Liguria al primo posto in Italia per reati informatici, Silp Cgil: no alla chiusura della Polizia Postale di Savona

Liguria al primo posto in Italia per reati informatici, Silp Cgil: no alla chiusura della Polizia Postale di Savona

“La nuova legge 71/2017 sul cyberbullismo costituisce sicuramente un passo avanti, ma non dobbiamo dimenticarci che la prevenzione e il contrasto nei confronti di questo odiosissimo reato sono portati avanti dalla Polizia postale e delle comunicazioni. Ragion per cui pensare, come avverrà anche in Liguria, di depotenziare le sezioni provinciali e addirittura chiudere una realtà come Savona, che risulta al secondo posto a livello nazionale per numero di denunce relative ai reati informatici, è un controsenso che continueremo a contrastare in ogni modo”.

Lo ho affermato Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil, a margine del convegno svoltosi a Sarzana (La Spezia) e dedicato proprio alla nuova legge sul cyberbullismo alla presenza del sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri, della senatrice Elena Ferrara (prima firmataria della legge), della dirigente della Polposta Lucia De Lemmi e della docente universitaria di psicologia dello sviluppo Ersilia Menesini.

“I dati 2016 diffusi dal Sole 24 Ore – ha detto Tissone -, per altro già noti a noi addetti ai lavori, ci dicono che la Liguria è la prima regione italiana per numero di truffe e frodi informatiche. Savona è la seconda città a livello nazionale con una incidenza di denunce su 100.000 abitanti in aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Segue Imperia con 11% in più. Genova registra un più 14% e La Spezia addirittura un più 30%. Nelle prime 10 città italiane più colpite ci sono 4 realtà liguri”.

“Sono numeri che parlano da soli – ha concluso il segretario del Silp Cgil – e che devono far riflettere seriamente chi a Roma pensa di depauperare un servizio, quello della Polizia postale e delle comunicazioni, che andrebbe al contrario potenziato. Non è vero che accorpando le sezioni si ottengono gli stessi risultati perché si tratta di reati informatici, che si combattono da un computer e non sul territorio. Si tratta di una ‘narrazione’ di comodo non supportata dai fatti. Non a caso si sta pensando di sottrarre uomini alle squadre mobili delle Questure per creare squadre specializzate in questo tipo di reati. Per non parlare delle indagini delegate dalle procure che si dovranno mettere ‘in fila’ presso gli uffici della postale rimasti aperti in altre città. E’ tutto assurdo. La coperta è corta, ma i giochi delle 3 carte sulla pelle dei poliziotti e dei cittadini sono anche peggio”.

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