Scalfari e Renzi uniti nello stesso progetto: mangiarsi la sinistra, magari con la tecnica del voto utile “macroniano”. Il voto in Sicilia del 5/11 appare ormai decisivo, e in tv si sono viste scintille. Mdp e SI contro gli insulti renziani a Grasso

Scalfari e Renzi uniti nello stesso progetto: mangiarsi la sinistra, magari con la tecnica del voto utile “macroniano”. Il voto in Sicilia del 5/11 appare ormai decisivo, e in tv si sono viste scintille. Mdp e SI contro gli insulti renziani a Grasso

Avrà letto e riletto l’editoriale domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica questa domenica 29 ottobre, prima del comizio di chiusura della Conferenza programmatica del Partito democratico al Museo di Pietrarsa, Napoli. L’avrà letto di certo, perché pur non partendo dalle medesime premesse, la conclusione pare la stessa. Se il fondatore di Repubblica ha preso avvio da un intervento di Juergen Habermas, uno dei massimi pensatori della politica a cavallo tra XX e XXI secolo, sul settimanale Der Spiegel e tradotto sul quotidiano di Largo Fochetti, nel quale il filosofo tedesco focalizzava la sua riflessione sull’Europa dopo la crisi del socialismo europeo, il segretario del Partito democratico non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di rilanciare la dottrina del voto utile, “contro i populismi della destra e di Grillo”, come lui avverte. E se l’anziano fondatore di Repubblica interpreta il voto utile addirittura come una sorta di adesione acritica delle “confraternite” in cui si divide la sinistra (ma Scalfari dice che l’avrebbe fatto per evitare la “parolaccia schegge”) al Partito democratico, più o meno com’è avvenuto in Francia dove il neopartito di Macron ha inghiottito nelle stesse elezioni socialisti e gollisti, centristi e repubblicani, il segretario del Pd rilancia il voto utile sostenendo che l’alleanza larga, “plurale” e popolare la subisce, e gli piace solo se non mette in discussione la sua personale leadership (Scalfari lo ribattezzerebbe il Macron italico, insomma, al quale dire bravo). Come si vede, punti di partenza differenti, ma la conclusione è la medesima, ed è l’argomentazione che gli italiani ascolteranno ovunque, sui media, da qui fino alle elezioni legislative del 4 marzo 2018: quelli di destra o i grillini sono in vantaggio, rischiano di vincere, perciò rifugiamoci sotto l’ala protettiva dei “caschi blu” del Pd, e del suo comandante in capo, Matteo Renzi, lasciamo stare quelli che guardano al passato, gli identitari di sinistra, e soprattutto quelli che aprono conflitti sempre e comunque con Renzi. L’invito di Scalfari è addirittura esplicito e perfino perfido: la sinistra divisa “in confraternite” (davvero molto offensivo come termine) deve entrare nel Pd e organizzarsi in corrente alternativa a Renzi, per far valere quella “misera” (il 10% preconizza Scalfari) percentuale che ha in dote. Il segretario del Pd argomenta invece sulla necessità reciproca di non “mettere veti”: lui non mette veti su Mdp (leggi Massimo D’Alema), e Mdp non mette veti su Ap (leggi Angelino Alfano). Insomma, entrambe le argomentazioni sono scritte e dette apposta per farsele bocciare dai rispettivi interlocutori, dai lettori di Repubblica e dai dirigenti e dagli elettori di sinistra. Insomma, il classico, solito, giro di valzer del voto utile, che nel lontano 2008 andò bene a Veltroni, almeno come performance elettorale, ma non premiò Bersani nel 2013, e in entrambi i casi il Pd non vinse. E in entrambi, fu il Pd a spaccare la sinistra, perché questo era il progetto della sua vocazione maggioritaria, far sparire tutto quando si muova alla sua sinistra. Inoltre, parlare di voto utile oggi, nel 2017 – e ci permettiamo di ricordarlo a Scalfari – dopo un’intera legislatura dominata dal renzismo pare davvero troppo. Curiosamente, così com’è sparita nell’articolo di Scalfari, la critica ai mille giorni di Renzi con l’appendice dei nove mesi di Gentiloni è sparita dall’orizzonte del comizio di Renzi.

