Susanna Camusso replica alle provocazioni del ministro Padoan su giovani e pensioni con un’intervista alla Radio Vaticana

Susanna Camusso replica alle provocazioni del ministro Padoan su giovani e pensioni con un’intervista alla Radio Vaticana

Sulle pensioni “abbiamo proclamato una mobilitazione per il due dicembre prossimo. Faremo cinque grandi manifestazioni interregionali, abbiamo cominciato gli incontri con tutti i gruppi parlamentari perché non rinunciamo all’idea che si possano determinare soluzioni migliori. Abbiamo detto che la vertenza sulle pensioni per noi continua ad essere una vertenza aperta. Oggi Padoan su La Repubblica parlava di priorità dei giovani. C’è da segnalare però che le politiche fatte fino a ora  escludono i giovani”, ha detto Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, in una intervista alla Radio Vaticana a margine della Conferenza internazionale “Dalla Populorum Progressio alla Laudato si’. Il lavoro e il movimento dei lavoratori al centro dello sviluppo umano integrale, sostenibile e solidale” in Vaticano.

“La proposta che si fa per i giovani – spiega Camusso – è quella, ancora una volta, della decontribuzione, della riduzione del valore del loro lavoro invece di porsi il problema di quali investimenti realizzare, di quale creazione di lavoro attuare, per dare anche a loro una prospettiva che abbia degli elementi di stabilità”. “Non sono d’accordo – prosegue – con il ragionamento fatto questa mattina dal ministro dell’economia intervistato da La Repubblica. Peraltro il tema è proprio questo: che cosa determina la sostenibilità? Se è una sostenibilità sociale può essere sempre piegata invece al tema della sostenibilità finanziaria. Penso che il sistema previdenziale debba essere un sistema universale, fatto di regole certe per le persone e invece si è scelta la strada di non intervenire sui meccanismi ma di determinare delle deroghe. Penso che all’origine ci sia l’idea che dal sistema previdenziale bisogna continuare a risparmiare facendo venir meno una tutela sociale universale”.

“Non c’è dubbio che la chiave, il motore, dello sviluppo siano ancora i lavoratori, le lavoratrici”, dice ancora Camusso. “E’ ancora valida – spiega – l’idea che il lavoro è ciò che trasforma e determina le condizioni anche di uno sviluppo equo e sostenibile, attento all’ambiente, attento alle caratteristiche delle persone, attento anche al grande tema della democrazia: perché se non c’è possibilità di realizzazione di se e il possesso dei nuovi mezzi di produzione è nelle mani di poche multinazionali anche i principi democratici e della convivenza vengono messi in discussione”.

“Tra le nuove sfide che il mondo del lavoro è chiamata ad affrontare – continua – c’è quella richiamata molto spesso da papa Francesco: l’inclusione. Non accettare la contrapposizione con i migranti e la loro possibilità di venire integrati. Penso anche al conflitto generazionale che si traduce in sottrazione di diritti alle persone che lavorano. Quindi, la prima e fondamentale sfida per dirla con le parole di papa Francesco è: guarda fuori dalle mura e includere”. “La scollatura attuale non è tra mondo del lavoro e rappresentanze dei lavoratori – conclude – ma il problema è stato il non vedere le altre forme di lavoro che pagavano il prezzo di un capitalismo che ha abbandonato il compromesso con il welfare, con una società vivibile, un capitalismo che è alla ricerca sempre del maggior profitto. Una parte del mondo del lavoro è tornata ad essere dominata da logiche di sfruttamento: questa parte non ha trovato rappresentanza”.

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