Senato. Muore la legislatura Renzi-Gentiloni che ha disastrato l’Italia. Triste epilogo a Palazzo Madama: affossato il diritto di cittadinanza complici 29 parlamentari Dem. Approvata invece la legge di Bilancio. Tanti bonus e mance elettorali. Ma vota neppure la metà dei senatori

Senato. Muore la legislatura Renzi-Gentiloni che ha disastrato l’Italia. Triste epilogo a Palazzo Madama: affossato il diritto di cittadinanza complici 29 parlamentari Dem. Approvata invece la legge di Bilancio. Tanti bonus e mance elettorali. Ma vota neppure la metà dei senatori

Nell’aula del Senato la legislatura Renzi-Gentiloni esala l’ultimo respiro, approvando la legge di Bilancio che è diventata una specie di carro attrezzi che raccoglie auto che hanno bisogno di riparazioni quando va bene, altrimenti meglio consegnarle allo sfasciacarrozze. Invece non ce l’ha fatto a proseguire nel suo percorso lo ius soli, il diritto di cittadinanza. Questa la vera notizia di una seduta dei senatori il cui esito era del tutto scontato. Dopo l’approvazione della manovra infatti il presidente Grasso ha posto in discussione le pregiudiziali al ddl sulla cittadinanza, ma è mancato il numero legale. Assenti 29 dem, tutti i 5 Stelle e la quasi totalità dei centristi. Dopo il voto sulla manovra i senatori si sono dati. Grasso non ha potuto che constatare, visto il grande numero di assenti, che difficilmente si sarebbe raggiunto il numero legale come richiesto dal leghista Calderoli ed ha fissato la prossima seduta per martedì 9 gennaio alle 17, con all’ordine del giorno “comunicazioni del presidente”. Dal momento che il presidente Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere  il 29 gennaio, per lo ius soli sarebbe lo stop definitivo. Esultano Roberto Calderoli (Lega), vicepresidente del Senato che aveva chiesto la verifica del numero legale e Maurizio Gasparri. “Colpito e affondato”, “Orgoglioso di aver fatto cadere definitivamente la legge”, dichiarano trionfanti. Loredana De Petris, Si-Liberi e Uguali: “Esito prevedibile ma ignobile”. Rincara la dose Miguel Gotor (Mdp-Liberi e uguali) che accusa il Pd: “mancavano 29 senatori”.

Unicef:  ius soli doveva essere un gesto di civiltà. Non verrà approvato. Basta con ipocrisie elettorali

Durissima la presa di posizione di Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia: “Doveva essere un gesto di civiltà come qualcuno ha detto tempo fa invece – afferma – si chiude nel modo più incivile possibile. Lo ius soli non verrà approvato, basta ipocrisie elettorali. È un atteggiamento davvero inaccettabile – ha aggiunto – quando si tratta di bambini e ragazzi. L’Italia ha violato l’art.2 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in materia di non discriminazione, è un dato di fatto malgrado le continue raccomandazioni dei Comitati Onu. In tanti però – prosegue  il portavoce di Unicef Italia – si sono spesi per questa causa. Esiste una buona Italia che come sempre sopperirà alle assurdità dei calcoli elettorali. Saranno quei cittadini della società civile e delle associazioni che continueranno a lavorare seriamente ogni giorno per arginare i danni di questo ennesimo scempio parlamentare e faranno capire a questi 800mila minori quanto essi contino per gli adulti responsabili del Paese. È una brutta pagina della nostra storia repubblicana quella che si consumerà allo sciogliersi delle Camere dopo Natale che sul tema della cittadinanza si ripete tristemente oramai da dieci anni. Siamo indignati”.