Il voto utile segna la propaganda del Pd in Sicilia, ma viene stigmatizzato da Fava e Fratoianni. In tv va in scena la zuffa tra Musumeci e Cancelleri, candidati siciliani di destra e 5Stelle

Non è un caso infatti che l’argomentazione del voto utile sia il cuore della propaganda del candidato di Renzi e Alfano in Sicilia, Micari, ribadita anche in questa domenica nell’intervista di Lucia Annunziata a Rai Tre. “La sinistra spaccata può essere più un punto a favore per la destra che un punto debole per la sinistra”, ha tuonato Micari, al quale ha replicato il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, in Sicilia per sostenere Claudio Fava, candidato appunto di tutta la sinistra. Secondo Fratoianni, “a chi continua a parlare come un disco rotto, ormai frantumato, del voto utile rispondo che l’unico voto utile è il voto libero di cui i cittadini si riappropriano per costruire il loro futuro. Il voto utile è un imbroglio: per troppi anni in nome del voto utile si è data l’idea che la continuità, l’immobilismo e l’incapacità di cambiare fosse l’unica possibilità per il Paese, e in particolare per la Sicilia, dove se c’è un voto libero – conclude Fratoianni – è quello per Claudio Fava e la sua lista”. Se la Sicilia è l’antipasto di quanto ascolteremo nel corso della lunga campagna elettorale che ci porterà al 4 marzo 2018, prepariamoci dunque. Anche se nella stessa trasmissione condotta da Lucia Annunziata, i due candidati della destra e del M5S non hanno perso l’occasione per individuare nelle loro liste i candidati “impresentabili”. “Sono stato il primo – ha detto Musumeci  in tv – a porre il problema delle liste pulite”. Claudio Fava lo ha incalzato: “Non dovevi candidarli, dovevi dire o io o lui”. Attacchi anche da Cancelleri. “In questa vicenda – ha dichiarato – Musumeci fa come Ponzio Pilato, se ne lava le mani. Ha perso credibilità, ha infangato la sua stessa storia. Mi dispiace, perché questa persona è stata anche un punto di riferimento in alcuni punti della mia vita politica”. Micari, a sua volta, ha detto di “provare dispiacere” perché “Musumeci nel suo tentativo di candidarsi, per la seconda, terza volta, ha accettato delle liste di impresentabili, situazione che lascia molto perplessi”. Musumeci si è però difeso, affermando, tra l’altro, di aver appreso di certe liste “leggendole sui giornali” come tutti gli altri. “Io – ha sottolineato – non vengo attaccato personalmente, viene attaccato il contorno, quindi ho moralmente già vinto”, “i candidati impresentabili non vanno votati, la garanzia sono io con la mia storia”. Come si vede, un confronto che in Sicilia ormai tra destra e 5Stelle si gioca sul piano delle accuse e delle controaccuse, mentre da parte del Pd si accusa Mdp, Sinistra Italiana e Claudio Fava di far vincere la destra o i 5Stelle.

Renzi a Napoli: la coalizione va bene, ma nessuno pretenda abiure o veti. Però, si fa come dice il Pd. E lincia il presidente Grasso

