La giornata politica si apre col compitino di Gentiloni in vista del vertice Ue di domani. Conta più quel che non dice. Fassina propone una controrelazione. Sul Rosatellum la conta dei senatori per la fiducia non torna e Pd nei guai

La giornata politica si apre col compitino di Gentiloni in vista del vertice Ue di domani. Conta più quel che non dice. Fassina propone una controrelazione. Sul Rosatellum la conta dei senatori per la fiducia non torna e Pd nei guai

Solito compitino nelle Aule parlamentari svolto dal premier Gentiloni in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles, dove pure si dovranno discutere questioni delicate come le procedure della Brexit, la vicenda libica, la web tax. Nel suo discorso, molto generico, davanti ai deputati questa mattina Gentiloni ha affermato: “E’ rilevante la consapevolezza tra i paesi europei che siamo in un momento di transizione per quanto riguarda i destini dell’Unione. Abbiamo davanti quindici-sedici mesi decisivi per quanto riguarda le opportunità o confermare una situazione difficile”. Proprio perché “nel 2019 si avvia una fase di rinnovo sia del Parlamento che delle altre istituzioni europee il momento di discutere è ora”. Il presidente del Consiglio intravede “elementi favorevoli”, come “il tasso di crescita che coinvolge l’Eurozona” ma anche diversi “risultati elettorali” che hanno portato “con accentuazioni differenti, un consolidamento e, in alcuni casi, il successo di forze che spingono verso una maggiore integrazione e non certo contro l’Unione europea”. Se giudica in questo modo quanto è accaduto nelle elezioni tedesche del 24 settembre, dove la Grosse Koalition guidata dalla Merkel ha preso una batosta storica e Afd è cresciuta fino a quasi al 13%, e in quelle austriache dove ha prevalso nettamente la destra xenofoba, considerando che anche il leader popolare ha condotto una campagna elettorale di destra, c’è poco da stare allegri. Certo, pochi giorni fa il nostro ministro degli esteri Alfano aveva perfino tessuto gli elogi del premier xenofobo ungherese Orbàn, e dunque da questo governo in politica estera v’è da aspettarsi di tutto. Perfino che si mistifichi la verità su Mediterraneo, come ha fatto Gentiloni in Parlamento: “Abbiamo contribuito a diminuire i morti in mare e ridotto il numero di arrivi irregolari. Erano 146 mila dal primo gennaio al 17 ottobre dell’anno scorso e sono scesi a 110 mila quest’anno”. Un calo “rilevante” che, afferma Gentiloni, “è il risultato di una azione complessa portata avanti dal governo, è derivato da intese con organizzazioni non governative, da intese bilaterali con autorità libiche e dal maggiore sostegno che abbiamo dato alle organizzazioni delle Nazioni unite impegnate sul campo in Libia”. Di quale sostegno si tratti in concreto, non si sa. Quel che sappiamo della Libia è che continuano a proliferare (notizie del quotidiano dei vescovi Avvenire, non dei bolscevichi libici) lager clandestini, dove vengono ammucchiati decine di migliaia di profughi e migranti, usati come merce di scambio dai trafficanti in combutta coi leader dei clan e dei governi provvisori.

Fassina: “Basta con questo europeismo liberista”

Contro le comunicazioni del premier Gentiloni si è scagliato Stefano Fassina, che ha parlato nell’Aula della Camera per Sinistra Italiana. “Basta con questo europeismo liberista funzionale soltanto agli interessi più forti, interni e europei”, ha affermato Stefano Fassina, che ha definito “preoccupanti le comunicazioni del presidente del Consiglio Gentiloni sul prossimo vertice europeo. Un intervento ‘panglossiano’ – spiega – sia per le valutazioni economiche che politiche. Sottolineare un tasso di crescita ‘stabilmente sopra il 2%’ e ‘il successo delle forze politiche orientate verso maggiore integrazione europea’ vuol dire rimuovere i dati di realtà. In tale scenario, invocare ‘più Europa’ oggi implica aggravare i contraccolpi sul nostro interesse nazionale. Invece, va riconosciuto che non vi sono le condizioni politiche per andare avanti”. Inoltre, ha aggiunto Fassina, “è necessario bloccare ulteriore integrazione di fronte all’offensiva tedesca sui crediti bancari deteriorati, sulla trasformazione dell’Esm in un Fondo monetario europeo che impone la ristrutturazione dei debiti sovrani e una banking union che prevede la discriminazione tra titoli di debito pubblico”. “In alternativa al ‘non-paper’ presentato dal Ministro Schauble all’ultimo euro-gruppo, il ministro Padoan – sottolinea Fassina – dovrebbe presentare un nostro ‘non-paper’ che indichi la sospensione dell’inclusione del Fiscal Compact nei Trattati europei e preveda per i surplus commerciali superiori al 3% del Pil un meccanismo sanzionatorio uguale a quello previsto per il deficit eccessivo dei bilanci pubblici”.

