L’Austria militarizza le frontiere, la Commissione Ue propone un Piano d’azione sbagliato, Minniti e Alfano fingono di indignarsi, ma hanno molte colpe. Amnesty e Santa Sede bocciano Italia ed Europa

L’Austria militarizza le frontiere, la Commissione Ue propone un Piano d’azione sbagliato, Minniti e Alfano fingono di indignarsi, ma hanno molte colpe. Amnesty e Santa Sede bocciano Italia ed Europa

In un durissimo editoriale, l’Osservatore Romano stigmatizza il fallimento dell’Europa, e dell’Italia, in materia di gestione dei flussi e dell’accoglienza. Il quotidiano pomeridiano della Santa Sede, boccia il vertice di Parigi di domenica scorsa, con parole che per Gentiloni dovrebbero essere come pietre: “ben poca cosa è il risultato del vertice a tre se poi il tutto si risolve nella definizione di un codice per regolare le attività delle ong che operano nel Mediterraneo”. E boccia senza indugio non solo il rifiuto di Francia e Spagna di concedere l’approdo alle navi delle Ong i porti per gli sbarchi, ma anche l’annuncio dell’Austria di militarizzare le frontiere con l’esercito e i blindati. Insomma, secondo il quotidiano della Santa Sede, parafrasando gli ambasciatori che annunciavano la disfatta di Sagunto per mano di Annibale, “mentre l’Europa discute, i migranti continuano a partire e a morire. L’Organizzazione internazionale delle migrazioni ha oggi quantificato in 2247 le persone annegate dall’inizio dell’anno mentre tentavano di raggiungere le coste europee. Molte altre sono pronte a partire. Allo stato attuale non possono esserci alternative: queste persone devono essere salvate e accolte. Da tutti i paesi”. L’Europa ascolterà il monito del Vaticano, probabilmente ispirato direttamente da papa Francesco? Non sembra affatto, stando alla confusione e al caos che trapelano da Strasburgo, in vista degli appuntamenti di Tallinn, in Estonia, per il vertice dei ministri degli Interni dei 27.

Intanto, l’Austria procede a militarizzare le frontiere con l’Italia

La decisione dell’Austria di militarizzare immediatamente le frontiere del Sud Tirolo e del Brennero ha naturalmente suscitato un vespaio di reazioni polemiche. Secondo le ultime notizie l’Austria ha dispiegato veicoli corazzati vicini al Brennero e dovrebbe far scendere in campo fino a 750 militari per proteggere la frontiera. Il ministro della Difesa austriaco, intervistato dal canale televisivo pubblico giustifica la decisione: “Credo che i preparativi per i controlli al Brennero non sono solo un segnale all’Italia, ma un segnale deciso a Bruxelles. Da oltre un anno abbiamo messo sul tavolo quattro proposte per risolvere la situazione migranti e quali passi avanti fare ma quasi nulla è stato fatto. La situazione attuale è che ogni Stato prende misure proprie”, ha detto Hans Peter Doskozil. E precisa che “l’esercito avrà compito di assistenza nei controlli di confine. Se la situazione in Italia si aggrava anche noi dobbiamo essere pronti. Bisogna dare un chiaro segnale a Bruxelles e lavorare tutti assieme per trovare una soluzione”, ha aggiunto Doskozil. La posizione dell’Austria è generata proprio dalle autorità di governo italiane, che da settimane continuano a gridare “al lupo, al lupo”, al mondo intero, sulla presunta insostenibilità degli sbarchi. Dinanzi all’Austria, ora il nostro ministro dell’Interno nega che vi sia “emergenza”, almeno al Brennero. E pare che caschi dal pero: “francamente sorpreso per le dichiarazioni del ministro della Difesa austriaco” Hans Peter Doskozil, riferisce un comunicato del Viminale. “Come risulta evidente non c’è alcuna emergenza al valico del Brennero e i rapporti di cooperazione con la polizia austriaca funzionano perfettamente”, ha dichiarato il ministro. Ma Minniti sa bene che chiunque venga sbarcato in Italia si dirige verso l’Europa del nord attraversando una delle frontiere che portano in Germania, il Brennero. Non gli è da meno il ministro degli Esteri Alfano che ha addirittura convocato alla Farnesina l’ambasciatore austriaco. La verità è che il governo ha calcato la mano su politiche securitarie inseguendo la destra e l’ultradestra leghista sul suo stesso terreno, e questo è il risultato, un paese frontaliero che risponde con una indegna provocazione militare a un’indegna provocazione politica. Ieri, Spagna e Francia hanno scoperto il bluff della chiusura dei porti, oggi l’Austria scopre il bluff della cosiddetta “invasione”. Se non fosse davvero una tragedia, occorrerebbe chiedere le immediate dimissioni dei due ministri, Alfano e Minniti, che con la complicità di Gentiloni non solo non sono in grado di gestire i flussi, ma hanno prodotto un caos politico a livello europeo insostenibile, con la colpa grave di scaricare sulle organizzazioni umanitarie parte delle responsabilità.

