Intercettazioni. Approvato il decreto dal Consiglio dei ministri tra molte polemiche e molte critiche, dalla Fnsi all’Anm a Ilaria Cucchi

Intercettazioni. Approvato il decreto dal Consiglio dei ministri tra molte polemiche e molte critiche, dalla Fnsi all’Anm a Ilaria Cucchi
Il Governo attua la delega di cui alla legge 103/2017 e vara definitivamente la riforma delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni con l’obiettivo di contemperarne l’importanza strategica a interessi tutelati dalla Costituzione. Il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri rivede infatti le disposizioni in materia confermando il ruolo delle intercettazioni come fondamentale strumento di indagine, ma al tempo stesso disciplinando con precisione il procedimento e le responsabilità della selezione delle comunicazioni intercettate, in modo da impedire l’indebita divulgazione di fatti e riferimenti a persone estranee all’oggetto dell’attività investigativa. Il provvedimento, che ha recepito i pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari, introduce nel codice penale il delitto di “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente” (con esclusione di quelle realizzate per esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca) e dispone il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni ritenute irrilevanti per le indagini.
La Federazione nazionale della stampa: “non si può limitare il diritto a pubblicare ogni notizia rilevante per l’opinione pubblica”
“Sbaglia chi crede che la tutela del diritto di cronaca, nella nuova disciplina sulle intercettazioni, possa esaurirsi nel diritto di richiedere copia delle ordinanze del Gip. Questa norma, inserita nel provvedimento approvato dal governo, rappresenta un passo in avanti rispetto al testo iniziale, ma non può limitare il diritto dei giornalisti a pubblicare ogni notizia rilevante per l’opinione pubblica, anche se irrilevante ai fini del processo penale. L’obbligo di non divulgare materiale irrilevante ai fini del processo non può gravare sui giornalisti che, semmai, hanno il dovere opposto: quello di pubblicare ogni notizia di rilevanza pubblica, anche se coperta da segreto. Non tutto ciò che è rilevante per soddisfare il diritto dei cittadini ad essere informati ha necessariamente rilevanza penale. Per questo, in linea con l’indirizzo consolidato della Corte europea dei diritti dell’uomo, i giornalisti hanno il dovere di pubblicare tutte le notizie di interesse pubblico di cui vengono in possesso, a prescindere dal fatto che siano o meno coperte da segreto”. Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi.
L’Anm: un decreto con tante crepe che “non convince assolutamente”
La selezione delle intercettazioni, disegnata dal Cdm, con lo “strapotere della polizia giudiziaria”, “rende praticamente impossibile il controllo da parte del Pm. Le intercettazioni ritenute irrilevanti non verranno trascritte ma sarà indicato nel verbale soltanto il tempo di registrazione e l’utenza intercettata senza che ne venga indicato anche in minima parte il contenuto. Una modalità che non ci convince assolutamente in quanto non consente alcun controllo da parte del Pm”. Lo ribadisce il presidente dell’Anm Eugenio Albamonte e le sue parole suonano come una replica al ministro della Giustizia, che aveva definito non fondata la preoccupazione del sindacato delle toghe. “E’ singolare -insiste Albamonte- che dopo la vicenda Consip, per citare la ferita aperta di intercettazioni mal trascritte, non si sia voluto garantire un sistema che consenta di verificare ex post eventuali errori di valutazione commessi dalla polizia giudiziaria”. L’Anm che ha accolto positivamente la possibilità per i giornalisti di ottenere e pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare si chiede però “perché bisognerà aspettare dodici mesi per la sua entrata in vigore? Peraltro su questa norma – rileva ancora Albamonte – c’è l’accordo di tutti”. Un’ultima annotazione, di segno pienamente positivo, riguarda infine “l’allargamento delle maglie della consegna degli atti ai difensori”.
Il commento indignato di Ilaria Cucchi: “riforma che neppure tutti i precedenti governi del centrodestra avrebbero sognato”
“La riforma bavaglio alla pubblicazione delle intercettazioni è stata finalmente approvata. In questo Paese non si è trovato il tempo per dare la cittadinanza a tutti coloro che sono nati nella nostra terra e che si sentono a tutti gli effetti italiani ma si è trovato il modo di fare una riforma sulle intercettazioni che nemmeno tutti i precedenti governi del centro destra avrebbero potuto sognare”. Lo scrive Ilaria Cucchi su Articolo21. Cucchi cita l’Associazione Nazionale Magistrati che denuncia “lo strapotere della polizia giudiziaria nella selezione delle Intercettazioni”. E spiega: “Sarà la polizia giudiziaria infatti a decidere per il pm quali intercettazioni saranno meritevoli di essere trascritte e quali no. È questo che ci rassicura? È questo che volevamo? Sarà sempre più un processo per ricchissimi i quali, soli, potranno permettersi di avere eserciti di avvocati ed investigatori che si occuperanno di ascoltare milioni di Intercettazioni non trascritte al fine di verificare se, tra di esse, vi possano essere alcune rilevanti per la difesa dei loro assistiti ma dimenticate dalla polizia giudiziaria”. Ilaria Cucchi così conclude: “Ma chi ha paura delle intercettazioni? La risposta è scontata. Non c’è tempo per lo Ius soli ma c’è per nascondere i panni sporchi in famiglia. Il tutto nel silenzio generale di una politica che si occupa solo di se stessa e dei propri privilegi in un finto agone che altro non è che la rappresentazione di un copione sempre uguale: salvaguardare sè stessa. Sorrisi alleanze proclami accuse sempre uguali sulla pelle degli ultimi destinati ad essere sempre di più”.
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