Crack Cirio, condanna confermata per Geronzi. Cragnotti tornerà in Corte d’Appello

Crack Cirio, condanna confermata per Geronzi. Cragnotti tornerà in Corte d’Appello
E’ stata confermata dalla Corte di Cassazione la condanna a 4 anni di reclusione per il banchiere Geronzi, per il crack Cirio. Va detto però che ai quattro anni ne va scalato uno perché 3 sono coperti da indulto. La sentenza è comunque definitiva ed è in buona parte identica a quella uscita dalla Corte d’Appello di Roma del 20 aprile del 2015. Solo per l’ex patron della Ss Lazio, Sergio Cragnotti, la Cassazione ha rispedito in Corte d’Appello a Roma per un nuovo esame, di uno spezzone di sentenza, quello relativo alla vicenda Bombril, che poi aveva determinato la condanna di Cragnotti a 7 anni di reclusione, divenuti poi 8 anni e 8 mesi per un cumulo di altri reati. Per Cragnotti “è un risultato straordinario”, ha detto entusiasta il difensore Massimo Krogh. Dunque solo Sergio Cragnotti ha ottenuto l’annullamento con rinvio alla Corte d’Appello di Roma. Bombril, ha spiegato l’avvocato Massimo Krogh difensore di Cragnotti “è il capo fondamentale dal quale partivano i 7 anni di pena base, per questo è un risultato molto positivo”.
Infine va detto che sono definitive le condanne per il figlio di Cragnotti, Andrea, che aveva 2 anni e 4 mesi di reclusione coperti da indulto e confermata la prescrizione per bancarotta preferenziale per gli altri due figli di Cragnotti Elisabetta e Massimo che in appello avevano ottenuto l’assoluzione per le altre imputazioni. C’è da dire che il crack finanziario della Cirio, ed è questo l’aspetto più amaro della vicenda, ha danneggiato oltre 35mila investitori, che avevano deciso di scommettere sui bond e i titoli di credito del gruppo. Cirio nel novembre del 2003 è stata dichiarata in default, con il conseguente azzeramento delle obbligazioni per 1,125 miliardi. Tra i 35 mila investitori beffati, solo 13 mila avevano deciso di costituirsi parte civile. Per loro, quella di oggi è una giornata tutto sommato di gioia. Il loro avvocato, Caludio Coratella ha infatti giudicato la sentenza “molto equilibrata”. Quanto ai suoi clienti ha parlato di “rivincita morale e materiale e che oggi ricevono giustizia dallo Stato”
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