Juncker ai parlamentari euoropei, mentre parla nell’Aula vuota di Strasburgo sulla presidenza maltese: siete ridicoli

“Il Parlamento europeo è ridicolo, molto ridicolo”. E’ l’accusa, durissima, lanciata in modo diretto dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, agli eurodeputati, a Strasburgo, per le troppe assenze durante il dibattito in plenaria del Parlamento europeo sui risultati della presidenza semestrale di turno maltese del Consiglio Ue. Juncker è stato interrotto due volte dal presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, che gli ha chiesto, con la voce alterata dalla collera repressa, di essere più rispettoso. “Presidente – ha esordito Juncker rivolto a Tajani, alla fine del dibattito in aula sul semestre di presidenza maltese, in presenza del primo ministro della Valletta Joseph Muscat – il Parlamento europeo è ridicolo, molto ridicolo. Io saluto i pochi che si sono presi il fastidio di essere qui in Aula. Il fatto che solo una trentina di eurodeputati siano presenti a questo dibattito dimostra a sufficienza che il Parlamento non è serio”. Poi, mentre Tajani allibito stava per reagire all’attacco a sorpresa, Juncker ha continuato con una battuta: “Se il primo ministro Muscat fosse la cancelliera Merkel, ciò che è difficilmente immaginabile, o il presidente Macron, più facile da immaginare, qui ci sarebbe il tutto esaurito. Il Parlamento – ha ripetuto il presidente della Commissione – è totalmente ridicolo”. A questo punto è intervenuto Tajani: “La prego signor presidente di avere un atteggiamento più rispettoso nei confronti… La prego, lei può criticare il parlamento ma non è la Commissione che deve controllare il Parlamento, è il Parlamento che deve controllare la Commissione, la prego…”. Immediata la risposta di Juncker: “Ci sono soltanto pochi deputati in plenaria che controllano la Commissione, siete ridicoli”, ha insistito. “Signor presidente – lo ha interrotto ancora Tajani -, non le perm… Le chiedo di utilizzare un linguaggio differente, non siamo ridicoli, glielo chiedo per cortesia, la prego, la prego…”. “Io – ha risposto Juncker, sempre più in collera – non parteciperò più, non parteciperò più a riunioni di questo tipo. La Commissione è sotto il controllo del Parlamento, ma il Parlamento deve rispettare anche le presidenze dei Paesi più piccoli, cosa che non sta facendo. Volevo rendere omaggio – ha concluso il presidente della Commissione – al governo maltese e al suo primo ministro cha ha svolto un lavoro eccellente, come tutti i suoi ministri e funzionari, grazie”.

La Commissione europea propone a Parlamento e Consiglio un Piano d’azione, che chiede all’Italia di attuare subito la legge Minniti

Intanto, la Commissione Europea ha proposto un piano d’azione per sostenere l’Italia per la gestione dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans ne ha esposto i punti principali al Parlamento europeo a Strasburgo. Prima di tutto 35 milioni di euro in più all’Italia per la gestione della migrazione. La Commissione chiede all’Italia di redigere insieme un codice di condotta per le Ong che effettuano attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo nonché di rispettare gli impegni assunti in materia di ricollocamento: registrazione dei migranti, centralizzare procedura di ricollocamento (compresi i minori non accompagnati) e attuare rapidamente la legge Minniti con la creazione di capacità supplementari nei centri di crisi, e accelerando l’esame delle domande di asilo in fase di ricorso. La Commissione chiede all’Italia anche di accelerare i rimpatri, avvalendosi maggiormente delle procedure rapide e dei motivi di inammissibilità elaborando un elenco nazionale di paesi di origine sicuri.

