Massimo D’Alema e Michele Prospero hanno presentato il libro sulla rivoluzione russa di Sergio Gentili. “Riportare la sinistra vicina al popolo”

Massimo D’Alema e Michele Prospero hanno presentato il libro sulla rivoluzione russa di Sergio Gentili. “Riportare la sinistra vicina al popolo”

Massimo D’Alema è scampato recentemente a un tentativo di rottamazione? “Sì, di matrice staliniana”, precisa D’Alema, alla presentazione del libro di Sergio Gentili “Questo è un fatto e i fatti sono ostinati’, su Lenin e l’Ottobre ’17. La politica come rapporto di forze”. Ma al tempo stesso come compromesso. La lezione di Lenin viene richiamata a più riprese nel dibattito con Michele Prospero, l’autore e la moderatrice Chiara Geloni.

“Oggi abbiamo in Italia politici che respingono l’idea stessa di compromesso. Agli occhi di Lenin sarebbe qualcosa di profondamente impolitico”, sottolinea Prospero. Il leninismo, aggiunge D’Alema, non è una teoria della separatezza della politica ma della sua capacità di dare risposte a grandi problemi reali: “Sotto questo profilo noi ci troviamo di fronte al distacco tra la politica attuale e alcuni grandi problemi della società avanzata. Con la fine della necessità di tenere conto del comunismo, si è determinata una sorta di unilateralità del mondo”, come si vede anche nel “dominio di un liberismo che ha un profondo contenuto antipolitico e teorizza il dominio dell’economia sulla politica”. Così crescono nella società domande senza risposta. A partire da una crescita paurosa delle diseguaglianze e da un diffuso malessere sociale. Tutto questo non ha risposte.

“La degenerazione plutocratica della politica è in parte inevitabile”, in un paese in cui non ci sono più forme di finanziamento pubblico della politica. Il grande dilemma, dice D’Alema, è il destino della sinistra. O c’è una forza in grado di farsene carico oppure “il rischio è quello di una crisi della stessa democrazia”. Stiamo assistendo a uno svuotamento della democrazia, aggiunge D’Alema: “Ad esempio, il grande campione della politica europea a cui alcuni vanno a baciare la pantofola: Emmanuel Macron. Ha avuto il consenso del 16 per cento dei francesi. Ecco, dicono che voglia convincere Merkel. Io direi che deve prima convincere i francesi…”. In questi anni, spiega D’Alema, la sinistra si è divisa tra “subalternità culturale” a una visione ottimistica della globalizzazione “e velleitarismo” nella contrapposizione senza esiti concreti. “Io credo- aggiunge- che bisogna uscire da questa situazione ricostruendo un progetto che non può non prendere le mosse che dall’elemento fondativo” della sinistra: l’eguaglianza. Riportare la sinistra vicino al popolo”.

Il riferimento è a Bernie Sanders, ma anche a Jeremy Corbyn, “che oggi porterebbe il Labour alla vittoria in Inghilterra”. D’Alema è benevolo anche con il Labour di Tony Blair. Perché, dice, “non bisogna confondere il blairismo, con il blairismo degli stenterelli… Il Labour è sempre stato pluralista e ha sempre badato all’unità del suo partito. Non a caso quando Blair diventa capo del suo partito, non solo non ne rottama le personalità, ma le coinvolge. Questo per dire che ci sono delle differenze e anche chi ha pensato che Blair potesse essere il peggio, si è sbagliato. C’è ben di peggio”. Quanto a sé, D’Alema respinge l’opinione di un giornalismo servile che lo vuole protagonista di una forza estremista: “Io non lo sono mai stato. Sono sempre stato robustamente centrista nella sinistra”, aggiunge. Mentre quello che impressiona, oggi, è la sostanziale omologazione delle forze politiche dal Pd, al M5s, al centrodestra. Sul taglio delle tasse “per tutti”, sulla presunta invasione degli immigrati, che “fa anche dire ad Amnesty international che noi stiamo dalla parte dei carnefici”, cosa che non era mai accaduta prima. Il dibattito pubblico, osserva ancora, “è dominato da un’uniforme demagogia basata sulla menzogna. Dice che bisogna respingere le fake news? No, qui bisogna scovare le poche notizie vere”.

E allora come definire la nuova forza politica, Liberi e Uguali, come una forza più a sinistra? “Direi anche solo più seria e più ragionevole. Che è già una posizione estremista, eversiva”, risponde l’ex premier. “L’invito è a ripartire dalla realtà. A demolire le menzogne attraverso un’analisi critica. Mi ha colpito – conclude- che ieri sera il gruppo parlamentare che si richiama a Liberi e Uguali ha presentato una mozione per chiedere all’Italia di riconoscere lo stato palestinese. Questa risoluzione è stata bocciata da tutti i partiti messi insieme. Solo alcuni parlamentari come Gianni Cuperlo hanno votato a favore. Altrimenti tutti gli altri, da M5s alla Lega, al Pd, hanno votato insieme. E’ un partito unico. E questa è la dimostrazione di quanto servisse una forza diversa”.

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