La seduta a Palazzo Madama  solo per approvare quanto deciso alla Camera 

Torniamo così alla seduta nel corso della quale è stata approvata la legge di Bilancio, cosa scontata. Tempi degli interventi contingentati, i partiti, anzi i gruppi minori, addirittura minimi, hanno due, tre minuti di tempo a disposizione, poi  devono chiudere, altrimenti chi presiede toglie loro la parola.  Del resto hanno ben poco da dire. Voteranno sì perché il loro emendamento è stato approvato, un trofeo di guerra da  consegnare agli elettori interessati a questo o quel loro particolare problema. Nel corso del dibattito si è scoperto che esiste ancora Campo progressista, l’area di Pisapia, un senatore che viene dalla Sardegna ha elogiato Gentiloni, il Pd, i ministri, i vice ministri e non si è capito bene perché. Un senatore  che viene dal Trentino ha raccontato che grazie al governo i cittadini di  quei paesi  godono di tanti benefici. Solo alla fine del suo intervento si è ricordato che in Austria sono andate al governo forze di destra, populiste. Le opposizioni hanno svolto il loro ruolo. Gli interventi dei senatori di Articolo 1 e Sinistra italiana, leggi Liberi e Uguali, hanno  messo in luce che non di una legge di Bilancio si tratta ma di un insieme di provvedimenti a pioggia. Una specie di libro con tante pagine, ma i problemi di fondo  del Paese, lavoro, sanità, pensioni non venivano neppure sfiorati. Non solo. Il Senato non poteva modificare niente di quanto gli era tornato dalla Camera. Solo prendere atto, votare fiducia, poi il testo emendato dagli inquilini di Montecitorio. Alla fine, così come era avvenuto alla Camera, neppure  la metà dei senatori ha partecipato al voto. Su 315 più i senatori a vita, solo 140 hanno votato a favore, 94 i contrari. Ciò è stato sufficiente per dichiarare approvata la legge di Bilancio. Una manovra “Frankenstein” è stata definita da Giulio Marcon, Sinistra italiana-Liberi e Uguali. Di fatto gli ingredienti della Legge di Bilancio sono tre: la legge di Bilancio propriamente detta, il decretone fiscale, il Milleproroghe. C’è di tutto e di più. Si racconta che i tecnici del ministero del Tesoro a seguire le peripezia della manovra siano stati presi da crisi di nervi. Si è partiti con  80 articoli, poi si è passati a 120. Dal primo esame del Senato era arrivata a ben 700 commi. Ora tocca  i 1.247 commi. Un guazzabuglio che dice tutto e niente. Già perché fatti conti si è passati dai 20 miliardi annunciati dal governo ai 27,8, lievitati ad ogni passaggio. Leggendo per quanto è possibile la composizione della legge si evince che per la crescita sono disponibili solo 5,5 miliardi.  La metà dei fondi indicati dovrà essere impiegata per evitare l’aumento dell’Iva al 25% del primo gennaio2018.

Per lo sviluppo solo le briciole malgrado le chiacchiere di Gentiloni e Padoan

Per quanto riguarda lo sviluppo di cui si riempiono la bocca Gentiloni e Padoan è prevista solo la decontribuzione per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, cosa sempre più rara visto il boom del precariato e la proroga degli ammortamenti per chi investe in tecnologia. Da notare, sempre a proposito dell’Iva che l’onere viene scaricato sul governo che verrà a partire dal Documento di economia e finanza che in aprile deve essere inviato alla Commissione Ue. Se ti azzardi ad entrare nel merito degli emendamenti, 70  approvati dal Senato in prima battuta,  115 quelli della Camera scopri che c’è di tutto, di più. Si parte dai centomila euro per arrivare al milione. Tanti sono i clienti cui rispondere. Non si sono trovati i soldi, invece, per abolire i superticket. I bonus sono arrivati a 21, coprono anche le spese per accudire le piante che adornano i nostri terrazzi. E l’elenco prosegue. Ma ci fermiamo qui. Non è un belvedere. Il segno della devastazione che ha provocato la gestione Renzi e poi quella Gentiloni. Se si aggiunge la vicenda delle Banche, le “preoccupazioni” per Banca Etruria espresse dalla sottosegretaria Maria Elena Boschi nel suo “tour” fra dirigenti degli istituti di credito e controllori dei detti istituti non c’è che dire: il vaso è colmo.

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