legami intrattenuti con famigerate consorterie delinquenziali calabresi (famiglia Barbaro-Papalia) e campane (clan Senese), e dalle ingenti disponibilità finanziarie dimostrate dall’organizzazione capeggiata dal Pellegrinetti.

Infatti, mediante l’immissione sul mercato d’ingenti capitali provento di traffici illeciti, quindi privi di costi, l’organizzazione ha prodotto effetti discorsivi dell’economia legale in alcuni settori commerciali particolarmente sensibili giungendo, in taluni casi, ad alterare i prezzi di mercato dei prodotti commercializzati dalle società del gruppo (metalli e frutta), nonché ad inserirsi in settori ad “altissimo rischio” quale quello ludico, nello specifico le “slot machine”. Il suo braccio destro, un palermitano con ottime conoscenze in America Latina, era Lillo Rosario Lauricella con il quale nel 1997 ricicla 16 miliardi delle vecchie lire comprando ed installando in Brasile migliaia di slot machine. Lauricella, dopo avere collaborato con la giustizia, venne ucciso a Caracas nel 2002, con difficoltoso riconoscimento stante le sue numerose plastiche effettuate al volto.

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