In fondo sono gli stessi temi che risuonano nelle conclusioni di Matteo Renzi a Napoli. E’ proprio questo il passaggio politico più rilevante, insieme ad una rassicurazione sulla questione della premiership: “siamo una squadra, il problema non è chi di noi governerà nei prossimi anni, il problema è se ci saremo noi o se ci saranno gli altri”. Sono le presunte aperture che da mesi chiedeva la minoranza. Renzi lo dice chiaramente, il discorso può essere riaperto persino con chi ha lasciato il Pd solo pochi mesi fa, ovviamente a condizione che nessuno pretenda abiure. “Nessun insulto del passato per me costituisce ragione per mettere veti. Io i veti non li metto e chiedo al Pd di non mettere veti nei confronti di nessuno, perché pensiamo che non si viva di risentimenti o di rancore. Siamo in una totale, trasparente, disponibilità”. Chiaramente, avverte, i veti non possono essere messi a sinistra ma neanche verso il centro: “Non possiamo permetterci di chiudere l’alleanza senza avere uno sbocco al centro. E non possiamo permetterci di mettere veti alla nostra sinistra. Sapendo che non rinunciamo alle nostre idee”. Renzi non risparmia una stoccata, cattiva, a Pietro Grasso: “Ho vissuto con grande dolore il fatto che il presidente del Senato abbia lasciato il gruppo del Pd, e noi non facciamo polemiche con la seconda carica dello Stato, ma non possiamo accettare che la fiducia sia un atto di violenza. Ridiamo importanza alle parole, come dice Nanni Moretti. Non è violenza la fiducia, non è eversiva una mozione parlamentare approvata col voto del governo. La violenza è quella che porta delle persone a esclamare inni fascisti nelle scuole, negli stadi”. Non manca il richiamo all’orgoglio di partito, l’invito a rivendicare le cose fatte: “Noi abbiamo fatto ripartire l’Italia”. Come si vede, tutto si tiene, il voto utile, le divisioni su temi importanti a sinistra, la presa di posizione del presidente Grasso, e soprattutto il voto siciliano. In fondo, Renzi pare aver voluto lanciare un segnale, che anche l’eventuale sconfitta in Sicilia non provocherà terremoti nel partito.

Le reazioni. Speranza, Mdp: Renzi è “un disco rotto”. Scotto, Mdp: “violenti sono gli strappi che ledono il Parlamento”. Vendola (SI): “Grasso, un programma politico vivente” 

Le reazioni al discorso di Matteo Renzi sono tuttavia aspre, da parte di Mdp. Il coordinatore nazionale Roberto Speranza dice: “ancora un racconto dell’Italia tutto rose e fiori. E’ proprio il contrario di quello che incontro ogni giorno tra le persone. Renzi è un disco rotto. Destra e populismi sono così forti proprio per le politiche sbagliate di questi anni. Senza cambiarle radicalmente nessuna alchimia elettorale potrà fermarli”. Da parte sua, Arturo Scotto replica sul presidente del Senato, oggetto dell’invettiva renziana: “Grasso non usa toni da ultras. Violenti non sono solo i manganelli, ma anche gli strappi che riducono Parlamento a dependance del capo”. E proprio Grasso viene indicato da Nichi Vendola in un’intervista ad Huffington Post come “un programma politico vivente”: “La sinistra – dice – ha bisogno della freschezza e del rigore di un ragazzo di sinistra come lui”. “Grasso – aggiunge – rappresenta un presidio vivente dell’Italia della Costituzione repubblicana contro cui si è scagliata la destra e contro cui si è scagliato Renzi. Sotto questo punto di vista è, per noi, un programma politico vivente”. Nichi Vendola conclude, forse con una battuta rivolta all’ex sindaco di Milano, Pisapia, “che non c’è peggior minoritarismo che fare la foglia di fico del Pd”.

Huffington Post preconizza una lista Spinelli nata dall’abbraccio tra Emma Bonino e Giuliano Pisapia

A proposito di Pisapia, ancora sull’Huffington Post leggiamo un articolo a firma Umberto De Giovannangeli, già redattore esteri de l’Unità, nel quale si parla di una presunta “lista Spinelli” nata dall’abbraccio tra Emma Bonino e appunto l’ex sindaco di Milano. Il quotidiano online diretto da Lucia Annunziata è l’unico che ne dà notizia. Ecco il passaggio in cui si preconizza la lista Spinelli: “La due giorni dell’Ergife sull’Europa che si vorrebbe ma che non c’è, non doveva chiudersi con la sottoscrizione di un patto elettorale, tuttavia per le personalità presenti, per una visione condivisa, per impegni assunti su temi strategici, non è una forzatura retroscenista affermare che una ‘tenda comune’ è stata alzata a Roma”. Ed ecco invece come l’Agenzia di stampa Agi racconta la stessa reazione dell’ex sindaco di Milano: “Pisapia non ha lanciato segnali di alcun tipo, limitandosi a parlare di diritti e di Europa, senza fare riferimento a possibili convergenze elettorali”. Supposizioni di De Giovannangeli? Può darsi. Domani è un altro giorno. In ogni caso, da Pisapia e da Campo Progressista nel momento in cui scriviamo, non sono giunte smentite, né conferme.

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