Il Pd, sempre presente con Renzi in Tv ora attacca Fazio per l’intervista a Grasso. Una meschina operazione del duo Boccadutri-Anzaldi che considerano la Rai riserva di caccia. Il segno che “Liberi e uguali” ha colpito giusto

Il Pd, sempre presente con Renzi in Tv ora attacca Fazio per l’intervista a Grasso. Una meschina operazione del duo Boccadutri-Anzaldi che considerano la Rai riserva di caccia. Il segno che “Liberi e  uguali” ha colpito giusto

Sergio Boccadutri poteva evitare di fare una figura meschina a proposito della presenza di Pietro Grasso a “Che tempo che fa”. Costui è attualmente esponente del Pd in Commissione di Vigilanza Rai. Sarà bene delineare il suo percorso politico, il cambio di  casacca,  per meglio comprendere la sollevazione  contro Fazio con l’annuncio dell’invio della formale protesta all’Agcom, chiedendo che valuti se siano state violate le regole e che tipo di sanzione vada comminata alla Rai – leggiamo sulle agenzie di stampa – e se il servizio pubblico sarà multato, è opportuno che a pagare venga chiamato anche il conduttore. Boccadutri è un navigato esponente politico, sente odor di elezioni, un po’ di pubblicità sta bene, soprattutto se porta acqua al mulino di Renzi Matteo come vedremo in seguito perché  la vera notizia che dal clan di Renzi si voleva far conoscere  non era tanto la supposta violazione delle “regole” Rai. No, si voleva far sapere che se Grasso aveva totalizzato circa quattro  milioni di telespettatori, Renzi Matteo era salito un gradino più alto, quattro milioni e mezzo. Allora vediamo i fatti. Per carità, il cambio di casacca è all’ordine del giorno in questo Parlamento. Comunque ha un significato. Nasce come tesoriere di Rifondazione comunista, uno dei giovani, un siciliano, sui quali puntava Nichi Vendola, entra in Sinistra ecologia e libertà. Alle elezioni politiche del 2013 è candidato alla Camera dei deputati nella circoscrizione Lazio 1 tra le fila di Sinistra ecologia e libertà. Viene eletto ma il 25 giugno 2014 folgorato sulla via di Montecitorio segue Gennaro Migliore, che lascia Sinistra e libertà di cui era capogruppo alla Camera, passa al partito democratico di cui diventa responsabile dell’area innovazione. Dicono coloro che lo conoscono che non si  era mai occupato di televisione. Ora viene alla ribalta e coglie l’occasione della partecipazione di Grasso a “Che tempo che fa” per lanciare l’anatema contro Fazio e contro Grasso.

Ancora uno spottone  a favore del segretario dei Dem

In realtà si tratta solo di una occasione per dar modo a Michele Anzaldi, Pd, segretario  della Commissione di vigilanza, di dar luogo ad uno “spottone” in lode di Renzi Matteo. Andiamo per ordine. Il Boccadutri si mostra indignato  e si chiede dandosi già la risposta: “Ma Che tempo, allora, il conduttore Fabio Fazio e la Rai stessa – prosegue – hanno consentito che un partito e il suo rappresentante principale, presentassero il simbolo del partito stesso? È la prima volta che una forza politica e il suo rappresentante principale ha goduto di un simile privilegio. La cosa è ancora più sgradevole visto che si tratta del presidente del Senato, figura di per sé di garanzia che beneficia di un trattamento di parte. Perché lo stesso servizio non è stato reso possibile per altri ospiti politici? Siamo di fronte ad un pluralismo a corrente alternata? Vorremmo delle spiegazioni visto che si tratta di una palese violazione delle regole”. Ma il vigilante Pd ha  mai guardato, tanto per fare un esempio, Porta a Porta con le comparsate di Renzi Matteo?  Oppure altri talk show, dibattiti, in cui il segretario del Pd occupa incontrastato la scena? Davvero vuol far credere che ciò che lo ha spinto a denunciare Fazio, la Rai, Grasso, magari anche gli operatori, i tecnici è stata la presentazione del simbolo che, fra l’altro lo diciamo per inciso a noi non piace molto. Chi è Renzi , che è il segretario del Pd, che per mille giorni è stato presidente del Consiglio lo sanno tutti senza bisogno di  esporre alcun simbolo. È abbonato a tutti i tg rai, a quelli di Mediaset, di Sky, anche di La 7. Basta sommare le ore, perché di questo  si tratta,  e si avrà un lunghissimo lungometraggio ci si scusi il bisticcio di parole.  A questo punto entra in campo Michele Anzaldi. Si fa notare che nella serata di domenica 4 milioni di spettatori hanno visto la trasmissione di Fabio Fazio, che ha ospitato gli U2, Roberto Bolle, Piero Grasso e Renzo Arbore, con il 14,6% di share.

I due dem non si rendono conto di sfiorare il ridicolo in cui sono immersi

“Con Grasso, Rai1 perde mezzo milione di telespettatori rispetto a Renzi” dice l’ Anzaldi. “Non sono bastate la violazione del pluralismo, la presentazione di un simbolo elettorale in una trasmissione di intrattenimento, la scorrettezza di invitare l’ennesimo ospite contro Renzi (dopo Di Maio e Berlusconi), la costosissima presenza degli U2 (a proposito, quanto hanno preso per la performance?): nel confronto degli ascolti, la puntata con Piero Grasso fa tornare indietro Che tempo che fa al 14%, mentre una settimana fa con  il segretario Pd aveva avuto il picco dell’ultimo mese con il 15,4%”. Anzaldi, con Boccadutri,  non si rende neppure conto non di sfiorare il ridicolo ma di esserci proprio immerso. “Nessuno degli altri leader invitati nelle ultime settimane da Fazio ha presentato il proprio simbolo o fatto vedere alcun riferimento di tipo elettorale. Come è stato possibile autorizzare una decisione del genere, gravemente lesiva di qualsiasi regola del pluralismo? Il direttore generale e il direttore di Raiuno lo sapevano e hanno dato il via libera? Dalla diretta si capisce che è stato uno sketch organizzato, addirittura richiesto dal conduttore e dalla trasmissione, con tanto di annunci precedenti: come è stato possibile? Presenterò un esposto all’Agcom: l’autorità deve valutare se siano state violate le regole, che tipo di sanzione vada comminata alla Rai e, se il servizio pubblico sarà multato, è opportuno che a pagare venga chiamato anche il conduttore”. Ma l’Anzaldi si domanda in quale veste per esempio siano sempre presenti in tv personaggi come Di Maio, Salvini, Berlusconi, la Meloni che cinguetta in tutte le reti? Pensiamo di no. Verrebbe da dire dio li fa poi li appaia. Bella coppia Anzaldi-Boccadutri, tutori inflessibili  del pluralismo dell’informazione di cui la Rai dovrebbe essere garante. C’è un piccolo ma. Per loro pluralismo significa Renzi più volte sul piccolo schermo.

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