Roma specchio degli affanni dell’Italia. L’esempio in negativo di Tor di Valle. Combattere il degrado politico e culturale per uscire dalla crisi

Roma specchio degli affanni dell’Italia. L’esempio in negativo di Tor di Valle. Combattere il degrado politico e culturale per uscire dalla crisi

Su Roma  diluvia, non si fa nulla su alcuna questione e si discute con animosità feroce per Tor di Valle senza nemmeno entrare nel merito. Grillo non trova di meglio che censurare  consiglieri pentastellati che non la pensano come lui. Municipio9, Commissioni Consiliari e Assemblea Capitolina sono state impegnate almeno 8 giornate di discussione. Mai nel merito, ma solo per discutere pregiudiziali.  Una gran confusione che non ha permesso, alla città e alla “altissima qualità della stampa e dei media” di capirci praticamente nulla. L’ intento, in forme diverse,  era solo quello di combattersi su un campo inesistente: le regole venivano calpestate e stracciate e a maggioranza si stabiliva chi avesse ragione. Alle grida di rivolgersi (a chi?), attraverso fantomatici ricorsi non ha creduto nessuno. L’ intento di soddisfare il proponente (Pallotta e Parnasi) da parte di tutti che erano solo alla ricerca di apparire tra  i più ligi,   anche per possibili ritorni elettorali, appariva evidente.

La politica ha abdicato. Nessuno si interessa dei problemi della città.  Nessuna forza politica, a Roma,  pare avere la statura culturale necessaria per affrontare problematiche che hanno una valenza di soluzioni per i cittadini e per la loro qualità della vita. Figurarsi quando queste soluzioni hanno implicazioni che vanno oltre  la città e oltre il problema singolo dello Stadio  di Tor di Valle.

La politica incapace di governare si è fatta zerbino culturale dei poteri forti

Il paradigma che Tor di Valle, a suo modo, rappresenta per tutta Italia  è un groviglio che porta le persone a non capirci nulla, la stampa a schierarsi o a favore di qualche costruttore o a criticare il Governo, la Regione e la Giunta Raggi a seconda delle convenienze del momento e infine la Cultura che si schiera con riferimento alla difesa del territorio e delle sue ricchezze  archeologiche o storiche. Manca l’abitudine o la cultura a intravedere la vicenda dal punto di vista della complessità che comporta  l’azione (impossibile) di galleggiare sul mare tempestoso di un Sistema economico-valoriale che ha fatto fallimento: questo moderno neocapitalismo finanziarizzato e il tipo di globalizzazione che ne è il prodotto. Ecco perché TdV, nel merito, ha bisogno di essere rappresentato in chiaro scuro, col detto e non detto, con la cancellazione di pareri e competenze che pure sarebbero necessarie. Con boria e probabile presenza di malafede si evidenziano, in modo macroscopico,  le responsabilità a tutto campo della politica. Incapace di una idea nuova per governare la globalizzazione si è fatta zerbino  culturale dei grandi poteri. Sono tutti (non mi pare d poter escludere alcuno)  accomunati da una idea “faro del loro ingegno”: tutto quanto proviene dal privato va sostenuto perché  produce occupazione,  anche se si tratta  di distorcere le leggi e di chiudere gli occhi a manovre speculative. Sbaglia Papa Francesco a voler condannare la corruzione e il malaffare.

Qualche valutazione  circa la nuova delibera adottata

  1. Problematiche vincolistiche: La nuova delibera adottata (32/2017) riguardo la questione dei vincoli pare non tenerne sufficientemente conto. Probabilmente rinvia l’esame ad un giudizio di competenza della/e soprintendenze, e/o della Conferenza dei Servizi.
  2. Problematiche trasportistiche: Da un  primo esame  emerge una scarsa attenzione al riguardo. Troppe le contraddizioni. Ne accenno: non vengono individuate le competenze tra i compiti di Roma Capitale e la Regione per la Roma Lido. Tempi di intervento di riclassificazione della linea: stazioni e infrastruttura su ferro, funzione della stazione di Tor di Valle e relativo ponte ciclopedonale, assenza di un idea di Nodi di scambio tra auto private e la ferrovia Roma Lido o FL1  lungo le stazioni dei relativi percorsi, nessuna valutazione programmatica circa i tempi degli interventi necessari.