Al Senato riprende la discussione sulla legge elettorale. Nel Pd si fa la conta sul voto segreto

Passata dunque la giornata delle comunicazioni di Gentiloni per il vertice Ue, si ritorna a fare sul serio in materia di legge elettorale. E qui emergono le enormi difficoltà del Partito democratico di votarla anche al Senato senza ricorrere al voto di fiducia, impresa quasi impossibil, ormai. Luigi Zanda ha fissato per giovedì mattina alle 9 una riunione del gruppo del Pd al Senato. In pratica, un modo per capire su quante e quali forze si potrà contare durante i vari scrutini. Ufficialmente nessuno parla di fiducia. Ma l’idea del governo, come alla Camera, sarebbe quella di chiedere tre fiducie su ciascuno dei primi tre articoli del Rosatellum, per sottoporre poi alla discussione gli articoli 4 e 5 e, dunque, arrivare al voto finale (palese). Nessun problema di numeri su quest’ultimo passaggio dal momento che le forze che sostengono il provvedimento possono contare sulla carta su circa 220 voti. Ma i conti vanno fatti per arrivare preparati proprio al momento dei voti di fiducia dove l’incognita potrebbe essere quella del numero legale soprattutto se, come pare essere volontà dei dem, l’intento è quello di mostrare autosufficienza rispetto ai voti di Ala di Verdini. Verdini ha già fatto trapelare alla stampa di aver minacciato il Pd: voto a favore del Rosatellum solo se passa il famigerato disegno di legge Falanga che è una e propria sanatoria degli abusivisimi edilizi.

In Commissione l’unica scossa elettrica l’audizione “informale” di nove costituzionalisti, tra i quali Villone, Besostri e Azzariti, che già hanno pubblicamente espresso che la legge è incostituzionale

Per compensare si ricorrerà con ogni probabilità ad assenze e congedi strategici nelle file di Forza Italia per abbassare il numero legale: improbabile che gli azzurri – che come la Lega alla Camera non hanno partecipato ai voti di fiducia – possano decidere di concedere una fiducia tecnica. Ma resta la possibilità che un numero sufficiente di senatori voti ma esprimendo contrarietà. In questo senso, si tengono gli occhi puntati sulle possibili defezioni proprio tra i dem: i nomi che circolano sono, per esempio, quelli di Walter Tocci e Vannino Chiti. Poi, vanno calcolati i senatori a vita, chi sarà presente e chi no, e come voteranno. Anche se già è chiaro che non si potrà contare sull’appoggio di Giorgio Napolitano che, anzi, si prepara a effettuare un intervento molto critico in aula. In Commissione Affari costituzionali del Senato, invece, appare tutto scontato, dal momento che si giungerà al voto in Aula senza il parere. Sembra anzi che una piccola scossa elettrica possa arrivare solo dall’audizione di nove costituzionalisti prevista per giovedì. Tra i costituzionalisti ed esperti saranno ascoltati sul Rosatellum 2.0. in modo “informale”: Lorenzo Spadacini, Agatino Cariola, Massimo Villone, Stefano Passigli, Felice Besostri, Carlo Fusaro, Andrea Pertici, Gaetano Azzariti e Stefano Ceccanti. Passigli, Villone, Besostri, Pertici e Azzariti hanno già pubblicamente, e in diverse occasioni, espresso il loro parere sulla incostituzionalità del Rosatellum. Ne terranno conto i senatori?

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