Ilva Taranto. Nuovo botta e risposta tra Regione Puglia e governo. Emiliano detta le condizioni per il ritiro del ricorso al Tar, ma la viceministra Bellanova conferma che il decreto non è modificabile. Stallo inquietante

Ilva Taranto. Nuovo botta e risposta tra Regione Puglia e governo. Emiliano detta le condizioni per il ritiro del ricorso al Tar, ma la viceministra Bellanova conferma che il decreto non è modificabile. Stallo inquietante

Al termine della conferenza stampa con la quale Regione Puglia e Comune di Taranto hanno cercato di chiarire come stanno davvero le cose sul ricorso al Tar, che prevede la sospensiva e lo spegnimento cautelare  dell’altoforno e la rettifica del Dpcm, il decreto del del presidente del Consiglio dei ministri, si riaccende invece il confronto durissimo col governo. Michele Emiliano, governatore della Puglia, aveva ribadito che se le richieste di Regione Puglia e Comune di Taranto di modifica al Dpcm che contiene il Piano ambientale dell’Ilva non fossero accolte, “terremo fermo il ricorso e posso garantire che siccome il ricorso è fondato, perché purtroppo le illegittimità in cui il governo è incorso sono tantissime, allora sì, di fronte alla indisponibilità del governo di venire a più miti consigli con il Comune e con la Regione, c’è il rischio che all’Ilva succeda qualcosa”. Emiliano ha aggiunto che eventuali conseguenze negative sull’Ilva non sarebbero “colpa di chi ha individuato le illegittimità”, ma “di chi ha fatto atti illegittimi”. “La Regione – ha concluso – non farà mai un passo indietro facendo uno sconto a chi ha compiuto illegittimità, sacrificando il diritto alla salute dei miei concittadini”.

Emiliano a Calenda: “i tentativi fatti per far passare la sospensione della richiesta cautelare come una retromarcia sono patetici”

Inoltre, Emiliano ha anche specificato che “tutti i tentativi fatti per far passare la sospensione della richiesta cautelare come una retromarcia del Comune e della Regione sono patetici. Non c’è nessuna retromarcia e vorrei ricordare che la richiesta cautelare così come è stata revocata può essere reiterata. Se la trattativa si blocca, si può chiedere un’altra cautelare in corso di giudizio”. Si tratta di una vera e propria lezione di Diritto al ministro Calenda che aveva entusiasticamente, ma avventatamente, scritto in un tweet che da Regione e Comune si tornava indietro. Infatti, prosegue Emiliano, “per evitare equivoci, la rinuncia alla fase cautelare era già stata concordata tra me e il sindaco di Taranto nel momento in cui il ministro aveva annunciato il tavolo del 20 dicembre, perché ritenevamo che questo gesto di inizio del lavoro di riesame delle nostre osservazioni al Dpcm fosse sufficiente a consentire la momentanea sospensione della fase cautelare. Quindi – ha sottolineato il governatore pugliese – il 20 dicembre, quando il tavolo è saltato, il ministro già sapeva che avremmo revocato le nostre richieste cautelari, cosa che poi abbiamo fatto rispettando l’impegno preso. Questo perché la credibilità della Regione e del Comune non deve essere messa in discussione”. E infine, Emiliano chiede “un atto giuridicamente rilevante”, ovvero la riscrittura del decreto, “che integra e modifica il Dpcm”. Per questo, ha concluso il governatore, “siamo pronti a essere ricevuti dal presidente del Consiglio, al fine poi di avere una piattaforma comune per redigere con il consenso del governo, dell’investitore e dei sindacati questo atto giuridicamente rilevante che porti a soluzione questa vicenda”. Insomma, parole dure come pietre che confermano il conflitto con il ministro Calenda e lo stato di tensione col governo.

La replica del governo affidata all’intervista del viceministro Teresa Bellanova al Mattino, che avverte minacciosa “chi di aut aut ferisce di aut aut perisce”

E il governo replica sbattendo la porta in faccia a Regione e Comune, e ai cittadini di Taranto, attraverso un’intervista della stessa viceministro Bellanova al quotidiano Il Mattino. Anche le parole della Bellanova suonano come la conferma di una guerra che non ha mai avuto tregue. Vale la pena riportare alcuni passaggi: “Il decreto del governo sull’Ilva è immodificabile, a meno di non voler annullare anche l’aggiudicazione e la trattativa in corso. Spero che nessuno punti a questo. Non so se l’ultima parola debba essere la loro o quella delle parti sociali. Non vorrei arrivare al punto che chi di aut aut ferisce di aut aut perisce, perché in questo caso a pagare il conto più alto sarebbero le comunità, i territori, Taranto, i lavoratori. Dobbiamo proprio correre questo rischio?”. Secondo Bellanova, il nodo lavoro “è centro della trattativa tra amministrazione straordinaria, impresa, parti sociali. Mi auguro di poter rivedere al rialzo il numero dei lavoratori che traghetteranno nella nuova proprietà. In ogni caso – assicura Bellanova – nessuno sarà lasciato solo e nessuno sarà licenziato. Subito dopo Capodanno sarò e saremo al lavoro sulla predisposizione dell’intesa con Regione e Comune”. Sulla possibilità che la futura Ilva sia alimentata a gas e non a carbone, come proposto dal governatore Emiliano, “già oggi Mittal garantisce le migliori pratiche, con l’obiettivo di una produzione di altissima qualità con tutte le garanzie ambientali. Il dialogo si costruisce senza pensare che dall’altra parte ci sia un nemico”, dice Bellanova, secondo la quale “non si tratta di strappare promesse ma di fare in modo che l’Ilva che abbiamo conosciuto, e che ha seminato inquinamento e morte, non esista più”.

Insomma, un enorme pasticcio, in gran parte causato dall’eccesso di protagonismo del ministro Calenda. Ora si spera che dopo il capodanno tutti i soggetti istituzionali in campo abbiano la lucidità e l’umiltà di porre fine a questo drammatico dissidio, e, come afferma il vescovo di Taranto, monsignor Santoro, si giunga a “quel protocollo d’intesa, di programma, auspicato dal nostro sindaco Melucci, per rendere maggiori garanzie in questo cammino del governo e delle forze locali per cominciare a colmare il debito ecologico, per usare un termine dell’enciclica Laudato Si’, che l’Italia ha con la città di Taranto”.

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