–Analogamente per il Ponte dei Congressi e per quello ciclopedonale a servizio della stazione Magliana linea FL1: nessuna indicazione di rapporto e/o convenzione  con le Ferrovie e il Ministero delle Infrastrutture.

–Non viene accennato alcunché (salvo un ottimismo basato sull’uso della bicicletta, tutto da verificare) circa il probabile aumento della mobilità privata e la necessità di adeguati parcheggi (per auto private e bici?)  e  da chi dovrebbero essere gestiti.

– non viene ventilato (probabilmente impossibile) alcun crono-programma circa tutte le opere da realizzare, al riguardo.  Basti solo citare gli interventi sulla linea Roma Lido riferiti alle tecnologie (denominato sistema di distanziamento dei treni  o  blocco automatico sulla linea)  che permetterebbero la densificazione dei passaggi dei treni, o alle gare pubbliche per l’acquisto dei nuovi  treni.

– non ci risulta essere conosciuto, al riguardo, alcun piano programmatico effettuato dall’Atac per il trasporto, con Bus,  degli spettatori delle partite di calcio.

– non ci risulta alcuna previsione (o non è conosciuta)  di organici programmi della mobilità legati ai differenti orari con le quali potranno effettuarsi le partite di calcio.

  1. Problematiche collegate alla garanzia economica del soggetto proponente. Gli esiti proprietari della località e le vicende che l’hanno attraversate, avrebbero dovuto comportare una qualche maggiore attenzione al riguardo,
  2. Problematiche legate alla variante e le polemiche sull’istituto della compensazione. Da una lettura non superficiale (salvo errori sempre possibili) la nuova delibera 32/2017 pare che finalmente non nomini più la parola cubature in compensazione. E tuttavia, come dalle ceneri, la questione, pure nascosta, è presente. Risale alla delibera 132 /2014 pag. 22, 4 comma, che viene richiamata dalla nuova delibera (pag. 21 della nuova  delibera, ovvero pag. 4 della allegata relazione tecnica, al comma 5   nel quale si afferma: “ che  le opere ritenute dall’AC (assemblea comunale) di interesse pubblico generale determinano l’incremento delle previsioni edificatorie del PRG vigente”. Tale impostazione permetterebbe di considerare, ad libitum, l’aumento delle cubature (vedasi i grattacieli precedenti)   ed oggi,  con la nuova delibera,  di poter dire che le volumetrie previste sono state dimezzate.  Naturalmente è una interpretazione “disinvolta” della politica e degli amministratori comunali che cozza con la normativa di legge e che porterebbe, quasi sicuramente, all’apertura di un conflitto legale.   (senza voler polemizzare si accenna a posizioni di assemblee elettive che ricordano   vagamente,   la manifestazione, della Camera dei deputati, quando fu deciso circa la nipote del presidente egiziano Mubarak, posizioni,  tra l’altro,  espresse da una Assemblea capitolina non più in carica, essendo intervenute nuove elezioni che hanno portato alla vittoria un programma rigoroso che faceva della difesa del territorio una priorità, ma che invece,  in modo surrettizio  ne ricalca le posizioni).

