Migliaia di lavoratori edili in piazza a Roma per il lavoro, il contratto, la salute e le pensioni

Migliaia di lavoratori edili in piazza a Roma per il lavoro, il contratto, la salute e le pensioni
Lavoro, contratto, salute, pensioni. Questi i temi al centro della manifestazione in Piazza SS. Apostoli, in occasione dello sciopero nazionale dell’intero comparto dell’edilizia proclamato dalle segreterie FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil. I lavoratori protestano per chiedere che il loro Contratto Nazionale, ormai scaduto da un anno, sia rinnovato. “Contratto, Lavoro, Salute, Pensione. Sciopero Nazionale. Edilizia. #Contratto subito #Sveglia”. Era questo lo striscione striscione esposto sul palco allestito per l’occasione.
 
“Contratto, Contratto”, l’urlo che si alzava dalla folla presente. Tra bandiere, slogan, palloncini e striscioni delle diverse sigle sindacali che coloravano la Piazza, ad animare la manifestazione anche la musica e gli interventi dal palco di diversi esponenti sindacali. “L’incontro con l’Associazione nazionale costruttori avvenuto il 12 dicembre scorso – spiegano i sindacati – non ha dato i risultati sperati. Confermiamo il giudizio negativo sugli atteggiamenti delle nostre controparti, non essendo emersa una volontà esplicita a chiudere in tempi brevi il ccnl”.
 
“La manifestazione – commenta Giovanni Sannino, segretario generale della Fillea Campania – è stata una grande risposta alla tracotanza e alla prepotenza dei padroni edili che si ostinano a non rinnovare il contratto”. Per il segretario generale della Cgil partenopea Walter Schiavella è “significativo che la manifestazione si sia svolta a Napoli, la capitale del Mezzogiorno, la cui ripresa è ancora troppo lenta, anche perché un settore strategico come quello delle costruzioni non riesce a trasformare in cantieri gli stanziamenti e gli stanziamenti in lavoro di qualità”. 
“La Sardegna è storicamente una regione importante per le costruzioni, e deve continuare a esserlo” spiega il segretario nazionale Fillea Cgil Antonio Di Franco: “E’ finito il tempo dell’edificazione selvaggia, ma c’è tanto da fare nel recupero delle vecchie opere, nelle periferie, nelle infrastrutture”. In Sardegna sono 68 le opere avviate, alcune da ben 40 anni, ma ancora da terminare. E sul versante Anas, rispetto ai circa tre miliardi di portafoglio, “600 milioni riguardano lavori in esecuzione, 300 milioni sono ancora da appaltare entro il 31 dicembre, mentre i restanti 2,1 miliardi da mandare a regime nel prossimo triennio”. C’è poi il problema del lavoro nero: “Almeno il 25 per cento degli edili è fuori legge, oltre due lavoratori ogni dieci”.
In Sicilia, nel 2017, sono andati in fumo 11 mila posti di lavoro nell’edilizia, un migliaio solo a Palermo, mentre stentano a partire i cantieri dei Patti per il Sud siglati due anni fa dall’allora ex premier Matteo Renzi e dal governatore Rosario Crocetta. “Non c’è più tempo da perdere, bisogna sbloccare le procedure, ferme anche per intoppi burocratici, spendere le risorse e dare una boccata d’ossigeno a un comparto devastato dalla crisi” spiega il segretario della Fillea Cgil palermitana Francesco Piastra: “La situazione è drammatica, l’edilizia è in crisi, i cantieri sono fermi, gli appalti degli sbandierati Patti per il Sud e per le città metropolitane non sono stati ancora aggiudicati. La crisi nel settore ha generato 40 mila licenziamenti negli ultimi dieci anni. Chiediamo all’Ance un’assunzione di responsabilità, rinnovando il contratto collettivo”. Per il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia Franco Tarantino, il blocco dell’edilizia “non può essere un alibi per non rinnovare il contratto. Sono diciotto mesi che attendiamo il rinnovo: gli appalti pubblici sono crollati, il rilancio degli investimenti privati che ci aspettavamo nel settore non è mai avvenuto, ma tutto questo non può essere un alibi per bloccare un diritto dei lavoratori. Chiediamo un aumento di 106 euro per il terzo livello e un ulteriore finanziamento della bilateralità per incrementare i processi formativi e per garantire maggiore sicurezza. Aspetteremo gennaio, ma se non avremo risposte adeguate daremo il via a nuove forme di mobilitazione”.
L’Ance continua a non raccogliere la sfida principale che abbiamo lanciato: mettere il rinnovo del contratto, la strumentazione bilaterale, la valorizzazione delle professionalità al servizio di una ripresa di qualità del nostro settore, basata su regolarità, innovazione e giusti riconoscimenti salariali”. In particolare, Vito Panzarella, segretario generale della FENEALUIL Nazionale ha ribadito, nel corso della manifestazione, che “18 mesi senza contratto sono tempi lunghissimi. Noi vogliamo rinnovare il contratto. Dobbiamo portare ai lavoratori denaro fresco. 10 anni di crisi, 700 mila lavoratori persi, l’insicurezza che ormai regna sui cantieri, rispondono a queste esigenze. Per questo – ha concluso – noi chiediamo il rinnovo del contratto su questi temi. I lavoratori se lo meritano”.
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