Incidenti mortali sul lavoro. A Lucca muoiono due operai, e un terzo nei pressi di Bergamo. Sono quasi 600 le vittime del lavoro nei primi otto mesi del 2017

Incidenti mortali sul lavoro. A Lucca muoiono due operai, e un terzo nei pressi di Bergamo. Sono quasi 600 le vittime del lavoro nei primi otto mesi del 2017

Ancora morti sul lavoro. Ancora una strage, che porta il numero dei lavoratori deceduti sul posto di lavoro a quasi 600 nei primi otto mesi del 2017, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2016. A Lucca, due le vittime, due operai, Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini della cooperativa, ‘Morelli’, 58 e 60 anni. Stavano posizionando le luminarie per la festa di Santa Croce quando si è rotto il perno della gru che li sosteneva e sono caduti col ‘cestello’ sul quale si trovavano. Un operaio è morto sol colpo, l’altro dopo il trasporto in ospedale. “Quello che è accaduto è di una gravità assoluta che lascia sgomento me, come uomo e sindaco della città, e l’amministrazione comunale tutta”, ha commentato il primo cittadino lucchese Alessandro Tambellini. “Non si può morire in questo modo, mentre si sta lavorando. Il mio primo pensiero va ai familiari. A loro esprimo la mia vicinanza e quella di tutto il Comune. Attendiamo adesso che la Magistratura compia tutte le indagini utili a ricostruire la dinamica di questo disastroso incidente”.

L’altro incidente mortale sul lavoro a Mornico al Serio, in via Baraccone, alla ditta Ravago. Un uomo di 34 anni, Simone Bergamaschi, che abitava in paese, è morto schiacciato. Sul posto sono accorse un’ambulanza e l’elisoccorso del 118, ma per l’operaio non c’è stato nulla da fare. L’uomo è morto sul colpo, schiacciato da un bancale all’interno di un capannone. Ancora comunque incerta la dinamica dell’accaduto: sul posto per i rilievi sono intervenuti i tecnici di Ats e i carabinieri. Simone stava per diventare padre.

Enrico Rossi, governatore della Toscana: “la lista degli infortuni mortali si allunga sempre e troppo. Di lavoro non può e non si deve morire”

“Ancora incidenti mortale sul lavoro. In una settimana la Toscana è stata funestata da ben quattro morti sul lavoro”, commenta Enrico Rossi, governatore della Toscana. “A pochi giorni di distanza dal rogo di Vaiano, in cui sabato scorso hanno perso la vita due operai cinesi, ci troviamo a piangere altri due morti. Voglio prima di tutto esprimere il mio dolore e la mia vicinanza alle famiglie dei due operai. È davvero inaccettabile che oggi si debba ancora morire in questo modo”. Il presidente Enrico Rossi prosegue: “La lista degli infortuni mortali si allunga sempre, si allunga troppo. Questi tragici eventi si susseguono con una frequenza drammatica. Ma noi non vogliamo arrenderci. La Regione ha messo in campo risorse ingenti e anche uomini e mezzi per far arretrare questo incubo e questa piaga, rappresentata soprattutto dal mancato rispetto delle norme, dalla disinformazione, dall’illegalità. Abbiamo stanziato circa 8 milioni di euro, da qui al 2020. È partita una campagna per la sicurezza che punta sulla sensibilizzazione di tutti, lavoratori e aziende. Il lavoro è al centro del nostro pensiero e della nostra azione ogni giorno. Il lavoro è vita, formazione continua, crescita, rispetto della persona, costruzione di speranza e futuro. Di lavoro, di fatica, non si può e non si deve morire”, conclude Enrico Rossi.

La Cgil di Lucca si stringe al dolore delle famiglie degli operai e ricorda che nella sola Toscana sono ormai 44 gli infortuni mortali da inizio anno

La Cgil di Lucca “nello stringersi al dolore delle famiglie di Antonio Pellegrini e di Eugenio Viviani grida basta morti sul lavoro. Il lavoro è vita, non può, non deve uccidere. Chi esce la mattina per guadagnare il pane per se e per la famiglia deve poter tornare a casa la sera, magari stanco ma vivo”. Così il sindacato in una nota sui due operai morti a Lucca. “Le leggi ci sono, vanno applicate, si intensifichino i controlli, si destinino risorse sufficienti alla repressione delle violazioni, ma soprattutto alla prevenzione”, proseguono, “non si può risparmiare in sicurezza. Non dobbiamo abbassare la guardia, l’invito vale anche per noi, perché la strage continua”. La Cgil, esprimendo le condoglianze alle famiglie e ai conoscenti dei due operai deceduti a Lucca, ricorda che “sono stati 38 gli infortuni mortali in Toscana nei primi sette mesi dell’anno cui vanno aggiunti i due di ieri a Lucca e i due cinesi a Prato di qualche giorno fa. Sono state 591 le vittime in Italia con un incremento del 5.2%”.

Annamaria Furlan, leader Cisl: “sicurezza questione nazionale di civiltà”

“Cordoglio e vicinanza alle famiglie dei lavoratori morti sul lavoro a Lucca e Bergamo. La sicurezza è una questione nazionale di civiltà. Non abbasseremo la guardia”, scrive su twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, esprimendo il cordoglio della Cisl alle famiglie e una forte preoccupazione sui dati provvisori dell’Inail dei primi sette mesi di quest’anno che registrano un aumento degli incidenti e dei morti sul lavoro.

Giovanni Paglia, Sinistra Italiana: “non è fatalità”. Pippo Civati e Andrea Mestri: “carenza di controlli, poca formazione inadeguata cultura della sicurezza”

“Nella sola giornata di ieri in Italia sono morti tre lavoratori. Si aggiorna così l’agghiacciante numero record di 591 nei primi sette mesi dell’anno. Non è fatalità, ma il risultato di leggi criminali che portano a lavorare a termine, sotto ricatto, senza formazione”, afferma Giovanni Paglia di Sinistra Italiana, capogruppo in commissione Finanze a Montecitorio.

“La morte di due lavoratori a Lucca durante l’installazione di alcune luminarie, e di un altro lavoratore a Bergamo, dovrebbe aprire un serio di dibattito sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Esprimiamo prima di tutto il nostro cordoglio alle famiglie colpite da questa tragedia e rilanciamo la necessità di attuare politiche rigorose per tutelare i lavoratori”, dichiarano Pippo Civati e Andrea Maestri. “Dall’inizio dell’anno – aggiungono i due parlamentari – sono quasi seicento le persone che hanno perso la vita per Incidenti sui posti di lavoro. I dati dell’Inail segnalano un incremento di questi drammi rispetto allo scorso anno. Vogliamo ricordare sempre che dietro ai numeri ci sono storie di famiglie distrutte da lutti. In Italia c’è una sovrabbondanza di norme sulla sicurezza, un sistema poderoso ma di scarsa effettività per carenza di controlli, poca formazione e una inadeguata cultura della sicurezza”. “Insomma – concludono – sono problemi veri di cui ci piacerebbe parlare a fondo, senza distinzione di partito, invece che affrontare per mesi il dibattito su presunte emergenze democratiche”.

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