  1. Situazione vincoli Sono ore decisive. Al riguardo   Italia Nostra, nei giorni scorsi,   ha effettuato una importante Conferenza stampa.   Ricordiamo che   la soprintendenza   attraverso la  Eichberg aveva concluso che quell’architettura, realizzata da Julio Lafuente nel 1959, fosse di grande pregio, documentata come tale in una miriade di pubblicazioni. E che quindi andasse tutelata e non sacrificata per costruire lo stadio della Roma.
  2. Visto di conformità Appare in ogni caso singolare che sulla nuova   deliberazione 32/2017  non  ci sia il visto di conformità alla legge (controllo di legittimità dell’atto) . (non c’era naturalmente neanche nella delibera precedente).  Dopo la modifica del Titolo V della Costituzione e la cancellazione dei CORECO: vedasi al riguardo   le previsioni di cui alla legge 267  sugli Enti Locali e,  per Roma,  la  delibera n. 12 del 2013 art. 6 del relativo Regolamento.  Né si capisce chi lo dovrebbe sottoscrivere.  Sono naturalmente presenti nella nuova delibera i visti tecnici rilasciati dai vari Dipartimenti, che naturalmente non hanno la competenza di specificare se la nuova deliberazione  ha superato il vaglio del controllo di legittimità.
  3. Vicende legate alla cosiddetta Variante urbanistica

  Ai sensi della legge 21.12.1955 N.1357, della legge 6.8.1967 N.765 le possibilità di deroga dalle

norme di P.R.G. possono essere esercitate limitatamente ai casi che riguardano edifici ed

impianti pubblici e di interesse pubblico.

L’autorizzazione è accordata dal sindaco, subordinatamente al nulla osta della giunta regionale,

previa deliberazione del consiglio comunale.

Pertanto la variante riguarda certamente l’interesse pubblico rilasciato allo Stadio.  Diventa difficoltoso ricomprendere nella variante delle volumetrie non previste   dal PRG e soprattutto che fa seguito ad una interpretazione amministrativa che cozza contro la legge. Norma che fu introdotta   dalla delibera 132/2014 (vedasi punto D) precedente).  La delibera   132, con molta goffaggine(?),   aveva tramutato questa previsione  deliberativa nell’applicazione dell’istituto della compensazione (che era del tutto estraneo).

La nuova delibera 32 del 14 giugno 2017 pare aver cancellato la dizione Compensazione, ma il risultato non cambia perché l’aumento delle volumetrie, non connesse con la funzionalità dello Stadio ed estranee alle previsioni del PRG dovrebbero intendersi scollegate all’interesse pubblico rilasciato, come previsto dalla legge,     sugli Stadi.  Non sana la questione, certamente,  la previsione parlamentare di cui all’art.52 del D.L. 50/2017,  che integra la legge 147/2013, che supera ogni fantasia permettendo di realizzare anche volumetrie residenziale, precedentemente vietate.

Ripristinare la cultura dei programmi e uscire dai disvalori di clientele e cordate

E’ stata già accennata la disinvoltura degli amministratori a considerare inutili   le conquiste e i paletti che negli anni trascorsi erano stati conseguiti. L’ampliamento del perimetro nel quale agisce la democrazia (la “lunga marcia” dentro le Istituzioni degli istituti di democrazia) diventa un fastidio e un ostacolo del quale occorre sbarazzarsi. A partire dai governi Berlusconi fino a Renzi e alla Ministra Madia questi “lacci e laccioli” dovevano essere rimossi. E lo si sta facendo. Il   problema è che scomparse forze politiche lungimiranti la politica, pare essersi  ridotta ad anfratti nel quale ciascun eletto difende i propri privilegi (piccoli o grandi). Non voglio strumentalizzare ma i nostri giovani, che scappano dal paese, sono una cartina di tornasole.

Per uscire da questa situazione occorre ripristinare la cultura dei programmi e uscire dai disvalori delle clientele e delle cordate.  Ci vuole, in tempi di crisi, del coraggio. Con il rafforzamento degli istituti democratici il sistema economico deve cambiare e concorrere al benessere di tutti. In caso contrario si salvano i pochi e il resto diventa vittima di “istruzioni” faziose e bugiarde che speculano sui timori che loro stesse alimentano.   Facciamo prevalere, insieme, il coraggio necessario, evitiamo di pensare che il pantano nel quale ci hanno costretti a vivere,  alla fine lambisce solo i piedi degli altri. Non è cisi e non tutto è perduto. Crediamoci.