La Commissione: agli altri Stati membri si chiede di accelerare il ricollocamento di migranti

Agli altri Stati membri la Commissione chiede di accelerare il ricollocamento dall’Italia, reagendo in modo più rapido alle richieste di Roma, aumentando la consistenza e la regolarità degli impegni, accelerare la riforma del sistema di Dublino e contribuire al rimpatrio dei migranti irregolari dall’Italia. Per quanto riguarda le altre misure, la Commissione intende incrementare la capacità delle autorità libiche grazie a un progetto dotato di 46 milioni di euro e preparato congiuntamente con l’Italia, finanziare la creazione in loco di un centro di coordinamento e soccorso marittimo e rafforzare i controlli sulla frontiera meridionale. La Commissione intende anche garantire una piena mobilitazione delle agenzie dell’Ue: l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) è pronto ad aumentare il numero delle unità mobili che contribuiscono al trattamento delle domande, l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera dovrebbe esaminare urgentemente le proposte dell’Italia in relazione all’operazione congiunta Triton e la riserva di reazione rapida della guardia di frontiera e costiera europea è pronta per essere dispiegata su richiesta dell’Italia. Timmermans ha poi parlato di avviare e finanziare un nuovo sistema di reinsediamento, in particolare da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan Le misure presentate oggi dovrebbero costituire la base per le discussioni sul sostegno immediato all’Italia che si terranno nella riunione informale del Consiglio “Giustizia e affari interni” in calendario giovedì a Tallinn. E non è detto che passino.

Amnesty International boccia immediatamente il Piano d’azione europeo. La Ue delega alla Libia, ma mostra disprezzo per le vite dei rifugiati e dei migranti 

Dopo aver esaminato il “Piano d’azione della Commissione europea per sostenere l’Italia, ridurre la pressione e aumentare la solidarietà” lungo la rotta del Mediterraneo centrale, Iverna McGowan, direttrice dell’Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee, ha rilasciato il seguente commento: “Si tratta di un piano dolorosamente inadeguato che fa poco per affrontare sia la drammatica situazione nel Mediterraneo centrale che la mancanza di solidarietà all’interno dell’Unione europea. Invece di proporre ancora più detenzioni di migranti e rimpatri accelerati, i leader europei dovrebbero una volta per tutte prendere misure concrete per evitare che le persone anneghino in mare, soprattutto rafforzando le operazioni di ricerca e soccorso in mare e mettendo a disposizione percorsi legali e sicuri verso l’Europa”. Inoltre, Amnesty afferra il punto sul quale il Piano appare davvero debole, fragile, irrealizzabile: “Delegare responsabilità sempre maggiori nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare alla Guardia costiera libica è un atto irresponsabile e inefficace che ha già provocato l’aumento delle morti in mare. Permettendo alla Guardia costiera libica di intercettare le imbarcazioni e riportarle in terraferma, l’Unione europea sta mostrando un evidente disprezzo per la vita dei rifugiati e dei migranti”.

Di fatto, il comunicato di Amnesty International boccia l’intera politica estera dell’Europa e dell’Italia nel Mediterraneo, proprio come ha fatto l’Osservatore Romano, e non si tratta di una coincidenza casuale. Dire che si vuole affidare alla Libia la responsabilità delle partenze, è solo un modo farsesco per far digerire alle opinioni pubbliche europee colpe che sono dei governi e delle istituzioni di Bruxelles. L’assenza di una politica estera vera, da parte dell’Italia e dell’Europa, verso il Mediterraneo è il centro del fallimento dei governi Renzi e Gentiloni, e non ci sono denari che basteranno per fermare l’ondata migratoria, anche col suo carico drammatico di vittime.